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Falconeria.org - Il Portale Italiano sulla Falconeria > Blog > Rapaci e Veterinaria > Aspergillosi nei Rapaci
Rapaci e Veterinaria

Aspergillosi nei Rapaci

Federico Lavanche
Pubblicato: Dic 19, 2012 22:13
By
Federico Lavanche
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Aspergillosi
Di:
Dott. Antonio Di Somma e  Dott. Maddalena Garlinzoni

aspergillosiL’Aspergillosi e’una malattia conosciuta e temuta dai falconieri gia dai tempi di Federico II, il quale la citava nel famoso trattato ”De arte venandi cum avibus”. In effetti la malattia mieteva vittime specialmente fra i preziosissimi girfalchi bianchi che arrivavano decimati dalle spedizioni di cattura in Groenlandia. I falchi  che sopravvivevano (indeboliti dalla malattia) venivano chiamati i ”falchi con il respiro corto”. In effetti l’Aspergillosi e’stata diffusamente studiata in seguito e si e’ rivelata “malattia oppurtinistica” perche’il fungo che la provoca prospera in determinate condizioni predisponenti al suo sviluppo. L’Aspergillosi viene definita una malattia infettiva ma non contagiosa da un soggetto a un altro.

L’Aspergillosi e’una delle patologie respiratorie piu’frequenti negli uccelli tenuti in cattivita’e nei rapaci acquista particolare pericolosita’sia riguardo alla mortalita’che ai problemi di scarsa performance di volo nei soggetti che sopravvivono. La malattia e’ causata dall’inalazione delle spore prodotte da alcuni miceti, in particolar modo da Aspergillus fumigatus, tristemente famoso anche in medicina umana. Le spore sono un po’ovunque nell’ambiente vegetale e, una volta inalate, possono colpire diversi tratti dell’apparato respiratorio (polmoni, sacchi aerei, siringe). Nel punto di colonizzazione si possono vedere con l’esame endoscopico piccole bianche fioccose colonie che producono aerosacculite e malessere generale per rilascio di tossine. La malattia non e’ trasmissibile da soggetto a soggetto, il suo insorgere e’ legato allo stato immunitario e alla recettivita’ dell’animale alla malattia stessa. L’aquila reale, lo smeriglio, i girfalchi e in generale tutti gli uccelli originari dei paesi piu’ freddi (tipica la malattia nei pinguini) si sono dimostrati particolarmente sensibili alla malattia un volta trasferiti in climi piu’ umidi e temperati. L’insorgere e l’evoluzione dell’Aspergillosi sono fortemente legati allo stato immunitario dell’animale,  per cui sono predisponenti tutte le cause di immunodepressione, tra cui: stress di qualsiasi natura (lunghi viaggi, cambio della temperatura ambientale, stress psicologici), prolungate terapie antibiotiche, terapie cortisoniche. Sono molto importanti anche le condizioni ambientali in cui vive l’animale: scarsa ventilazione, illuminazione insufficiente, materiale vegetale in decomposizione e scarsa igiene della falconiera, sono tutti fattori che concorrono all’insorgere e alla gravita’della malattia.

L’Aspergillosi puo’ presentarsi, per sintesi, in due forme: acuta e cronica. La forma acuta, meno frequente, insorge nei giovani soggetti oppure in uccelli adulti immunodepressi o che hanno inalato grandi quantita’ di spore provenienti  da ambiente fortemente contaminato. I soggetti colpiti da Aspergillosi acuta possono andare incontro a morte in pochi giorni con una sintomatologia varia e non sempre riconoscibile, provocata specialmente dalle tossine del micete. La forma cronica si puo’ avere in tutti i rapaci: nella fase precoce di questa, i sintomi non sono riferibili all’apparato respiratorio ma l’animale presenta segni di generico malessere: calo delle prestazioni atletiche, diminuito appetito, cambiamento della voce, perdita di peso. La diagnosi di sospetto si basa  sui segni clinici unitamente al risultato degli esami ematologici che mostrano in genere leucocitosi e neutrofilia. E’ comunque fondamentale effettuare l’esame radiologico e specialmente endoscopico dei sacchi aerei e anche della trachea che, unitamente all’isolamento del micete, danno la diagnosi di certezza. La prognosi dipende dalla gravita’ dei sintomi e dall’appartenza dell’animale a una categoria a rischio. Di solito, se diagnosticata al suo insorgere, un mese di terapia puo’salvare la vita dell’animale e il suo futuro di buon volatore. Se la malattia e’diagnosticata con sintomi gravi gia’in atto si puo’cercare solo di salvare l’animale con terapie prolungate e controlli incessanti in seguito. La malattia infatti non da’stato di immunita’nei soggetti guariti i quali sono invece piu’ propensi di altri alle ricadute.

Prognosi da riservata a infausta nei casi in cui vi sono segni clinici gravi: importante difficolta’ respiratoria (dispnea), notevole perdita di peso, vomito, anoressia, segni di insufficienza renale in genere (feci verdi pastello).

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In alcuni soggetti si ha la formazione di un unico granuloma che occlude le vie aeree, sopratutto a livello della siringe, se la massa e’rimovibile chirurgicamente e non c’e’ ulteriore coinvolgimento dell’apparato respiratorio la prognosi e buona. La terapia e’ farmacologica oltre che chirurgica. Moltissimi farmaci sono citati in letteratura: amphotericina B in vena, itraconazolo, ketoconazolo e fluconazolo per via orale; enilconazolo, amphotericina B e clotrimazolo per inalazione.Tutti i medicinali provengono dalla medicina umana ed alcuni di loro sono molto meglio sopportati dai pappagalli che dai nostri rapaci. Comunque quasi tutti vanno somministrati per il periodo di un mese in via continuativa, prima di sospendere la terapia e’ necessario sottoporre il soggetto ad un nuovo esame endoscopico. Superfluo sottolineare l’importanza del controllo veterinario in corso di terapia cosi’ prolungate. Esistono altre molecole utilizzabili nella terapia dell’aspergillosi, ma si sono dimostrate meno efficaci o addirittura tossiche. Nei casi in cui si rende necessario ricorrere alla terapia chirurgica e’ sempre necessario associare anche la terapia farmacologica.

Per quanto riguarda la profilassi dell’aspergillosi e’  bene operare un trattamento preventivo per i soggetti  a rischio in determinati momenti predisponenti della loro vita. E’ quindi buona norma sottoporre le specie piu’ sensibili e gli animali sotto stress a un controllo del veterinario che decidera’ se iniziare un ciclo di itraconazolo, farmaco che a giuste dosi  e’ ben tollerato per un periodo di due settimane. Infine un avvertimento: portare il falco dal veterinario specialista ai primi sintomi di malessere, meglio una visita inutile che una terapia iniziata in ritardo o quando e’ ormai addirittura troppo tardi. In Italia l’interessamento dei veterinari per la medicina aviare e’ in continuo crescendo per cui il corretto trattamento e, specialmente, la qualita’ della vita del nostro amatissimo rapace dipende in principal modo dalla sensibilita’ del suo falconiere e dall’identificazione della unita’ sanitaria specialistica. Siamo sicuri che le associazioni dei falconieri, numerose e sempre disponibili, saranno di grandissimo aiuto e supporto logistico. Noi in particolare saremo lieti di rispondere a eventuali quesiti e dubbi.

Antonio Di Somma DVM Direttore Dubai Falcon Hospital  [email protected]

Maddalena Garlinzoni DVM [email protected]

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Sono il fondatore di questo sito, pratico la falconeria dal 1992 e mi diletto a scrivere articoli sulla falconeria. Cerco di proporre l'immagine della falconeria per quello che è cioè una Passione Sana, a contatto con la Natura, un mezzo di caccia assolutamente non pericoloso ne invasivo, a zero impatto ambientale. Faccio del mio meglio per far capire, a chi la contrasta, che prima di scrivere sulla falconeria, bisogna conoscerla profondamente ;) Mi considero un po' il "custode" di questo sito che, dal 1997 "racconta"attraverso eventi, informazioni e personaggi, la falconeria in Italia.
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