Prete col falco scaccia-piccioni

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Sporcano chiese e case, la trovata di don Costantino
di Matteo Del Nobile
Tratto da “Il Centro”

prete_falcoCASTEL FRENTANO. Ibis si libra in volo ed emette il suo verso acuto. Una, due, tre volte. Poi dall’alto di un tetto i suoi occhi scrutano il territorio. All’improvviso ecco nuovamente il verso. Le grandi ali sicure e forti fendono l’aria e il volatile si posa sul braccio del suo falconiere. Così Ibis, un falco di Harris, e don Costantino Parente, parroco del paese, tutti i giorni perlustrano il centro storico.

Il loro obiettivo? Allontanare piccioni e taccole, uccelli simili ai corvi, dai tetti delle chiese e delle abitazioni. In una caccia molto “naturale”. E i primi risultati già sono evidenti. «I piccioni», afferma il parroco, da 30 anni alla guida della comunità di Castel Frentano, «rappresentano uno dei problemi dei centri storici.

L’acidità e la quantità del guano danneggiano gravemente i tetti e le grondaie». La soluzione di utilizzare i rapaci contro i piccioni è già stata adoperata in alcune città d’arte e aeroporti, dove, all’occorrenza, un falconiere libera i falchi nel cielo. «Invece di fare uso d’ultrasuoni o di metodi farmacologici, i falchi rappresentano un deterrente naturale.

I piccioni sentono il verso del rapace, vedono la loro sagoma in volo e questo è sufficiente per allontanarli», sottolinea don Costantino, un prete al passo con i tempi; in paese è conosciuto come il parroco-inventore, perché appassionato di tecnologia. Ibis è nato in cattività, a giugno dello scorso anno, in un allevamento di Reggio Emilia. Ora vive sulla terrazza della casa del parroco, dopo essere stato addestrato.

«E’ regolarmente immatricolato nei registri della Forestale, che vengono a verificare le sue condizioni di salute e d’allevamento», afferma il parroco di Castel Frentano, «il falco deve vivere secondo le regole della falconeria, che prescrivono, oltre a un’alimentazione appropriata, una serie di regole alle quali attenersi. La falconeria non è solo un allevamento ma un’arte, un rapporto tra falco e uomo, codificata da tempo memorabile».

Ibis, il cui nome scientifico è Parabuteo unicinctus, appartiene a una specie che vive nelle zone semi-desertiche dall’estremo sud degli Usa (Texas), fino al Messico, Cile e Venezuela. Sono quei rapaci che spesso si vedono appollaiati sui cactus. Il suo piumaggio è marrone bruciato, ha una lunghezza di 52 centimetri e il suo peso varia da 570 a 1.130 grammi. L’apertura alare raggiunge anche i 130 centimetri.

«E’ intelligente e facile da addestrare», afferma don Costantino, «in libertà, caccia in gruppo, cosa che nessun falco fa mai. E’ inoltre il più ubbidiente e tranquillo falco da pugno che si conosca. Addirittura si fa accarezzare dai bambini». Questa volta a emettere il richiamo, un fischio acuto, è lo stesso falconiere che prende la strada di casa.

Ibis risponde lesto con il suo verso e fendendo l’aria si posa sul suo braccio. Sa che l’aspetta, come ambita gratificazione, un pezzetto di carne, premio per i suoi servigi, patto antichissimo tra falconiere e il suo falco.


Postato 2008-05-01, 20:47:32 da admin

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