L’aquilone come mezzo per addestrare i falchi dalle ali lunghe.

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falco_lanario_aquilone_kite_falconry_1280Avevo letto molto, sulla tecnica dell’aquilone, soprattutto su internet, ma decisi di provarci seriamente solo quando presi Heru, un Gyr x Lanario.

Heru era un falco molto ingombrante, con uno spiccatissimo senso della socializzazione con l’uomo. Avevo la necessità di muscolarlo molto e decisi quindi di stopparlo al logoro per un po’. Ma questo diede come risultato solo il fatto di fargli fare il pendolo davanti a me ed a non più di trenta cm. dal suolo.

Allo stadio finale del suo addestramento volava invece in maniera regolare a più di cento Mt. d’altezza e senza neanche una preda di rilascio e questo lo devo solo all’uso dell’aquilone.

Innanzitutto debbo precisare che la mia pecca più grande è stata che ho deciso solo quando ero gia avanti con l’addestramento di passare all’aquilone mentre consiglio a tutti di cominciare prestissimo, già dalla prima volta che fate vedere il logoro al vostro allievo. In questo modo tutto sarà estremamente più veloce e fruttuoso.

Attrezzatura necessaria.

Quello che vi serve per avvicinarvi a questa tecnica è:

Un’aquilone tipo Delta di 60-65 cm di base

Un rocchetto di filo in nylon o dacron da 11-15 kg.

3 girelle con moschettone.

Un’ occhiello in acciaio per le chiavi

Una molletta da bucato.

Un paio d’ali secche di piccione.

Un picchetto ricurvo con cui assicurare il filo a terra.

C’è stato un periodo, all’inizio, in cui andavo in giro con in macchina 4 o 5 aquiloni diversi ed il mio ibrido sul sedile posteriore, pregando Dio che ci fosse vento e che questo fosse adatto ad almeno uno dei delta che avevo. Questi erano tutti enormi, con almeno 180 cm. di base, perché così erano descritti dai “santoni” di questa tecnica. Ho imparato a mie spese poi, che uno grande un terzo è l’ideale se solo si riducono tutti i pesi da far volare: logoro, filo, girelle, etc.

Io uso legare la molletta dei panni a circa 5 Mt. dalla chiglia del delta, vincolata al filo principale da 15 cm. di cordino sottile.

Come logoro utilizzo due ali secche legate insieme ad un filo lungo 3 Mt. e vincolato ad un’ occhiello per le chiavi che scorrerà lungo il filo principale trattenuto alla quota desiderata dalla sola forza esercitata dalla molletta.

Iniziamo.

Durante le prime lezioni di logoro, nel modo classico, mettetevi spalle al vento, di fronte al vostro falco, avendo cura però di posizionare il delta in asse con voi e ad una ventina di Mt. sulla perpendicolare. A questo punto insegnate all’ allievo a prendere il logoro (le due ali secche!) tenendolo sospeso da terra con un metro di filo, penzoloni dalla mano. Quando il falco partirà schietto al logoro appena scappucciato è il momento di farlo salire. Stendete una trentina di metri di filo dell’ aquilone nella direzione del vento e fissatelo al picchetto. Sistemate tutto il complesso logoro/molletta nel modo descritto e fate alzare il delta. Aiutandovi con un guanto, un pezzo di pelle o un moschettone, scorrete lungo il filo, abbassando il delta sino a che il richiamo non risulti alla quota solita dal terreno. Il falco sarà nell’ asse del vento a circa 30 Mt. da voi sul pugno di un’aiutante. Fate scappucciare quindi e, come al solito, il falco parte verso di voi ma questa volta, quando avrà percorso un terzo della distanza, cominciate ad indietreggiare o, se il vento è leggero, lasciate il filo. Il delta comincerà a salire lentamente tirandosi appresso il richiamo che una volta ghermito, farà sganciare l’ occhiello dalla molletta che scorrerà sino a terra seguendo il filo teso.

Il giorno appresso sistemate l’ aquilone (trattenendo il filo) alla stessa quota in cui era quando il falco ha preso il richiamo il giorno prima, fate scappucciare ed una volta partito il falco rilasciate lentamente il filo per altri 10 Mt.

Già da questa lezione, se tutto è andato per il verso giusto, noterete che, appena scappucciato il falco “cerca” in alto verso l’aquilone e addirittura, anche da incappucciato, si dimostrerà eccitato al solo sentire il fruscio del vento sulla superficie di questo.

Dalla terza/quarta lezione non avrete più bisogno di un aiutante e potrete procedere autonomamente, sistemando l’aquilone alla quota dovuta, spostandovi falco sul pugno, nell’asse del vento, ad una ventina di metri dalla perpendicolare del logoro e scappucciando.

A questo punto, aumentando giorno dopo giorno l’altezza dell’aquilone, in funzione della convinzione, della forza e della determinazione del falco, dovreste giungere in un tempo ragionevolmente breve (20/30 gg. Per 100/150 Mt.) a quote di tutto rispetto, starà a voi decidere quale sarà quella ottimale al vostro stile di falconeria.

Raggiunta tale quota sarà opportuno “fissarla” nella mente del falco con tre o quattro giorni di voli consecutivi senza variarla. Quindi, mandate in alto il solo aquilone, senza logoro, e mettete in volo. Il falco salirà nel modo solito anche se un po’ più “scettico”, e si piazzerà sopra il delta girandogli intorno alla ricerca di qualcosa da attaccare. Dopo qualche secondo di ricerca infruttuosa (ed un attimo prima di aprire ali e coda in una lamentevole planata a vento!!!), rivolgerà lo sguardo a terra verso di voi. Questo è il momento per far partire una preda (sottovento!), possibilmente vistosa e lenta emettendo il vostro richiamo per eccitare la sua attenzione. L’attacco dalla posizione elevata sarà per lui quasi troppo facile e forse attenderà qualche altro istante, sorpreso, prima di tuffarsi.

I voli dei giorni successivi saranno caratterizzati dal fatto che farete partire il falco da una distanza sempre maggiore dalla verticale del delta. Lui partirà deciso ad esplorare l’aquilone per poi ritornarvi in testa in attesa che facciate partire qualcosa. Allo stesso modo sarete voi a fare qualche passo a vento chiedendo al falco di seguirvi lontano dal delta.

Non sarà difficile con questi esercizi riprendere un falco smarrito, anche da lunghe distanze, semplicemente mettendo in volo l’aquilone che sarà visibilissimo stagliato nel cielo anche in condizioni orografiche “difficili” come colline o boschi piuttosto che caseggiati!

Dettagli importanti.

E’ opportuno, dall’inizio, produrre un suono (HOP!!!) o un fischio, dapprima per stimolare il falco a partire verso di voi ed in seguito nel momento in cui lega al simulacro. E’ altrettanto importante, nei limiti del possibile, non richiamare, incitare o distrarre il falco nella sua fase ascensionale, anche se dovesse allontanarsi un po’ troppo. Tutto ciò farà parte del suo stile di volo!!!

Non bisogna dimenticare anche di aumentare progressivamente la quantità e la qualità di cibo da dare al falco con l’intensificarsi della difficoltà e della durata dei voli.

Quando sceglierete il campo in cui far partire l’aquilone assicuratevi che non ci siano ostacoli (case, alberi, etc.) dalla direzione in cui arriva il vento affinché questo possa essere uniforme ed il delta più stabile. E’ chiaro che non potrete stare in prossimità di cavi dell’alta tensione o di un aeroporto!!!

Mantenete il richiamo sempre il più leggero possibile. Io ad esempio, non lego cibo al logoro ma corro verso il falco che tocca terra e gli propongo il premio dal pugno. Così facendo mi è successo che salti a terra a prendere il richiamo e lo riporti sul mio pugno per avere la ricompensa.

Ci tengo a sottolineare che, al contrario di quanto pensino molti riguardo alla tecnica dell’aquilone o del pallone, queste non siano pratiche fini a se stesse, ma solo uno strumento addestrativo per portare il falco ad apprezzare i vantaggi del volare alto!

Noi Italiani siamo avvezzi ad insegnare questo al falco utilizzando “prede di rilascio”, mentre queste tecniche sono state sviluppate in quei paesi dove tale pratica è illegale e ritengo possano tornare utilissime anche da noi per quei falconieri che non dispongano di spazio adeguato ad alloggiare le “prede” in abbondanza!

Conclusioni.

Anche se da quanto letto questa tecnica può sembrare “matematica” e troppo facile da non provarla, ad onor del vero debbo dire che non è proprio così: molte variabili sono dettate “dall’imponderabile” tipo il vento ed in generale le condizioni metereologiche. Inoltre l’attrezzatura necessaria per quanto scarna è sempre del materiale in più che va ad aggiungersi a quella che usualmente ci si porta appresso. Molto importanti sono anche le condizioni orografiche del terreno!

Ma chi ha mai detto che la falconeria è una cosa facile!!!

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