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Falconeria.org - Il Portale Italiano sulla Falconeria > Blog > Falconeria e tecniche di caccia > L’addestramento dei rapaci per la Falconeria
Falconeria e tecniche di caccia

L’addestramento dei rapaci per la Falconeria

Federico Lavanche
Pubblicato: Dic 16, 2012 18:05
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Federico Lavanche
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falconeriaL’addestramento dei rapaci diurni può essere classificato in diverse tipologie a seconda del tipo di falconeria che si vuole praticare:

1) Addestramento alla caccia (falconeria classica)

2) Addestramento al logoro (falconeria alternativa)

3) Addestramento professionale al Bird-control

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4) Addestramento per spettacoli.

Le basi e i principi generali di tutte queste tipologie sono gli stessi, quello che cambia  è la parte finale dell’addestramento, che sarà la “specializzazione”. Dunque l’addestramento di un rapace può essere suddiviso in due grandi fasi:

A) Addestramento di base

B) Addestramento di specializzazione

L’addestramento di base consiste a sua volta in varie fasi oppure può essere suddiviso in funzione degli obiettivi che si prefigge

 

Obiettivi:

 

A) Ammansimento e conoscenza del pugno

B) Condizionamento al pugno

C) Condizionamento al fischio

D) Addestramento al logoro

E) Fitness, muscolatura e preparazione tecnica del rapace

 

 

Fasi:

 

A) Ammansimento  e conoscenza del pugno

B) Condizionamento al fischietto

C) Addestramento al pugno in indoor (cioè in ambiente interno, chiuso)

D) Addestramento al logoro in indoor

E) Esercizi al pugno in filagna in outdoor (cioè in ambiente esterno, all’aperto)

F) Esercizi al logoro in filagna in outdoor

G) Esercizi al pugno in libertà

H) Esercizi al logoro in libertà

F) Fitness, muscolatura e preparazione tecnica del rapace

 

L’addestramento sarà lo strumento attraverso il quale otterremo il nostro risultato e cioè i voli liberi (caccia, voli al logoro, controllo di uccelli nocivi o spettacoli), mentre l’allenamento (fitness e muscolatura) sarà il passaggio successivo all’addestramento: servirà per mantenere freschi nella mente gli esercizi al rapace, servirà per fargli fare esperienza (fondamentale) e servirà per muscolarlo bene e fargli guadagnare una buona fitness. Infine, un ultimo concetto: è ovvio che addestramento, voli liberi e allenamento sono i nostri obiettivi, ma la falconeria non è solo questo! Tutta una serie di altre tecniche, pratiche e gesti circonderà queste fasi attive, bisognerà alloggiare l’animale, alimentarlo, curarlo, mantenerlo in buona salute fisica e psichica. Tutti questi argomenti verranno sinteticamente affrontati nelle pagine successive.

Riassumendo, le componenti dell’addestramento di base di un rapace sono:

1) Non avere paura del falconiere: questo si ottiene con la fase di “ammansimento” del rapace (che per gli imprintati sarà praticamente automatica) ed è fondamentale perchè permetterà al falconiere di recuperare il rapace dopo una cattura o di recuperarlo dopo il fallimento di una cattura. Quando un Astore insegue e cattura un fagiano il falconiere dovrà potersi avvicinare al rapace e recuperarlo (oltre che recuperare la preda) senza che questo si spaventi e voli via (come farebbe un rapace selvatico).

2) Venire al pugno e al logoro: questo passaggio è fondamentale per recuperare il rapace quando fallisce una preda. Infatti buona parte dei voli degli attacchi che il rapace farà andranno a vuoto, a questo punto l’uccello potrà continuare a volare (se è un Falco d’alto volo) o poggiarsi da qualche parte, ed in questo momento è fondamentale l’addestramento al pugno e al logoro per richiamarlo e recuperarlo.

3) Fare esperienza nelle tecniche di volo e di caccia: i rapaci sanno già volare e cacciare per istinto, o, meglio, hanno un istinto naturale a farlo ma, ovviamente, hanno bisogno di perfezionare al meglio le loro tecniche, di fare esperienza. Un giovane falco appena involatosi dal nido, saprà volare a malapena, non sarà ancora in grado di controllare al meglio la propria aerodinamica, le ali e le tecniche di atterraggio, non saprà gestire il vento e le correnti termiche, ma se si osserva un giovane falco dopo 3 mesi dall’involo, si potrà notare che le sue capacità di volo sono nettamente migliorate, adesso il rapace riesce a volare in qualsiasi condizione di tempo, ha già esperienza nelle picchiate e nelle virate, saprà gestire il vento e le correnti termiche a proprio favore e così via. Lo stesso dicasi per le tecniche di caccia: un giovane rapace alla vista della sua prima preda non saprà probabilmente neanche da che parte prenderla, un rapace adulto, quindi con una esperienza di gran lunga maggiore, conoscerà minuziosamente le tattiche di attacco e cattura, sarà in grado di valutare con una certa precisione se una preda è attaccabile o se non ne vale la pena, saprà in che modo dovrà agganciarla e con quale tattica in funzione del tipo di preda, della sua posizione rispetto a lui, della sua velocità ecc. E’ dunque fondamentale che il falconiere consenta al rapace di fare esperienza, il rapace deve plasmare con l’esperienza quelle “istruzioni genetiche per il volo e per la caccia” scritte (in maniera molto sintetica) nel suo DNA di uccello (e dunque volatore) predatore. Il falconiere non deve (e comunque non potrebbe!!!) insegnare al rapace a volare o a cacciare, il rapace impara da solo, sbagliando e facendo tentativi, sarà tutto automatico, l’importante è che il rapace ne abbia la possibilità e questo dipende dall’esperienza che il falconiere gli permetterà di fare.

 

Barbagianni durante l’addestramento in filagna

La procedura di base per addestrare un rapace richiederebbe molto più spazio per essere descritta nei dettagli, le varianti e i problemi che si possono incontrare sono numerosi e un testo sintetico non è in grado di affrontarli tutti. In linea generale comunque l’addestramento di un rapace si basa su alcuni principi etologici e fisiologici che vengono brevemente descritti di seguito:

 

1) Imprintig: L’imprinting è per definizione quel processo attraverso il quale un animale memorizza quasi in maniera indelebile tutto ciò che lo circonda a partire da quando apre gli occhi dopo la nascita e per un periodo variabile nella durata da specie a specie. In realtà questa definizione è troppo vecchia e gli ultimi studi stanno dimostrando che la durata dell’imprinting si allunga fino a quasi tutta la vita dell’animale e che esso è anche reversibile. Sicuramente in giovane età un animale è molto più portato a “legarsi” alle persone e dunque la prima fase di addestramento (ammansimento) può essere praticamene saltata se si parte con un rapace giovane.

2) Assuefazione: Si parla di adattamento, assuefazione o “abituazione” quando, alla presenza costante di uno stimolo, non si ha più risposta. Con un esempio si capirà meglio: se avete appena ricevuto il vostro falco e lo mettete sul pugno, probabilmente se cercherete di accarezzarlo lui avrà paura e cercherà di beccarvi; ma se ripeterete costantemente questo stimolo tutti i giorni, pian piano, il rapace si abituerà allo stimolo e non reagirà più, anche perchè ha capito che quella mano che vuole accarezzarlo non rappresenta un pericolo. Questo processo di adattamento agisce esponendo il rapace stimoli così continui e costanti che l’animale cessa di rispondere a essi.

3) Condizionamento: Il condizionamento psicologico è lo strumento più potente che il falconiere solitamente utilizza per addestrare un rapace. Il principio del condizionamento si basa sul concetto di “premio” e di “collegamento”. Fu l’etologo Pavlov a studiare per primo questo fenomeno partendo da un semplice esperimento: ogni volta che il cane aveva fame e lui gli forniva del cibo, emetteva un fischio particolare, nel cane, col tempo, si era creata una “associazione” tra il fischio ed il cibo, per cui se il cane udiva il fischio, in lui iniziava una reazione di salivazione. Su questo esperimento di Pavolv si basa per esempio il condizionamento dei rapaci al fischietto. Facciamo un altro esempio: per ottenere un salto sul pugno, metteremo del cibo (stimolo) sul nostro pugno ed inviteremo il rapace a saltarvi sopra avvicinandoci a lui, facendogli chiaramente vedere il bocconcino sul pugno, magari facendogli dare qualche beccata; una volta che il rapace ha compiuto il primo salto sul pugno, saranno avvenute due cose 1) il rapace ha “collegato” che saltando sul pugno avrà del cibo  e 2) il rapace ha capito che per avere il suo premio (cibo) dovrà saltare sul pugno.

4)  Fisiologia alimentare: il fulcro su cui lavora il falconiere per incitare il rapace a saltare sul pugno o a ritornare quando viene richiamato ma anche ad attaccare una preda (vera o simulata) durante i voli liberi è la fame. Ogni animale ha dei cicli fisiologici che alternano la sensazione di fame che viene percepita molte ore dopo aver assunto un pasto alla sensazione di sazietà che viene percepita subito dopo aver mangiato. Il falconiere sfrutta questi cicli fisiologici per incitare il falco durante l’addestramento a volare sul pugno o sul logoro quando viene richiamato. Per incoraggiare il rapace ad eseguire gli esercizi di salto sul pugno si sfrutta il momento in cui esso ha fame (cioè, nel ciclo fisiologico, il momento in cui il rapace ha completamente digerito l’ultimo pasto e il suo organismo richiede nuovamente del cibo). Il processo di addestramento è molto graduale: si parte abituando il rapace a mangiare il cibo sul pugno, si prosegue facendogli compiere dei saltelli da brevissima distanza sul pugno per avere il cibo e col tempo si allunga la distanza dei salti al pugno fino anche a svariate centinaia di metri. La gestione alimentare dei rapaci e del loro peso svolge dunque un ruolo fondamentale nel loro addestramento ed è la fase in cui il neofalconiere può fare degli errori che possono danneggiare il falco oppure possono provocarne la fuga durante i voli liberi. Il rapace deve essere pesato quotidianamente, anche due o tre volte al giorno, ed il suo peso deve essere registrato su un apposito diario (il “diario del falconiere”); attraverso il controllo del peso il falconiere capirà quando il rapace è grasso, quando è in buona forma fisica e quando sarà troppo magro, individuerà il “peso di volo” cioè il peso al quale il rapace offre le migliori performance di volo e di caccia mantenendo un buon margine di sicurezza che ne garantisce il ritorno se richiamato. Quando si inizia ad addestrare un rapace dunque, la prima cosa da fare è pesarlo; se il rapace fino a quel momento è stato alimentato “ad libitum” cioè ha sempre mangiato abbondantemente, sicuramente esso si troverà nel suo peso massimo (grasso); il falconiere userà questo peso come riferimento per la gestione successiva; a questo punto verrà ridotta la razione alimentare, a piccoli passi e, di conseguenza, nel giro di qualche giorno, anche il peso del rapace inizierà a ridursi ed il suo livello di fame sarà leggermente maggiore. A questo punto si può iniziare a tentare di insegnare il primo semplice esercizio al rapace: il salto sul pugno; se dopo i primi tentativi il rapace non risponde bene, si abbasserà ulteriormente il suo peso e si riproverà il giorno dopo. E’ importante agire con molta calma e pazienza, e non abbassare repentinamente il peso del rapace. La regola generale dice che il peso ideale per l’addestramento, il volo libero e la caccia, è di circa il 10-15 % inferiore al peso “grasso” (cioè quello massimo) del rapace. I pesi di volo non sono universali ma cambiano da specie a specie, da individuo a individuo e anche da stagione a stagione e da anno in anno.

L’addestramento di un rapace avviene dunque in maniera graduale: per prima cosa bisogna ammansire il rapace, abituandolo a stare sul pugno, mangiare sul pugno, farsi incappucciare e toccare e non avere paura del falconiere. Successivamente, usando la gestione della fame e il condizionamento si insegna al rapace a saltare sul pugno, da distanze via via maggiori in un ambiente chiuso e contemporaneamente lo si condiziona anche al fischietto (ogni volta che si richiama il rapace sul pugno offrendogli del cibo il falconiere fischia col fischietto per fare associare questo suono al cibo nella mente del rapace). Dopo gli addestramenti in locale chiuso (indoor) si passa all’addestramento all’aperto, ripetendo sempre gli esercizi di richiamo al pugno e fischietto, ed utilizzando la filagna così da evitare fughe. Sempre usando la filagna si addestra il rapace anche al logoro. Quando il rapace imparerà a venire al pugno e al logoro in filagna da distanze molto elevate, sarà pronto per fare i primi voli completamente libero. A questo punto l’addestramento di base è terminato e si passerà all’addestramento di specializzazione.

Nella falconeria classica, il volo di specializzazione consiste nell’addestrare il rapace alla caccia; in questo caso il falconiere imita ciò che avviene normalmente in natura, cioè abitua il rapace gradualmente alla predazione, dapprima fornendogli prede intere morte, successivamente offrendogli prede vive ma in voliera (quindi facilitando il rapace) e quindi offrendogli prede vive in libertà. Questo è quanto avviene anche in natura, infatti, per esempio, i falchi pellegrini dapprima nutrono i loro pulcini con pezzetti di carne delle prede, successivamente forniscono loro prede intere appena uccise, quindi li addestrano lanciando loro prede appena ferite ed infine li abituano a cacciare prede in piena libertà.

 

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