La medicina veterinaria e la falconeria

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marco_bedinNegli ultimi anni la falconeria, sia come sport che come attività lavorativa con dimostrazioni di volo e allontanamento di volatili nocivi a mezzo falchi ha subito un enorme sviluppo in Italia. Uno sviluppo tale da richiedere prestazioni sempre più di qualità sui rapaci impiegati in questa disciplina. L’obiettivo del corso che la Sivae proporrà dal 22 al 24 gennaio 2010 sarà quello di fornire conoscenze tecniche, mediche, chirurgiche e legislative, indispensabili al veterinario, all’animale e al cliente falconiere.

Il corso, innovativo anche nella didattica, sarà ricco di sessioni pratiche e di dimostrazioni alla presenza di esperti falconieri. Marco Bedin,direttore del corso, ci ha parlato dell’incontro confronto tra due arti, la veterinaria e la falconeria.

P.V. – Dottor Bedin, nella presentazione del corso “La medicina veterinaria e la falconeria” si legge che quest’ultima sta avendo un enorme sviluppo nel nostro Paese. Vuole inquadrare brevemente quest’arte ai suoi Colleghi?

Marco Bedin – La falconeria è una delle antiche arti medievali e negli ultimi anni è in forte espansione anche in Italia così come è già avvenuto in molti paesi europei come l’Inghilterra ed extraeuropei come gli Stati uniti. La falconeria, nasce alcuni millenni fa e si è successivamente diffusa come arte “nobile” e la sua vera origine rimane circondata da un alone leggendario.
Oggigiorno la falconeria incarna, a mio avviso, la nostra voglia di libertà e di fuga dalla stressante vita quotidiana: più che uno sport
o un hobby la falconeria è uno stile di vita. L’uso del falcone si è diffuso anche per dissuadere i volatili nocivi dalla frequentazione di sitiarchitettonici e archeologici, dai beni monumentali delle nostre città e soprattutto dai sedimi aeroportuali (bird control) diventando,
non solo un’arte o uno sport, ma anche un vero e proprio lavoro.
Fino a un decennio fa la falconeria rimaneva un’arte oscura, che nessuno amava tramandare o insegnare se non ad una ristretta cer
chia di persone o amici fidati. Oggi invece esistono corsi di formazione alla falconeria, aumentano di conseguenza i falconieri e i quindi i pazienti.

P.V. – Si può parlare di una evoluzione delle possibilità di lavoro per il medico veterinario? Quali spazi professionali si
aprono grazie alla falconeria?

M.B. – Le possibilità occupazionali per il Medico Veterinario intenzionato ad occuparsi di queste specie sono molte. I pazienti sono in-
fatti rappresentati da tutti i rapaci ospitati nei centri di recupero della fauna selvatica distribuiti sul territorio nazionale, dagli animali in
possesso dai falconieri e dalle persone che si occupano di bird control. Fino a non molto tempo fa il falconiere ricorreva spesso alla
“veterinaria fai da te”, in quanto non erano presenti medici veterinari con conoscenze specifiche di queste specie, ciò pero non è
più tollerabile nel rispetto della nostra professionalità e del benessere di questi animali.

P.V. – Quali sono i risvolti legislativi? In particolare quali sono le condizioni per una corretta detenzione di questi animali rispetto alla Cites?

M.B. – La maggior parte delle specie di rapaci allevate, appartengono agli allegati A e B della CITES e come per tutte le altre specie
presenti in questi allegati sono soggetti a una normativa specifica sia per il commercio che per la detenzione. Tutti gli animali utilizzati in falconeria sono soggetti nati in ambiente controllato e nessun animale è prelevato in natura, eccezion fatta ovviamente, per i rapaci selvatici che richiedono una riabilitazione presso i centri di recupero.

P.V. – E quali invece i problemi sanitari più frequenti in questi animali?

M.B. – Le patologie maggiormente diffuse nei rapaci sono: infettive o infestive come aspergillosi, tricomoniasi, coccidiosi e altre infestazioni parassitarie; gestionali come le ipovitaminosi e la malattia ossea metabolica diffuse specialmente nei giovani soggetti in accrescimento e scorrettamente nutriti; traumatiche: come le fratture, le distorsioni e le patologie muscolo tendinee; multifattoriali come il ben noto bumblefoot.

P.V. – Qualche cenno sulle caratteristiche del corso di gennaio: cosa devono aspettarsi e cosa non devono aspettarsi i colleghi che vi parteciperanno?

M.B. – Il corso che il Consiglio direttivo SIVAE ha intenzione di offrire ai propri iscritti e a tutti i Medici veterinari che abbiano intenzione di occuparsi di queste specie sarà una vera novità, sia per la sua impostazione che per le informazioni che verranno offerte ai parteci
panti. Nelle specie aviari da compagnia spesso si parla di limitazione del volo e limitazione del becco e delle unghie per impedire la fuga,noi parleremo di come affilare le unghie e i becchi e di come “trapiantare le piume” (imping) per farli volare meglio. Il corso parlerà delle principali patologie dei rapaci e del loro approccio terapeutico, ma darà ampio spazio alla parte pratica fornendo ai partecipanti nozioni di base di falconeria per non doversi trovare impreparati quando viene richiesta la nostra prestazione professionale su un rapace.
Inoltre avremo la possibilità di osservare da vicino le prestazioni atletiche di questi stupendi animali.

P.V. – Ultimamente si è tornati a parlare di centri di recupero della fauna selvatica.
L’Anmvi aveva sottoscritto un protocollo d’intesa con il WWF per dare una collaborazione veterinaria. Per i falchi che problemi gestionali si presentano?

M.B. – Il protocollo d’intesa tra WWF, ANMVI e SIVAE ha rappresentato, a mio avviso, una svolta per la Medicina Veterinaria Italiana e gli obiettivi che si prefiggeva erano eticamente corretti e professionalmente ineccepibili. In realtà il vero problema è che questo protocollo non è mai stato applicato dai centri di recupero per questioni prettamente economiche.
Spesso, infatti, i colleghi che si occupano diqueste specie presso i centri di recupero non sono pagati o sono sottopagati e, di conseguenza, gli stimoli, le buone pratiche veterinarie e la qualità delle prestazioni offerte non possono essere delle migliori, indipendente mente dalla volontà dei colleghi che vi lavorano. Speriamo che la situazione nei prossimi anni possa cambiare per rispettare la nostra professionalità ma in modo particolare il benessere e la dignità di questi animali.

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