La Liguria e il Piemonte puniscono, per legge, chi disturba i cacciatori

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cacciaLa Lav annuncia ricorsi perché le norme, sostiene, ledono la libertà costituzionale di manifestare

Roma, 17 settembre 2016 – La LAV, con il suo ufficio legale, sta valutando la possibilità di intervenire, nelle sedi più opportune,  contro la Legge della Regione Liguria n.21 del 14 settembre, per far valere i principi democratici del nostro Paese. La Liguria, infatti, ha promulgato la Legge n.21 che, all’articolo 7, comma 1, prevede testualmente “Si applica la sanzione amministrativa da euro 100,00 a euro 400,00 per chi intenzionalmente cagiona l’interruzione o turba il regolare svolgimento dell’attività venatoria”, seguito dall’articolo 8 che stabilisce perfino l’urgenza del provvedimento, e quindi l’entrata in vigore il giorno successivo alla pubblicazione, giusto in tempo per l’avvio della nuova stagione di caccia.

“Il provvedimento ligure rappresenta l’ennesimo esempio di quanto l’interesse a favorire la minoranza di cittadini dediti all’attività venatoriafaccia convergere consensi da tutti gli schieramenti politici, unendo la maggioranza e una parte dell’opposizione nell’approvazione della norma”, riporta una nota della LAV.

“I cittadini contrari alla caccia, che rappresentano la maggioranza della popolazione, non possono essere esclusi per legge dal diritto costituzionale di manifestare il proprio pensiero – dichiara Massimo Vitturi, responsabile LAV Area Animali Selvatici – è una discriminazione inaccettabile, una violazione del diritto di espressione costituzionalmente garantito, che rimanda a leggi promulgate dalle peggiori dittature della Storia, una violazione di qualsiasi principio democratico!”.
Considerando che la norma nazionale stabilisce che per attività venatoria si intende “ogni atto diretto all’abbattimento o alla cattura di fauna selvatica”, è comunque sufficiente che un eventuale manifestante non interrompa né turbi tali atti. Se poi, lo stesso manifestante, andandosene in giro per le campagne dovesse spaventare lepri, fagiani o qualsiasi altro animale selvatico destinato per legge ad essere ammazzato dai cacciatori, non incorrerebbe ovviamente in alcuna violazione della norma autoritaria appena approvata dai consiglieri regionali liguri, spiega ancora la LAV.

“A causa di questa legge, però, chiunque volesse difendere la sua proprietà e i suoi cari dall’arrogante e pericolosissima presenza dei cacciatori, potrebbe essere denunciato dal cacciatore che dichiarasse di essere stato disturbato nell’esercizio del suo “diritto venatorio”, trovandosi nella posizione di dover dimostrare il contrario”. “Grazie ai politici liguri si aggiunge un altro odioso capitolo alla dilagante presenza di cacciatori armati fino ai denti nelle proprietà private altrui”, conclude Vitturi.

fonte: quotidiano.net

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