Intervista a Patrizia Cimberio

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«Lavoro perché l’ Italia si decida a valorizzare la pratica di Federico II» Nobiltà rapace «Sforza e Gonzaga erano invidiati: spendevano fortune per i loro falchi»

Ci sono nell’ occhio di un rapace dignità e fierezza miste a una forma di sfida introvabile in qualsiasi altro essere vivente: neppure il re dei felini trasmette con il suo sguardo una tale distinzione. La pratica della vera arte della falconeria permette che tra falco e falconiere si sviluppi un legame unico e profondo. Il falconiere che cammina a terra e il falco che vola alto sopra di lui sono complici e partecipi allo stesso tempo dello spettacolo della natura. «Tredici Paesi hanno riconosciuto la falconeria come patrimonio immateriale dell’ umanità e in questi anni mi sono sempre chiesta perché proprio il nostro trascurasse una simile ricchezza culturale. In Italia, Federico II di Svevia scrisse il trattato di falconeria più noto di tutti i tempi, “De arte venandi cum avibus”. Anche gli Sforza e i Gonzaga spendevano fortune per acquistare i falchi e organizzare cacce il cui sfarzo era soggetto di pettegolezzi e invidia in tutta l’ Europa», dice l’ ambasciatrice della falconeria, la novarese Patrizia Cimberio, una delle poche falconiere d’ Italia («non siamo più di una decina, su trecento appassionati»). Vive a Milano, sposata, con tre figli, e viaggia molto. Ma non trascura Lord, il suo falco accudito con altri al «Regno dei rapaci» di Pessano con Bornago. Lo fa volare più volte la settimana, dopo un lungo addestramento. Per lavoro, Cimberio si occupa di valorizzazione dei beni culturali attraverso le nuove tecnologie; è stata la prima in Italia ad avviare iniziative e progetti concreti per riportare alla luce, e far conoscere in ambito internazionale, un’ antica tradizione. La funzione del falco è catturare la preda in volo o a terra e riportarla al padrone, ma oggi la pratica ha perso sempre più l’ aspetto di «ars venandi». La falconeria fa innamorare un numero crescente di appassionati recuperando il suo significato più profondo: il rispetto per la natura, sapersi misurare con qualcosa più grande di noi. Le prime testimonianze di quest’ arte risalgono al periodo assiro-babilonese e ancor oggi viene praticata con passione in oltre 65 Paesi. È giunta in Italia nell’ alto Medioevo, a seguito delle invasioni barbariche, e successivamente tramite i contatti veneziani con l’ Oriente e della corte normanna con il mondo arabo. Oltre all’ importante trattato di Federico II, andato perso durante l’ assedio di Parma del 1248, ma arrivato a noi con la bellissima copia fatta realizzare dal figlio Manfredi e conservata alla Biblioteca Vaticana (e con quella di un altro figlio di Federico, re Enzo, alla Biblioteca Universitaria di Bologna), in Italia sono conservati innumerevoli manoscritti e trattati di falconeria e testimonianze nell’ arte figurativa e nella letteratura. Dante stesso era un falconiere, nella «Divina Commedia» ci sono riferimenti all’ antica arte. Proprio perché riconosciuta come «ars», la falconeria era materia di studio dei giovani principi e contribuiva allo sviluppo delle qualità necessarie per praticarla: intuito, pazienza, perseveranza. E aiutava la comprensione dei complicati meccanismi che regolano la natura. «Giovanni Puglisi, presidente Unesco per l’ Italia, mi ha assicurato che presto anche il nostro Paese farà richiesta di sottoscrivere la falconeria patrimonio immateriale dell’ umanità. Può essere, ad esempio, un ottimo mezzo diplomatico nei confronti dei Paesi Arabi, dove la falconeria occupa un ruolo importante. Tanto che là hanno fondato l’ Adach, Abu Dhabi Authority for Culture and Heritage, di cui sono membro», dice con orgoglio Patrizia Cimberio. E continua: «Anche Paolo Rubini, direttore generale dell’ Ente nazionale per il Turismo, ha visto nella falconeria una possibile via di interessamento turistico-culturale, oltre che commerciale, verso il nostro Paese da parte dei cittadini degli Emirati. Che purtroppo concentrano le loro visite solo a Milano e Venezia».  Il «Regno dei Rapaci», dove Patrizia Cimberio fa volare il suo falco, è uno dei pochissimi centri italiani (sono 5) attrezzati per l’ antica pratica della falconeria.

Schira Roberta

fonte: Corriere della Sera

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