Il cane e la selvaggina

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Dove portare il proprio cane a caccia? Conoscere i luoghi e sapere se essi ospitino selvaggina è il presupposto per l’esito del lavoro del cane.

Interrogarsi sulla presenza di selvaggina in un determinato luogo porta inevitabilmente a affrontare complessi problemi di biologia e di ecologia. Le specie di fauna selvatica dipendono direttamente dai biotopi, cioè gli ambienti naturali che abitano. Purtroppo la selvaggina che interessa il cane da ferma ha sempre più difficoltà a sopravvivere allo stato selvatico. Fagiano, starna, quaglia e pernici risentono dell’agricoltura intensiva, mentre la beccaccia è vittima della riduzione dei boschi e, siamo onesti, della caccia, soprattutto quella praticata all’estero durante il periodo riproduttivo. La diminuzione delle zone umide colpisce duramente il beccaccino e il frullino. Le nostre campagne sono al giorno d’oggi seriamente minacciate dall’agricoltura intensiva. Moderni metodi agricoli causano la disgregazione e il degrado dei paesaggi tradizionali. L’eccessiva specializzazione delle colture, l’abuso di antiparassitari e fertilizzanti, la meccanizzazione del lavoro e soprattutto la rottura dell’equilibrio naturale tra fertilità e produttività del suolo hanno reso impossibile alla fauna di continuare a popolare le campagne come una volta.

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Beccaccia

Perdix_perdix_(Marek_Szczepanek)
starna
In primavera gli animali devono far spazio alle gigantesche mietitrebbie meccaniche che uccidono i nuovi nati di starne, fagiani e lepri. In autunno è il turno degli aratri che rivoltando la terra nascondendo semenze e germogli e trasformando i campi in lande desolate e sottraendo agli animali preziose fonti di cibo. La diminuzione della fauna non è determinata tanto dalla caccia, quanto dalla riduzione dei biotopi provocata dell’estendersi dell’attività umana (città, strade, impianti turistici e industriali e agricoltura intensiva).
Recuperare questi biotopi impoveriti offre alla fauna la possibilità di trovare rifugio e fonti di alimentazione. Associazioni illuminate e settori del mondo scientifico si stanno adoperando per ridare alle campagne quella naturale capacità di accogliere diverse specie animali attraverso la reintroduzioni di piante, alberi e arbusti e ad una gestione dell’agricoltura più sensibile alle esigenze della fauna. Soltanto quando avremo assicurato alla selvaggina un ambiente in cui possa vivere e moltiplicarsi potremo essere sicuri che il nostro cane da ferma imparerà a cacciare bene.
Il conduttore del cane da ferma non dovrebbe accontentarsi di addestrare il proprio ausiliare su selvaggina di allevamento. Così facendo si alimenta un circolo vizioso che tende a privilegiare le strutture private a discapito dell’ambiente naturale, infinitamente più bello ma soprattutto la reale palestra per la quale il cane da ferma è stato selezionato nei secoli. Un cane addestrato su selvaggina artificiale è come un agonista che non si cimenta mai nella gara per la quale si allena. Quanta soddisfazione dà una beccaccia di passo guidata e fermata con sicurezza istintiva dal cane, che una povera quaglietta che non ha mai visto la luce del sole.

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quaglia

Pernice rossa Alectoris rufa
pernice rossa

La siepe è una soluzione semplice e pratica per realizzare, almeno per quello che riguarda i margini dei campi, questo recupero ambientale. Molti studi dimostrano che molte specie di uccelli, mammiferi, insetti possono beneficiare di questi provvedimenti. Ecco una lista di piante particolarmente adatte a costituire una siepe:
Biancospino, Ciliegio selvatico, Edera, Evonimo, Frangola, Gelso, Lantana, Ligustro, Nocciolo, Pallon di maggio, Pero selvatico, Prugnolo, Rosa selvatica, Rovo, Sambuco, Sanguinello, Spinocervino.

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