La Falconeria può essere diseducativa?

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Fauconnerie2Assolutamente NO! La Falconeria è un mezzo di caccia assolutamente non invasivo, non inquinante, a zero impatto ambientale. Il Falco, se in perfetta salute, ben addestrato e muscolato, cattura, altrimenti no. Semplice vero? Non ci sono Feriti, non ci sono spargimenti di piombo, non ci sono spari…. Tutto è nel pieno rispetto della Natura! Ci viene contestato l’uso del cappuccio che copre il capo dei nostri rapaci. Secondo le perverse fantasie degli animalisti i falconieri provano piacere nel privare della vista i propri falchi.. Ma stiamo scherzando?? Il cappuccio è uno strumento tanto antico e indispensabile, che il suo uso si è tramandato fino ad oggi. E’ fatto in morbida pelle fatta su misura a seconda del tipo di rapace e del suo sesso. Lo utilizziamo per preservare il rapace da stress durante un tragitto in macchina, sull’aereo, in mezzo a troppe persone o a cose a cui il rapace non è abituato e quindi teme. Il Cappuccio è sagomato sulla testa dell’animale con tale perfezione che riesce a respirare, a mangiare, sbadigliare, dormire e a rigurgitare la borra. Siccome questi animali vivono con noi e sono soggetti alla vita di tutti i giorni, preferiamo incappucciare i nostri rapaci piuttosto che vederli sbattere spaventati da qualcosa che era evitabile calzando un semplice cappuccio. La prima cosa a cui teniamo è la salute del nostro falco senza la quale non reagisce all’addestramento, non vola, non è partecipe falco con cappuccioalla vita, non caccia. Veniamo accusati di affamare i nostri falchi. E’ vero, i nostri animali devono essere a “peso di volo” cioè quel peso che permette all’animale di essere così forte da volare ed essere competitivo sulla preda ma al contempo anche determinato nell’inseguimento e nella caccia perchè ha fame. Crudeli? Assolutamente no! In Natura i falchi si nutrono a piacimento ma sapete quando iniziano a cacciare? Quando hanno Fame e il loro peso di volo diminuisce! La stessa cosa succede in falconeria. Un falco in Natura che si è appena nutrito e che ha fatto “buon gozzo” e che quindi si è nutrito a volontà è capace di rimanere immobile sul ramo per buona parte della giornata facendo qualche sporadico spostamento se infastidito da qualcosa o qualcuno. Fino a quando il gozzo non sarà completamente vuoto, anche dopo diversi giorni dall’ultima cattura, il falco non attaccherà le prede. Nel momento in cui il suo peso inizierà a scendere grazie al movimento e al mantenimento della temperatura corporea che bruciano calorie, il rapace tornerà a cacciare, proprio come succede con i rapaci addestrati. Non a caso, prima dell’entrata in vigore delle leggi sulla tutela dei rapaci, i falchi che venivano catturati, venivano pesati e, nella stragrande maggioranza dei casi, il loro peso di volo dopo l’addestramento e l’ammansimento con l’uomo era lo stesso di quando volavano liberi. Veniamo accusati di tenere i falchi legati. Anche perch_trolly1in questo caso servono delle considerazioni in merito. I falchi li teniamo legati durante il periodo di addestramento e solo per una parte della giornata perchè per l’altra volano liberi. I falchi rimangono legati per 4 mesi che corrispondono ai mesi di caccia, per il resto siamo attrezzati con voliere appositamente studiate e attrezzate per consentire al rapace di volare libero a suo piacimento. Ricordo anche che questi animali, una volta che hanno il gozzo pieno, sono come i rettili, non hanno esigenze motorie quindi se ne rimangono belli placidi, con la zampetta tirata su su tra le piume a dormicchiare o a fare il bagno. Anche a noi falconieri piacerebbe tenere il falco libero ma dovremmo vivere in una casa sperduta in mezzo al nulla.. e poi ancora! I rapaci, anche se nati in cattività, come tutti gli mewsanimali, si possono spaventare e di conseguenza allontanare, anche di chilometri andando in contro ad altri pericoli. Non è meglio per la loro incolumità che siano legati e in un posto a loro dedicato con un comodo posatoio e una vasca con acqua fresca? Forse non si mettono i finimenti al cavallo per poi riporlo nella scuderia? Veniamo accusati di rubare uova e piccoli dai nidi. Non rinneghiamo le nostre origini e ricordiamo che , da millenni i rapaci venivano catturati o presi dai nidi. Anche in questi casi, non si depredava mai totalmente il nido ma si lasciavano la metà dei nidiacei nel nido in modo che la coppia riproduttiva potesse portare avanti la nidiata. Dopo l’entrata in vigore delle leggi sulla protezione dei rapaci, grazie alle tecniche di allevamento in cattività, e’ cessata la necessità di approvvigionarsi dalla fauna in libertà  ma vi è stato qualche sporadico caso di bracconaggio e saccheggio ad opera di mercanti e collezionisti che fermamente condanniamo e dai quali prendiamo le distanze. Altra cosa importantissima è di NON confondere il termine “Falconeria” con gli “spettacoli con i rapaci”. La falconeria, o caccia col falco, ha origini antichissime, nata come necessità di procacciarsi il cibo e recentemente riconosciuta dall’UNESCO come “Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità da tramandare ai nostri figli” che ha come scopo la predazione del selvatico col falco nel suo ambiente naturale. Una tradizione di 4000 anni che ha poco a che fare con gli Spettacoli con i Rapaci, fenomeno recente, con scopi diversi e spesso mal interpretati.  Affermare “la falconeria è diseducativa” quando in realtà si parla degli spettacoli, che tra l’altro, nella maggioranza dei casi, non lo sono, si incorre in errore. Chi utilizza il termine Falconeria quando parla degli spettacoli, lo fa sbagliando e danneggiando un termine che ha origine storica. Ricordiamo invece a chi ci giudica e a chi ci accusa, molto spesso senza conoscere profondamente l’argomento.. che le tecniche di falconeria vengono utilizzate con successo nei centri di recupero rapaci di tutto il mondo e che sono stati i falconieri ad interessarsi e a salvare la scomparsa del falco pellegrino ad opera del DDT in America. Quindi…smettiamola col dire sciocchezze, la falconeria NON è diseducativa ma un Patrimonio Culturale. Noi amiamo i nostri falconiererapaci, li conosciamo più di chiunque altro ed entrano a far parte della nostra famiglia; con la nostra Passione, non servono i binocoli come consigliano gli animalisti, ma serve solo la curiosità di un bambino per provare, con i propri occhi, la magia e le estreme soddisfazioni e difficoltà di questa Arte! Solo se praticata con estrema Passione, costanza e Amore per gli animali sa regalare Grandi Emozioni e soddisfazioni che ci ripagheranno ampiamente per il duro lavoro.

Federico Lavanche

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