Falconeria in Marocco

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falconeriacopertina1Quando si pensa alla falconeria in Marocco diventa inprescindibile pensare a tre superbi animali che si amalgamano in questa antica arte : il cavallo arabo, lo sloughi (levriero arabo) e il falco. Tre elementi del patrimonio culturale del Reame che non devono essere dimenticati ma valorizzati e capiti. E’ un arte ancestrale quella della falconeria in Marocco, si perde nella notte dei tempi, nei deserti sconfinati del Sahara, alla ricerca di cibo, cacciato con naturalezza, senza armi, alla pari, tra due animali, un rapace che insegue e una preda che fugge. Nella antica tribù degli Qouassem, nella regione dell’Ouled Frej, provincia di El Jadida, un pugno di falconieri perpetua l’arte dell’addomesticamento dei falchi, per hobby e per la caccia, portando avanti una cultura che, attraverso i secoli, si è formata attorno alla nobiltà del rapace e dell’uomo che ne diventa compagno. In questa regione, fertile e generosa, i vecchi Qouassem come Kaddour Maqsouri e Larbi Grini continuano a consacrarsi, corpo e anima, a questa tradizione ancestrale che muove iloro moussem e le loro feste tradizionali. Nessuno riesce a convincerli a gettare la spugna e relegare all’oblio quest’arte che tramandano; neppure  l’età avanzata, la povertà dei mezzi, l’indifferenza verso un patrimonio della regione e del paese tutto riescono a scalfirli. Il falco, At-Tair Al-horr (uccello di pura razza in arabo) come lo chiamano i Qouassem, occupa una posizione particolare nella vita e nei membri della tribù : vive in tutte le case e gode di un notevole interesse occupando il rango di membro nella famiglia. Per essere chiari, quando il proprietario di un falco si reca  al mercato settimanale (souk) il primo acquisto e quello dei piccioni necessari al sostentamento del rapace, prima di procurarsi l’approvvigionamento per la famiglia. Un falco consuma circa 30 piccioni al mese, uno al giorno, e questo diventa un costo notevole per le famiglie. Il falco degli Qouassem misura circa 48 cm di lunghezza e pesa dai 700 ai 900 grammi. maroccoLa sua visione supera gli 8 km con una velocità nell’attacco che varia tra i 200 e i 250 km orari. Parlare dei falconieri in Marocco significa immancabilmente parlare di Kaddour Maqsouiri, 121 anni, parte storica di questa arte. Il venerabile vegliardo, con il suo falco, a cavallo verso la zaouia Moulay Taher, non calcola mai la sua età con gli anni trascorsi ma con il numero degli uccelli e dei cavalli che ha avuto il piacere di possedere durante tutta la sua lunga vita, e il suo più grande rammarico è quello di non poter passare molte ore in sella, ma la passione rimane molta e invariata negli anni. Questo signore in jellaba bianco ha ancora una memoria di ferro e ricorda che la sua passione fu ereditata dai suoi nonni che tra tutte le tribù dell’epoca, si distinguevano per i loro attaccamento alla falconeria, oltre all’essere persone pie, testimone la zaouia costruita dai suoi avi, che organizzava corsi coranici per gli studenti e che divenne un polo d’attrazione in tutta la regione, richiamando a se centinaia di allievi. Sidi Kaddour conserva in memoria dei numerosi fatti avvenuti nella sua terra, in particolare la visita di Moulay Hassan I alla tribù, durante la quale il Sultano annuncio’ l’abolizione delle tasse tribali. Ma Kaddour Maksour non è il solo vegliardo degli Qouassem perchè secondo i dati governativi sono ancora in vita Haj Allal (130 anni) e Si Lahcen (120 anni). falconer_marrakeshL’età avanzata dei falconieri della tribù mette in serio pericolo il perpetuarsi di questa tradizione ma un giovane uomo, Ahmed Laghzaoui ha preso l’iniziativa di costituire una Associazione a Ouled Frj, chiamata Qouassem, con l’obiettivo di trasmettere queste conoscenze oltre alla promozione sociale dei giovani falconieri. In questo momento 11  ragazzi sono inquadrati nell’Associazione che tra le altre cose, ha trovato loro un lavoro presso l’aereoporto internazionale Mohammed V dove, con i loro falchi, si occupano di eliminare gli uccelli dalle piste di atterraggio. Altri giovani sono all’inizio del loro stage per comprendere e apprendere questa antica arte tra cui un bambino di sei anni, Hamza, nipote dello sceicco Abdellah Grini, che ha già dimostrato di possedere un talento eccezionale nell’apprendere l’arte della falconeria. Di pari passo è stata formata una cooperativa femminile per l’allevamento dei piccioni destinati all’alimentazione dei rapaci che occupa una decina di ragazze della zona. Piccole gocce in un mare di disattenzione, di lassismo, di noncuranza, piccole ma importati gocce che riusciranno a salvare questa tradizione grazie anche all’aiuto dell’UNESCO, che in una riunione a Parigi nel giugno scorso, ha deciso di inserire l’arte della falconeria dei Qouassem nel Patrimonio Immateriale dell’Umanità. Qualcosa si muove, forse le gocce diventeranno presto un mare e rivedere questi splendidi uccelli solcare i cieli in un  tutt’uno con il loro compagno uomo sarà come tornare indietro nei tempi, sarà emozionante.

 

Fonte: http://myamazighen.wordpress.com

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