Bufera sullo spettacolo dei falconieri a Santo Stefano Magra

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Cucciniello dei Comitati Spezzini: “Spettacolo tristissimo e molto diseducativo per i bambini”.

spettacolo falconeria“Spettabili redazioni ed illustre Assessore al Turismo di Santo Stefano di Magra,
domenica sera ho partecipato alla festa in oggetto nella quale ha avuto luogo la bella Sfilata Storica all’interno di un contesto molto curato fatto di rievocazioni di antichi mestieri, di tradizioni popolari, di invitanti stand gastronomici e di spettacoli. La manifestazione ha richiesto sicuramente un grande impegno e per questo mi complimento con chi l’ha resa possibile, dagli attori che hanno simpaticamente simulato duelli medioevali, ai ristoratori, agli amministratori. Purtroppo in quello che può senza alcun dubbio definirsi un evento riuscito vi è stata la nota stonata rappresentata dall’ esibizione dei falconieri.

Il gruppo, oltre ad un falco, ha impiegato altri rapaci: un’aquila, un gufo e non vorrei sbagliarmi una sorta di avvoltoio che a comando ha dovuto zampettare sulle gambe di alcuni bambini. Il falco invece, sollecitato da un potente fischietto, ha dovuto volare su diversi trespoli posizionati in diverse posizioni ma anche atterrare sopra la testa di alcuni giovinetti scelti tra il pubblico.
spettacolo falconeriaLasciatemi dire che si è trattato di uno spettacolo tristissimo, fortemente diseducativo soprattutto per i ragazzi che vi hanno assistito e che sono stati coinvolti. Taluni venivano disposti in fila anche con una certa autorità. Il trattamento che purtroppo hanno dovuto subire i poveri animali mi ha addolorato, vederli entrare in esigue gabbiette al termine delle loro evoluzioni ha prodotto in me una gran rabbia già salita durante l’ascolto di una voce metallica, dominante e fastidiosa: quella della conduttrice che forse potremmo chiamare a tutti gli effetti domatrice.
Ho a lungo sperato che quegli sventurati volatili levassero il volo e conquistassero una libertà che forse non hanno mai avuto: ho saputo che vivono in una voliera la loro infelice esistenza.

Nel Medioevo, per motivi venatori, la falconeria poteva forse avere un senso, oggi non ne ha alcuno. E’ un’autentica barbarie al pari della pratica circense che impiega animali. Mi auguro che il prossimo anno Santo Stefano non ospiti più questo bruttissimo show e sappia così fornire un esempio di civiltà”.

Corrado Cucciniello, Comitati Spezzini

 

Risposta di Patrizia Cimberio,  DIRETTORE FALCONRY HERITAGE TRUST (UK)

 

La lettera: “Falconeria e spettacoli con falchi addestrati: due attività completamente differenti”

– Gentilissimo Corrado Cucciniello, Comitati Spezzini,

falconeriaho letto con molta attenzione la bella lettera da lei scritta a questa Redazione e all’Assessore al Turismo di Santo Stefano di Magra, lettera che condivido in più punti.
Penso però sia importante evidenziare che quello a cui lei ha assistito, uno spettacolo dove sono stati utilizzati dei rapaci domestici appositamente addestrati, è profondamente differente dalla disciplina che storicamente viene definita “Falconeria”.
Come da lei ben evidenziato, lo spettacolo cui ha assistito non è stato fonte di arricchimento storico o culturale per i bambini presenti, né una lezione sulla biologia dei rapaci; forse avrebbe potuto esserlo, forse avrebbe suscitato un maggiore gradimento del pubblico, o forse no.
Il fatto certo è che non si è trattato di una dimostrazione della Falconeria, ma di uno spettacolo dove sono stati utilizzati animali addestrati a compiere esercizi graditi a un certo tipo di pubblico.
falconiereLa Falconeria si basa sul rapporto di reciproca fiducia tra il falco e l’uomo, che gli permette semplicemente di volare libero e cacciare le sue prede naturali, nell’ambiente naturale. La natura dei falchi non prevede pubblico o riflettori.
Nella storia dei rapporti fra uomo e animali, la Falconeria è l’unica disciplina che mantiene, nel compromesso della convivenza, la completa naturalezza delle esigenze e del comportamento dell’animale coinvolto.
A differenza del rapporto con tutti gli altri animali domestici (cani, gatti, cavalli, e ancor più gli animali da carne) in cui gli animali sono condizionati dall’uomo in un rapporto di cui lui sceglie i tempi ed i modi, il rapporto del Falconiere con il suo falco permette al falco di volare libero, nel suo ambiente naturale, come farebbe se fosse selvatico, per procurarsi il cibo.
In Italia la Falconeria è disciplinata dalla legge 157/92 che, tra le varie disposizioni, specifica l’utilizzo esclusivo di soli falchi domestici, nati in cattività da almeno due generazioni, che devono presentare un anello inamovibile con un numero di riferimento ugualmente riportato sul certificato CITES che deve accompagnare l’acquisto di ogni falco, indicandone la specie e l’allevamento di provenienza.
La Falconeria è stata riconosciuta nel novembre 2010 dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell’Umanità, poiché tradizione storica che da 4.000 anni è praticata e si trasmette in oltre 65 Nazioni di generazione in generazione.
pulcino falcoNei tempi passati, in Europa e in Asia la Falconeria era uno dei metodi più efficaci per procurarsi del cibo; ora, nel terzo millennio, dove assistiamo a una sempre più crescente urbanizzazione, può diventare un mezzo per rinnovare un rapporto realistico con la natura e per capire che siamo parte integrante degli ecosistemi naturali. La Falconeria non è una pratica medioevale anacronistica, ma un modo per non perdere il contatto con le proprie radici, con la propria storia e con la natura stessa: per cacciare con il falco occorre conoscere la natura e le regole che la governano, così come la biologia dei rapaci e le loro abitudini in natura.
Proprio perché la tutela dei rapaci e della biodiversità sono essenziali per la sopravvivenza della falconeria stessa, da sempre i falconieri si sono impegnati per la conservazione dei rapaci e, proprio grazie ad essi, si è evitata negli anni ’60 l’estinzione del falco pellegrino negli Stati Uniti e in Inghilterra a seguito dell’uso indiscriminato del DDT. (vedere approfondimento Falconeria e Conservazione).

trasportino rapaciPur potendo comprendere quello che è stato il suo disappunto nel vedere dei rapaci, simbolo nel nostro immaginario collettivo di libertà e fierezza, trasportati in appositi trasportini o di saperli vivere parte del loro tempo in voliera, credo che spesso sia più facile proiettare alcune nostre aspettative e umani desideri su questo tipo di animali (che come ho già evidenziato sono comunque animali nati da generazioni in cattività, così come lo sono le meno “nobili” oche) piuttosto che su di un cane che vive rinchiuso in un monolocale in città, obbligato a trattenere le sue necessità a comando o di un cavallo nel un box di un maneggio, dove a malapena riesce a girare su se stesso.

Mi auguro che la sua lettera, e la sensibilità di persone come lei, possano essere di suggerimento alle pubbliche amministrazioni, e a chi propone spettacoli con i rapaci, per proporre al pubblico, forse troppo abituato ad un divertimento superficiale e di rapido consumo, contenuti diversi che parlino di cultura della falconeria e rispettino la dignità dei rapaci utilizzati.
La Falconeria fa questo da millenni attraverso la storia, la cultura, la biologia dei rapaci e la loro conservazione nella biodiversità.

Ringraziandola quindi del suo intervento e rimanendo a sua disposizione per nuovi confronti, le porgo cordiali saluti.

Patrizia Cimberio

 

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