Bari, 10 falchi a guardia dell’aeroporto

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falconierebariBARI – Sulla pista il rumore è assordante. Ma Devil non sembra infastidito. Ha il cappuccio sulla testa perché è appena rientrato dal turno di ispezione quotidiano: un volo di venti minuti, giri e discese in picchiata ma nessuna preda, se non il logoro di cuoio utilizzato per l’addestramento. E il premio quando sarà riportato nella voliera.

Perché Devil è un falco sacro di 9 mesi che fa parte della squadriglia di rapaci «in servizio» al Karol Wojtyla di Bari. Insieme a lui, a guardia dei cieli di Puglia, altri nove esemplari tra falconi e poiane di Harris.

Dal 2001 infatti i rapaci prediletti da Federico II di Svevia sono stati arruolati dall’ente Aeroporti di Puglia per liberare le piste di volo e le aree di manovra degli aerei dagli stormi di volatili sia stanziali che migratori.

«In questa zona sono presenti soprattutto colombi e gabbiani» spiega Antonio Masciale, che da 6 anni lavora con i 10 predatori. «Ma la Puglia si trova anche sulle rotte degli uccelli migratori in volo verso l’Africa – aggiunge – ed è per questo che oltre ai 4 falchi sacri, abbiamo 3 esemplari di poiana di Harris».

«Gli stormi rappresentano un serio pericolo, soprattutto nelle fasi di decollo e atterraggio dei velivoli, tanto che – ricorda Masciale – in passato la torre di controllo è stata costretta a chiudere lo spazio aereo».

«Lo stabilisce una normativa dell’Enac – precisano da Aeroporti – e la nostra direzione ha deciso di scongiurare il pericolo del “bird strike” ispirandosi a una politica ambientalista rispettosa degli equilibri dell’ecosistema».

Altrove usano veleno, ultrasuoni e sistemi meccanici. «Noi abbiamo scelto di seguire una una strada meno cruenta, affidando ai falconieri il compito di convincere colombi e gabbiani a stare lontani dalle piste di volo.

«Un lavoro che è soprattutto passione per questi bellissimi predatori», confessa Masciale accarezzando Devil, aspetto fiero e artigli affilati. «Non attaccano l’uomo, perché riconoscono la preda grazie alla memoria genetica e alle ore di addestramento».

Un metodo non cruento che sfrutta l’istinto primordiale dei rapaci alla caccia e che si modula sulle caratteristiche delle prede.

«Oronzita e Avatar sono due poiane di Harris che utilizziamo per gli animali di piccola taglia, come volpi, lepri e conigli, che invece stanno a terra», continua il falconiere.

L’addestramento va dall’alba al tramonto e si articola in varie fasi. Si inizia con le ispezioni che vengono effettuate a più riprese sulla viabilità perimetrale dell’aeroporto, la pista d’atterraggio, i raccordi ed il piazzale degli aeromobili. Una volta accertata la presenza di volatili potenzialmente pericolosi per l’attività aerea, il falconiere aspetta che le prede abbiano un buon margine di fuga e lancia il rapace all’inseguimento. Nel momento in cui gli uccelli sono oltre il limite dell’area perimetrale, il predatore viene richiamato e torna indietro.

Per i gabbiani, che tendono a volare intorno ad un punto, si richiede l’intervento del falcone: la tecnica predatoria è diversa perché l’ attacco parte dall’alto. Nelle simulazioni, per sostituire la preda, viene utilizzato il logoro, un fantoccio di cuoio. «La soddisfazione non sarà la stessa – commenta Masciale – ma il premio è assicurato».

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