Progetto di ricerca e conservazione del falco sacro in Mongolia

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Riassunto    In Italia la Falconeria, tradizione millenaria di catturare prede selvatiche nel loro ambiente naturale per mezzo di rapaci addestrati a questo preciso scopo, può essere praticata esclusivamente con l’utilizzo di falchi riprodotti in cattività. I falconieri hanno sempre avuto un ruolo attivo nella conservazione e nella protezione dei rapaci. Tutte le leggi più antiche di tutela dei rapaci sono state influenzate e volute dai falconieri che da sempre conoscono l’importanza della protezione dei rapaci in natura, senza dei quali la falconeria cesserebbe di esistere. Negli anni 60 sono stati i falconieri, molti di loro anche veterinari e ornitologi, con progetti sperimentali di riproduzione in cattività e di rilascio in natura a evitare l¹estinzione del falco pellegrino negli Stati Uniti e in Inghilterra dovuta ad un utilizzo indiscriminato del DDT. In Mongolia nel 2010, il progetto”Save the Saker”, finanziato dal Ministero dell’Ambiente di Abu Dhabi, Emirati Arabi, e realizzato da un gruppo internazionale di falconieri, ha permesso la costruzione di 5.000 nidi artificiali per facilitare la riproduzione del falco sacro, dopo uno studio sperimentale condotto per 5 anni su di una prima installazione di 250 nidi artificiali. Per accrescere la consapevolezza tra la popolazione mongola della necessità di conservazione del falco sacro e di bloccare il traffico illegale di falchi di cattura, è stato attivato un apposito programma informativo ed educativo presso le scuole e la popolazione locale.

ancora

Il Falco sacro (Falco cherrug) è elencato nell’ Appendice II del CITES, il che permette ai Paesi firmatari di prelevare e commerciare uccelli selvatici, fino a quando ciò non comporta un impatto dannoso sulla popolazione selvatica.  Tuttavia, pochi Paesi dell’ Asia Centrale presentano una popolazione tale di Falchi sacri in grado di sostenere un prelievo costante e, ancora meno, hanno la capacità di regolare un tale commercio. Conseguentemente, la richiesta di Falchi sacri selvatici di cattura è soddisfatta in gran parte dal commercio illegale intrapreso da una rete di trappolatori, contrabbandieri e rivenditori. Questa domanda, e la relativa fornitura di Falchi sacri non è un fenomeno nuovo. Come la falconeria, anche il commercio ha un’antica tradizione, soprattutto tra i siriani e lungo la via della seta dell’Asia Centrale. Quello che è cambiato nel mondo moderno è la dimensione di questo commercio, con un numero crescente di bracconieri che sono riusciti a raggiungere aree popolate da Falchi sacri finora inaccessibili, per rispondere alla domanda di una fornitura, apparentemente insaziabile, di Falchi in Medio Oriente. Il crollo dell’Unione Sovietica e l’apertura degli ex Stati comunisti e della Cina ha visto crescere il fenomeno di trappolatori siriani e pakistani in cerca di Falchi sacri in nuove aree, come la remota Siberia Centrale, il nord-ovest della Cina e la Mongolia.  Il governo della Mongolia si è affrettato a prendere il controllo di questo commercio e ha imposto ai trappolatori presenti sul proprio territorio una tassa per l’esportazione dei Falchi sacri selvatici catturati nel proprio Paese (in Mongolia la fauna selvatica è considerato proprietà dello Stato).  Nel 1995 la Mongolia ha firmato la Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione(CITES) e, da questo momento, il commercio dei Falchi sacri deve rispondere ai requisiti della Convenzione. Tuttavia, pur avendo una grande popolazione riproduttiva di Falchi sacri, la Mongolia non è stata in grado di dimostrare che la sua quota annuale di Falchi commerciabili non avrebbe avuto effetti dannosi sulla popolazione selvatica. Inoltre, uno scarso monitoraggio dei dati e una legislazione lassista hanno fatto sì che il commercio di falchi sacri in Mongolia sia stato fortemente criticato, sia a livello nazionale che internazionale, danneggiando la reputazione del governo mongolo. Negli ultimi anni, con un valore pari a circa 3 milioni US $ per anno, la Mongolia è stata l’unico Paese a consentire il prelievo legale e il commercio di Falchi sacri, con una quota CITES di circa 300 rapaci all’anno fissata fino al 2011. Spesso si parla di ‘uso sostenibile’, ma nonostante la familiarità di questo termine tra gli ambientalisti, molte volte non viene compreso. Il principio alla base di questo termine è che le risorse naturali dovrebbero essere utilizzate in modo tale che il loro mantenimento non sia minacciato, assicurando in tal modo la loro disponibilità per un utilizzo futuro. L’utilizzo da parte dell’uomo della fauna selvatica non è necessariamente un male. Di fatti, sia il CITES sia la Convenzione sulla Diversità Biologica riconoscono che gli “scambi commerciali possono essere utili alla conservazione delle specie e delle popolazioni locali quando sono condotti a livelli che non sono nocivi per la sopravvivenza della specie in questione”.  Nel 2010, a seguito di una revisione delle quote di commercio CITES (processo di revisione avviato dagli Emirati Arabi Uniti, allarmati dal modo in cui era condotto il commercio di Falchi sacri), il Governo mongolosi è trovato di fronte all’alternativa di bloccare il commercio di Falchi sacri o di sviluppare un sistema dimostrabile di commercio sostenibile e di beneficio per la conservazione di questa specie.  Durante una recente riunione del Governo mongolo, tenutasi il 12 gennaio del 2013, si è deciso di sospendere l’esportazione commerciale dei Falchi sacri dalla Mongolia per un periodo di 5 anni. Il Governo ha ritenuto che questa decisione contribuirà ad aumentare notevolmente nei territori della Mongolia la popolazione di Falchi sacri, specie che occupa un posto unico nella storia e nella cultura del popolo mongolo e a promuovere la consapevolezza pubblica del valore ecologico del Falco sacro. Nel 2005, l’International Wildlife Consultants (UK) Ltd è stata incaricata dal Ministero dell’Ambiente di Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti, di svolgere un’indagine e di attivare un progetto di ricerca sui Falchi sacri in Mongolia della durata di oltre 15 anni, nell’ambito di una serie di accordi firmati con il Ministero della Natura, Ambiente e Turismo della Mongolia. L’impegno dimostrato da Abu Dhabi nella conservazione del Falco sacro in Mongolia ha permesso che l’International Wildlife Consultants di sviluppare una conoscenza impareggiabile sull’ecologia e i requisiti di conservazione del Falco sacro in questo paese e ora si trova nella posizione di consigliare di assistere il governo della Mongolia nello sviluppo di un commercio realmente sostenibile del Falco sacro. Questo processo è stato sviluppato su due livelli, da una parte con l’implementazione pratica del Progetto di Nidi Artificiali, che potrà contribuire ad un prelievo sostenibile, dall’altra con lo sviluppo di una politica e di un quadro normativo indispensabile per la gestione di un commercio sostenibile. Quest’ultimo obiettivo sarà sicuramente più difficile da raggiungere rispetto al primo!

Sviluppo del progetto di ricerca

  2Dal 2002, l’International Wildlife Consultantsha studiato le possibilità di incrementare la popolazione riproduttiva del Falco sacro in Mongolia utilizzando dei siti di nidificazione artificiali. Questa forma di gestione della vita selvatica è basata sul fatto che ampie aree delle pianeggianti steppe della Mongolia presentano una grande disponibilità di roditori, prede ideali per i rapaci, ma un numero troppo limitati di siti adatti alla nidificazione del Falco sacro. Alcuni rapaci, come la Poiana degli altipiani (Buteohemilasius)e l’Aquila delle steppe (Aquila nipalensis) possono prontamente nidificare anche a terra, ma altri tipi di uccelli predatori, come i Gheppi, i Corvi e i Falchi sacri necessitano di siti di nidificazione elevati (anche se, in casi molto rari, i Falchi sacri possono nidificare sul terreno occupato dalle arvicole di Brandt – Lasiopodomysbrandtii). Questi rapaci, in tempi brevi, hanno iniziato a nidificare sui vari manufatti umani presenti nelle steppe, come i ricoveri per il bestiame e gli edifici o pali della corrente elettrica, così il primo passo di questo progetto è stato quello di provare ad erigere nuove piattaforme elevate dove le specie, quali i Corvi e le Poiane degli altopiani potessero costruire i loro nidi. Questo esperimento iniziale, condotto da Eugene Potapov e Gombobaatar Sundev, ha dimostrato la fattibilità del progetto. I Corvi e le Poiane degli altopiani hanno costruito i loro nidi sulla sommità di treppiedi in metallo alti 2m che erano stati eretti a intervalli regolari attraverso le steppe pianeggianti e alcuni di questi nidi sono in seguito stati usurpati dai Falchi sacri, dimostrando che delle semplici strutture artificiale potevano essere erette per incoraggiare queste specie a riprodursi.

Nidi realizzati con fusti metallici

nidi artificiali falco sacroIl passo successivo è stato quello di studiare la forma migliore per i nidi artificiali in grado di massimizzare i livelli di occupazione di ottimizzare successo riproduttivo.  Nell’autunno del 2005 abbiamo eretto una griglia di 100 nidi artificiali, utilizzando vecchi tamburi di metallo imbullonati su dei pali alti 3 metri fissati a terra con una base di cemento. Questi contenitori, posti a una distanza di 2 km l’uno dall’altro, avevano tutti uno strato interno in ghiaia, in modo da essere immediatamente pronti per l’uso da parte dei Falchi sacri. Abbiamo verificato quattro diversi modelli di contenitori per la riproduzione, distribuendoli in modo casuale attraverso la nostra griglia di controllo. Tre forme erano aperte nella parte superiore e differivano nel grado di riparo offerto agli uccelli nidificanti. Una presentava solo un basso cerchio in modo che gli uccelli nidificanti potessero vedere tutto intorno, un’altra aveva invece un bordo alto in modo tale che il nido fosse totalmente protetto dai forti venti che costantemente soffiano attraverso le steppe, mentre il terzo modello era caratterizzato dall’avere un bordo alto solo su un solo lato, che offriva una discreta protezione dal vento e allo stesso tempo un po’ di visibilità all’uccello durante la cova. Il quarto modello era una scatola chiusa con un tetto e una grande entrata laterale. Nel corso degli anni successivi abbiamo monitorato l’occupazione il successo riproduttivo delle specie che utilizzavano i diversi modelli di nido artificiale. I livelli di occupazione aumentavano di anno in anno, così come gli uccelli che li sceglievano come nuovo habitat per la nidificazione.  Le specie principali che hanno usato i nidi artificiali sono tre: le poiane dell’altipiano, i Corvi e Falchi sacri, sebbene anche un paio di Aquile reali abbiano deposto un uovo, che non si è schiuso, nei nostri bidoni! Le Poiane dell’altopiano hanno mostrato una forte preferenza a nidificare nelle forme aperte che riempivano con qualsiasi tipo di materiale di nidificazione in modo da avere piena visibilità, ma erano esposte al forte vento. Al contrario, i Corvi e i Falchi sacri hanno preferito nidificare all’interno dei box chiusi. Al fine di massimizzare la probabilità di occupazione dei nidi da parte di una di queste specie, abbiamo modificato la forma dei box utilizzati e abbiamo eretto una nuova griglia di 150 nidi artificiali, che è stata completata nel 2007. Questi nidi sono stati collocati a intervalli più ravvicinati, a solo 1 km di distanza, in sei blocchi di 25 nidi distribuiti in una vasta area in cui vi era un’abbondante popolazione di arvicole di Brant e di gerbilli della Mongolia. I nidi erano dei box chiusi che presentavano sul tetto uno stretto bordo in rilievo che avrebbe potuto essere utilizzato delle poiane dell’altopiano per la costruzione dei loro nidi; ora i nidi erano adatti a qualunque delle specie che vi avesse voluto nidificare. Lavorando con il nostro partner di ricerca mongolo, il Science Wildlife e Conservation Center (WSCC), abbiamo intensificato il nostro sforzo di ricerca per esaminare le possibilità di utilizzare degli uccelli da preda per controllare il numero di roditori che infestano le praterie degradate. Nel 2007 Nayambayar Batbayar, Direttore del WSCC, ha ingaggiato due studenti mongoli e mentre noi ci siamo occupati di finanziare e supervisionare il loro Master biennale presso l’Università Nazionale della Mongolia. Ganhuyag Purev-Ochirsi è impegnato a studiare l’ecologia della riproduzione e il successo riproduttivo degli uccelli da prede, mentre Amarsaikhan Saruul ha intrapreso uno studio demografico sulla popolazione di roditori. Abbiamo inoltre lavorato con un team di studenti mongoli e assistenti sul campo stranieri per raccogliere i resti delle prede e le borre con lo scopo di studiare la dieta dei rapaci inriproduzione. Nel 2009 abbiamo utilizzato la telemetria satellitare GPS per determinare l’ampiezza delle aree di caccia dei Falchi sacri.
 

Analisi dell’occupazione dei nidi

 

Nel 2009, incredibilmente, il 95% di questi nidi artificiali era occupato da uccelli da preda, tra cui 27 Poiane dell’altopiano, 16 Falchi sacri e 9 Corvi, mentre il resto dei nidi era occupato da Gheppi comuni. Tutte queste specie si erano nutrite prevalentemente di roditori, in particolare delle arvicole di Brandt e dei gerbilli della Mongolia e i nostri studi preliminari avevano indicato che queste due specie costituivano l’86% delle prede cacciate dai Falchi sacri durante la nidificazione nelle nostre griglie. La telemetria satellitare GPS ci ha permesso di tracciare le aree di caccia dei Falchi sacri e, durante il periodo riproduttivo, gli uccelli contrassegnati con un tag cacciati nelle vicinanze dei siti di nidificazione hanno dimostrato che questi roditori vengono uccisi nelle vicinanze dei nidi artificiali. L’alta densità di rapaci in riproduzione, che si alimenta quasi totalmente della popolazione locale di roditori dimostra la potenzialità dell’utilizzo dei nidi artificiali per aumentare la predazione dei rapaci come forma di controllo biologico dei roditori.  Questo approccio è diretto ai ‘sintomi’del degrado dei pascoli, piuttosto che alle ‘cause’ (che sono molteplici e complesse), ma tuttavia può offrire dei benefici di conservazione per i rapaci e i pastori locali. Abbiamo ancora bisogno d’ intraprendere nuove ricerche per quantificare il numero di roditori catturati dagli uccelli da preda e di valutare quindi l’impatto di questa predazione sulla popolazione dei roditori.

 

Progetto per l’erezione di 5.000 nidi artificiali

 

A seguito di questi risultati molto incoraggianti, nel 2009 il Falconers Emirates’ Club ha finanziato il progetto di erigere 5.000 nidi artificiali in 20 griglie da 250 nidi l’una nei siti di nidificazione della Mongolia centrale, lungo un periodo di 12 mesi, a partire dal novembre 2009. I nidi artificiali, dopo le ricerche condotte negli anni precedenti, sono stati progettati per essere il più semplice possibile, realizzati con un barile di 50/60 centimetri di diametro con un tetto in acciaio e un foro di entrata su di un lato. Il nido-barile viene imbullonato ad una piastra saldata su un palo di metallo alto 3 metri, cementato per 50 centimetri nel terreno. La costruzione di 5.000 nidi artificiali rappresenta una seria sfida logistica. I barili provenivano tutti da un produttore di soft drink Ulaanbaatar (erano usati per l’importazione del succo di frutta concentrato) e abbiamo comprato tutti i barili vuoti che la fabbrica produceva in un anno! Per tagliare i barili abbiamo usato oltre 40.000 dischi da taglio, 1,5 km di tubo di acciaio di erigere i nidi, insieme a 20.000 set di dadi e bulloni e a 40.000 rondelle in acciaio. Il nostro team ha lavorato a temperature di meno 30° C durante tutto l’inverno mongolo per costruire il barili nell’officina che avevamo affittato, in modo che fossero pronti per l’innalzamento da parte delle nostre squadre nell’aprile 2010, allo scioglimento delle nevi. Trasportare griglie di 250 nidi attraverso le vaste distese delle steppe mongole prive di strade, fino alla loro destinazione finale, non è un compito facile e tutti i nostri autisti sono stati addestrati a utilizzare il GPS per identificare le locazioni corrette. In ogni caso, nonostante queste difficoltà, i nostri biologi e i nostri team incaricati della costruzione dei nidi in Mongolia si sono sempre mostrati entusiasti di fronte ad un progetto che presenta benefici evidenti e tangibili per la conservazione. In ognuna delle griglie i nidi artificiali sono stati posti aintervalli di 1,5 km e le ricerche sperimentali hanno indicato un’aspettativa di occupazione dei nidi artificiali da parte dei Falchi sacri entro 4 anni pari al 10/30 per cento, in base alla disponibilità locale di roditori. Il nostro obiettivo è di avere, entro il 2015, 500 coppie di Falchi sacri nidificanti nei 5000 nidi artificiali con la riproduzione di circa 1.500 pulli. Questa popolazione di recente creazione potrebbe rappresentare un incremento del 10-25 per cento della popolazione mongola.

 

Stato del progetto nel 2011

 

La stagione riproduttiva 2011 è stata attesa con molta ansia, dopo che i teams della Wildlife Conservation Science and Center (WSCC) avevano completato, nell’autunno precedente, la costruzione di ulteriori 5.000 nidi artificiali da aggiungere alle nostre griglie sperimentali già esistenti di 250 nidi. Questi nuovi 5.000 nidi artificiali sono stati eretti in 20 distretti amministrativi (250 nidi per ogni distretto), distribuiti su una fascia di 730 x 230 km nella parte centrale della Mongolia. I nidi artificiali sono stati posti a intervalli di 1.5 km, coprendo oltre 10.000 km.q della parte centrale delle steppe della Mongolia. Nel mese di maggio 2011, cinque squadre di studiosi hanno controllato i nidi artificiali eretti nelle griglie di controllo per registrare il tasso di occupazione da parte di uccelli rapaci in riproduzione. I Falchi sacri sono stati gli uccelli da preda più frequentemente trovati in riproduzione nei nidi artificiali, con 200 coppie monitorate che avevano deposto delle uova (rispetto a 177 Poiane dell’altopiano, 171 Corvi e 83 Gheppi comuni), numero che offre un’indicazione dello stato relativamente sano della popolazione dei sacri nell’area centrale della Mongolia. Il numero di Sacri nidificanti in ogni griglia è stato molto variabile con un numero massimo di 25 coppie nidificanti in una griglia, a tre griglie prive di Falchi sacri. La nostra esperienza con l’utilizzo di griglie sperimentali indica che il numero di Sacri in riproduzione presso i nostri nidi artificiali aumenterà nei prossimi anni. Durante le visite ai nidi compiute nel mese di maggio, le nostre indagini sono state indirizzate anche per  conteggiare i roditori e le potenziali prede aviarie  evidenziando un rapporto positivo tra il numero di roditori e quello delle uova deposte. I successi di nidificazione sono cresciuti, con solamente 24 (12%) fallimenti registrati e con una dimensione media della covata di 3.1 pulli a nido. Abbiamo impiantato un microchip a oltre 600 nidiacei. Due Falchi sacri che si sono riprodotti nel 2011, usando i nostri nidi artificiali, erano in precedenza nati proprio nelle nostre griglie sperimentali nel 2007 e nel 2009, un maschio di quattro anni e una femmina di due anni che si stavano riproducendo a 85 km dal loro sito natale. È interessante notare che, sebbene fossero nati in anni diversi, entrambi provenivano dallo stesso nido artificiale e dagli stessi genitori. Inoltre, abbiamo registrato una femmina con un trasmettitore satellitare non funzionante che si stava riproducendo a 300-350 km dal sito di riproduzione in cui era stata taggata sia nel 2009 che nel 2010, ma purtroppo non siamo stati in grado di catturarla per rimuoverle il tag e identificare quale individuo fosse. Tuttavia, speriamo di essere in grado di utilizzare i marcatori genetici per identificare questo uccello. Nel 2011 il progetto si è occupato di finanziare tre nuovi studenti che stanno seguendo un Master presso l’Università Nazionale della Mongolia, focalizzandosi su aspetti specifici del progetto. Sarangerel Ichinkhorloosta esaminando l’uso del terreno e la copertura del suolo attraverso la rete delle griglie dei nidi artificiali, Amarkhuu Gungaasta studiando la disponibilità di prede in relazione a occupazione dei nidi e ai successi di riproduzione, mentre Ariunzul Lhagvajav la dieta dei Falchi sacri in riproduzione nei nidi artificiali. Il progetto ha anche finanziatoil dottorato di Choikhand Janchivlamdan presso l’Università di Leicester (UK) sulla politica e il quadro legislativo che circoscrive il commercio di Falchi sacri in Mongolia. Nel mese di maggio 2011, quando i nostri team hanno visitato le griglie dei nidi artificiali, è risultato evidente che in alcuni distretti vi era stato un grave problema dovuto alla rimozione dei nidi. In molti casi, sia i barili di nidificazione sia i pali di sostegno erano stati rimossi, in altri casi solo il barile o il palo, mentre alcune volte erano stati rubati solo i bulloni di fissaggio del barile al palo! I pali possono essere utilizzati dai pastori locali per costruire palizzate improvvisate per il bestiame, i bidoni come contenitori di fortuna, mentre i bulloni essere impiegati come pezzi di ricambio per i motocicli. Oltre alla popolazione locale, che ha rimosso i nidi artificiali per riutilizzarli, alcuni sono stati sistematicamente rimossi per essere venduti a mercanti di rottami metallici. Furti di un tipo o dell’altro hanno rappresentato una perdita di circa il 10% dei nidi che le nostre squadre avevano eretto, in due distretti più di un terzo dei nidi sono andati persi, mentre in tre altri distretti un quarto dei nidi sono stati rubati. Per contrastare il problema della rimozione dei nidi da parte dei locali, abbiamo intensificato la nostra campagna d’informazione con l’invio di personale fuori dei distretti centrali per tenere presentazioni pubbliche sul progetto, abbiamo coinvolto la popolazione locale nel monitoraggio e nel mantenimento di nidi e, infine, abbiamo coinvolto i pastori attraverso il progetto MSc sull’uso del suolo. Ancora più importante, abbiamo deciso di sviluppare maggiori collegamenti tra il progetto e le comunità locali attraverso un progetto di “gemellaggio tra le scuole”, che nel 2011 ha avuto inizio in fase pilota tra una scuola in Mongolia e una scuola nel Regno Unito, con l’intenzione di estendere a breve questo progetto anche ad altre scuole. I materiali d’insegnamento sono stati sviluppati per coprire la storia del progetto dei nidi artificiali, l’importanza della conservazione del Falco sacro e il patrimonio culturale della falconeria negli Stati del Golfo, con collegamenti relativi alle diverse tradizioni nazionali e agli scambi culturali. Questo, unitamente ad un maggiore coinvolgimento delle comunità locali nel monitoraggio e nella manutenzione dei nidi artificiali, permetterà di costruire un maggiore senso di partecipazione locale al progetto. Insomma, poiché i nidi artificiali possano avere un futuro a lungo termine, le popolazioni locali devono comprendere che i nidi artificiali hanno per loro più valore se rimangono in piedi nella steppa, piuttosto che essere venduti ad un mercante di rottami metallici. Inoltre, abbiamo lavorato non solo su soggetti a scala locale, ma anche a livello nazionale per spingere il governo della Mongolia ad adottare un protocollo di prelievo che consenta di registrare l’età e il sesso dei Falchi sacri esportati e di dotare di microchip tutti gli uccelli oggetti di commercio, oltre che di registrare le informazioni sui permessi di esportazione CITES. La mancanza di una registrazione rigorosa è una delle nostre principali preoccupazioni in relazione al commercio in Mongolia di Falchi sacri ed è un problema che dovrà essere risolto al più presto. A livello internazionale, abbiamo promosso il ruolo potenziale del progetto dei nidi artificiali che non solo può essere una fonte di prelievo sostenibile di Falchi sacri per la falconeria, ma anche per la conservazione della specie. Abbiamo promosso il progetto in una serie di forum internazionali, dagli incontri del CITES, alle conferenze internazionali.

 

Stato del progetto nel 2012

 

Nel 2012, il secondo anno del Progetto “5.000 nidi artificiali”, abbiamo registrato l’occupazione dei nidi artificiali da parte 380 coppie di Falchi sacri. Tuttavia, questa è una stima di minima perché i nidi che non hanno dato un esito positivo durante la nostra prima visita di controllo (tra il 1 ° e il 15 maggio 2012) non sono stati conteggiati e  la data di deposizione media è stata calcolata al 5 di aprile. Nel 2011, abbiamo registrato 200 coppie di sacri nidificanti nei nostri nidi artificiali e un aumento del 90% nella riproduzione di sacri nel 2012 è un rilevante passo avanti verso il nostro obiettivo di 500 coppie nidificanti nel 2015. Abbiamo inoltre registrato la riproduzione di 905 coppie di Gheppio comune (Falco tinnunculus), 298 coppie di Poiane dell’Altopiano (Buteohemilasius) e 269 coppie di Corvi (Corvuscorax). Anche in questo caso, si tratta di stime minime poiché gli uccelli che hanno deposto, o fallito, tra la prima visita di controllo (01-15 maggio) e l’ultima (25 giugno-9 luglio) non sono stati conteggiati. Nel corso del 2012, abbiamo fatto cinque visite di controllo per ognuno dei nostri nidi artificiali occupati da Falchi sacri nel periodo 1 maggio – 9 luglio. Dei 380 nidi registrati, 31 sono stati identificati  per il fallimento della riproduzione, 337 presentavano dei pulli pronti per l’involo, mentre l’esito di 12 nidi non era noto. Per cercare di analizzare al meglio le cause di queste variazioni abbiamo deciso di continuare a finanziare le tre borse di studio MSc presso l’ Università Nazionale della Mongolia.  Sarangeln Ichinkhorloo sta studiando come l’utilizzo dei pascoli e del suolo possa influenzare la composizione della vegetazione e come questa a sua volta sia legata alla distribuzione e all’abbondanza di roditori e passeriformi. AmarkhuuGunga sta verificando la disponibilità di roditori e passeriformi in relazione alla densità e al successo riproduttivo dei Falchi sacri in tutte le nostre 20 griglie di nidi artificiali. Arianzul Lkhagvajav sta invece esaminando la dieta dei sacri durante la loro permanenza nei nidi artificiali utilizzano le borre, i resti delle prede e l’analisi di video. Infine, Choikhand Janchivlamdansta completando la sua tesi di dottorato presso l’Università di Leicester sulle politiche relative al commercio di Falchi sacri in Mongolia. Ci auguriamo che le autorità mongole seguano le nostre raccomandazioni per l’attuazione di un sistema trasparente di utilizzo di microchip per le esportazioni di Falchi sacri definite dal CITES e anche per stabilire un sistema in cui l’età, il sesso e la regione di provenienza dei Falchi sacri prelevati siano registrate. Nel 2012 cinque assistenti di campo stranieri si sono uniti alle nostre squadre sul campo mongole, e vogliamo ringraziare Berend Van Der Ark (Paesi Bassi), Valerie Maldiney (Francia), Rebecca O’Brien (UK), Patricia Owens (Svizzera) e Chris Smith (USA) per il prezioso lavoro svolto. Un ulteriore supporto e coordinamento per i programmi sul campo è stato fornito dal Dr. Lutfor Rahman (IWC). I nostri 5.000 nidi artificiali sono distribuiti in griglie in 20 distretti (soums), con 250 nidi originariamente eretti per ogni distretto. Da quando sono stati collocati, abbiamo perso circa il 15% dei nidi artificiali, principalmente a causa di rimozioni intenzionale, ma anche per la caduta dei nidi. Nel luglio 2012, risultavano essere ancora funzionali 4.276 nidi artificiali dei 5.000 eretti nel 2010. Stiamo lavorando per aumentare la consapevolezza e il valore del progetto dei nidi artificiali con la popolazione locale attraverso progetti educativi presso le scuole e la distribuzione di materiali promozionali (calendari). Abbiamo scoperto che nei distretti in cui vi è una maggiore consapevolezza del progetto tra la popolazione locale, il livello delle perdite dei nidi attraverso la rimozione intenzionale è inferiore. Nel 2012 abbiamo istituito un progetto pilota “School Links Project” tra la Glyncoed Junior School (UK) e la Scuola Bayan, Tovaimag. Tutti i materiali educativi sono stati realizzati in inglese, mongolo e arabo. È possibile ottenere informazioni dettagliate sul progetto all’indirizzo www.mefrg.org / slpLessons.asp. Nei prossimi tre anni si aggiungeranno al progetto altre scuole negli Emirati Arabi e negli Stati Uniti per un totale di oltre 20 scuole. Perché il progetto dei nidi artificiali in Mongolia possa fornire un beneficio a lungo termine per il Falco sacro è necessario trovare un modo per generare delle entrate che possano sostenere il mantenimento, la sostituzione e il monitoraggio dei nidi. Per raggiungere quest’obiettivo stiamo cercando di indentificare una serie di servizi utili che potrebbero essere forniti dai nidi artificiali e i modi di sviluppare dei proventi finanziari di ritorno. (Vedi Tabella 1). Oltre al programma di lavoro basato sui nidi artificiali, abbiamo anche avviato un progetto nell’ambito dell’esistente memorandum di intesa MNET-EAD per studiare il problema dell’elettrocuzione dei rapaci in Mongolia. Abbiamo iniziato un confronto con l’Eastern Electricity Company (EEC, una delle tre società di fornitura di energia elettrica in Mongolia) per esaminare le modalità di riduzione dell’elettrocuzione  dei rapaci sulle linee elettriche di media tensione, utilizzando come modello la linea di 54 km Monkhkhaan-Uulbayan (vedi Dixon 2010: Falco 37, 10-13). Nel marzo 2012, seguendo le nostre indicazioni iniziali, la EEC ha immediatamente cambiato le configurazioni più pericolose dei pali di ancoraggio, scambiando il passaggio dei fili della seconda e della terza fase. Nel 2013, inizieranno delle sperimentazioni sull’utilizzo di deterrenti contro i rapaci e di materiali isolanti per i pali di ancoraggio e per i pali sospesi della linea Monkhkhaan-Uulbayan. La sperimentazione si svolgerà per la durata di un anno, durante la quale si valuterà l’efficacia degli isolamenti, rispetto ai deterrenti, nella riduzione degli eventi di elettrocuzione dei rapaci.

 
 Tabella 1. Un elenco di “servizi” che potrebbero essere offerti dai nidi artificiali nella Mongolia centrale e possibili fonti di entrate finanziarie.
 
Servizi
Possibili fonti di entrate finanziarie
1. Fornire la gestione e il monitoraggio dei Falchi sacri per sostenere un prelievo commerciale sostenibile.
1. Prelievo sulle tasse pagate sulle transazioni commerciali sui Falchi sacri per sostenere il programma di manutenzione, sostituzione e monitoraggio dei nidi artificiali.
2. Valore potenziale nel controllo dei roditori e delle specie invasive che danneggiano i pascoli.
2. “Pagamento di un Servizio per l’Ecosistema (PES)” da parte del Governo a livello nazionale/regionale o internazionale.
3. Offrire una risorsa per la ricerca e l’educazione ambientale.
3. Supporto finanziario dai gruppi di ricerca che desiderano utilizzare il progetto dei nidi artificiali nei loro studi. Sponsorizzazione dei nidi da parte dei sostenitori che intendono promuovere l’educazione, la conservazione dei rapaci e/o della falconeria.
4. Offrire un punto di interesse per l’eco-turismo
4. Tours organizzati di visita ai nidi artificiali.
5. Offrire una risorsa per il monitoraggio dell’inquinamento da metalli pesanti in ampi territori utilizzando le uova e le penne come parametri di riferimento.
5. Pagamento per il monitoraggio da parte di società minerarie e/o di governo nazionale/regionale.
 

Programma “School Links”

 

Testo a cura di Nicola Dixon

 

Il programma “School Links” pensato per le scuole sul progetto Nidi artificiali offre l’opportunità per i bambini delle scuole della Mongolia e altri paesi di scambiare conoscenze, tradizioni culturali e linguistiche usando questo progetto di conservazione del Falco sacro, unico nel suo genere, come mezzo di interazione. Al momento, il programma “School Links” ha avuto un ottimo inizio con la partecipazione di 10 scuole. Ogni scuola è incoraggiata a utilizzare le risorse educative appositamente ideate per questo progetto, disponibili in inglese, mongolo e arabo sul sito web MEFRG (www.mefrg.org/slpLessons.asp). Ad oggi sono trattati cinque argomenti, mentre per il futuro sono previste nuove sezioni che verranno realizzate dagli studenti stessi. Ogni argomento si compone di una presentazione in PowerPoint, di materiale di lavoro per gli studenti, domande, attività aggiuntive e una serie di note di approfondimento per gli insegnanti. Sono inoltre disponibili link a materiali video e a collegamenti web.  Le presentazioni PowerPoint allegate con il materiale didattico, forniscono un’introduzione agli argomenti, e speriamo che gli studenti siamo incoraggiati ad approfondire gli argomenti per favorirne la conoscenza e la comprensione. Di seguito viene tracciata una panoramica degli argomenti attualmente trattati dalle nostre risorse educative, insieme a degli esempi di come le scuole stanno utilizzando queste risorse.

 

Falchi e falconeria

 

Questa sezione è un’introduzione generale ai Falchi e alla falconeria. Gli studenti imparano le caratteristiche delle diverse specie di rapaci, concentrandosi soprattutto sui falconi. Viene trattata in breve la storia della falconeria e la sua nascita e il suo declino progressivo a seguito dell’invenzione delle armi da fuoco.

 

Falconeria in Mongolia

 

Per quest’argomento sono disponibili un video e una presentazione PowerPoint che descrivono la falconeria in Mongolia nei tempi passati e nel presente Gengis Khan, uno dei personaggi più famosi della Mongolia, era un falconiere esperto, così come lo era stato il suo pronipote Kublai Khan. La falconeria, ancora fiorente nella parte occidentale del paese, è praticata dall’etnia kazaka che caccia con le Aquile reali.

 

Falconeria negli Emirati Arabi Uniti

 

Viene tracciata un breve storia degli Emirati Arabi Uniti, con una descrizione del vecchio modo di vita nomade e la crescita esponenziale del paese dopo la scoperta del petrolio. Gli studenti imparano che la falconeria è parte stessa del patrimonio culturale arabo e che è stata praticata per secoli dei nomadi del deserto per integrare la loro dieta durante l’inverno.

 

Conservazione dei rapaci

 

Gli studenti imparano che la conservazione è innanzitutto protezione e utilizzo razionale delle risorse naturali e che, senza un programma di conservazione molte specie potrebbero estinguersi in tempi rapidi. Le risorse didattiche spiegano perché la conservazione dei Falchi, essendo dei predatori, al primo posto nella catena alimentare, è importante per mantenere un ecosistema equilibrato. Viene fatta un’introduzione sui fattori che influenzano la conservazione dei falchi come la perdita dell’ habitat, l’avvelenamento da pesticidi, l’elettrocuzione e la cattura illegale. Vengono inoltre descritti alcuni programmi di conservazione, come la reintroduzione dei Falchi sacri in Bulgaria e l’uso di deterrenti contro l’elettrocuzione. 

 

Progetto Nidi Artificiali in Mongolia

  Per la longevità del progetto è importante che tutte le persone che vivono nei pressi dei nidi sappiano perché sono stati eretti. Abbiamo sviluppato due unità di lavoro per questa sezione. La prima spiega lo scopo dei nidi artificiali come mezzo per aumentare la popolazione del Falco sacro nelle steppe della Mongolia e ridurre l’impatto del prelievo di esemplari per la falconeria. La seconda unità esamina, invece, la possibilità di utilizzare i Falchi per controllare in modo naturale i roditori che stanno invadendo le praterie della steppa mongola.
 

Scuole collegate al programma

 

Scuola Bayan (Provincia Tov, Mongolia) – Scuola Glyncoed (Blaenau Gwent, nel Galles) Bayan è la città dove sono stati prodotti i nidi artificiali e gli studenti hanno potuto visitare i nidi artificiali eretti nel loro distretto per vedere i pulli. Tutti i temi del programma sono stati trattati gli studenti che ora hanno un’ottima comprensione del perché i nidi sono stati eretti nella steppa mongola. La scuola Bayan non è dotata di connessione internet, quindi la comunicazione tra le due scuole non è stata così facile. Gli studenti hanno preparato un fantastico libretto che spiega la loro scuola e le attività in cui sono coinvolti. Hanno anche scritto e disegnato i Falchi e i nidi artificialI. Per vedere una copia della presentazione della scuola è possibile consultare il link: www.mefrg.org / slpBayan.asp. Presso la scuola Glyncoed, 6 studenti (10-11 anni) sono coinvolti nel programma di collegamento tra le scuole. Il materiale educativo sul progetto è stato integrato nel loro curriculum scolastico per un ora alla settimana ed è disponibile come programma extra-scolastico per gli altri alunni. Gli studenti stanno preparando una presentazione sulla propria città e sulla zona in cui vivono da inviare alla scuola Bayan in Mongolia e hanno iniziato una raccolta di fondi per poter dotare la scuola Bayan di una connessione internet. Scuola Tuvshinshiree (Sukhbaatar Provincia, Mongolia) – Scuola Lyngford Park (Somerset, Inghilterra) Presso la scuola Tuvshinshire e il materiale educativo è stato consegnato ad una classe di studenti dodicenni che stanno preparando del materiale informativo da inviare alla scuola inglese gemellata con loro. Nella scuola Lyngford Park si è scelto di seguire il programma con un classe del secondo anno (6-7 anni). I bambini hanno imparato a riconoscere i Falchi e la fauna che vive in Mongolia, sono stati in visita ad una tenda (ger) dei nomadi mongoli e hanno parlato con persone che hanno vissuto in questo paese. Scuola Uulbayan (Sukhbaatar Provincia, Mongolia) – Scuola Julian Middle School (Illinois, USA) Le risorse didattiche sul progetto sono state utilizzate con una classe con studenti di 10-11 anni di età. Uulbayan è un ‘eco-scuola’ che incoraggia gli studenti a valorizzare il patrimonio culturale mongolo. Ogni mercoledì gli studenti indossano a scuola gli abiti tradizionali mongoli e sperano in un prossimo futuro di poter visitare la scuola con cui sono gemellati negli Stati Uniti. Per maggiori informazioni sulla Scuola Uulbayan è possibile visitare il link www.mefrg.org/slpUS.asp. Presso la scuola media Julian sono stati coinvolti 80 studenti, di età compresa tra gli 11 e i 12 anni, a cui viene insegnato il programma “School Links” durante le ore delle lezioni di scienza. Gli studenti stanno imparando a conoscere i Falchi e la falconeria attraverso delle lezioni tenute da Craig Hendee dell’International Heritage Conservancy. Gli studenti  hanno creato un sito web sulla loro scuola e sui rapaci a questo indirizzo http://mongoliansakerfalcons.weebly.com/index.html. Scuola di Buren (provincia Tov, Mongolia) – Scuola Golf Middle School (Illinois, USA). Presso la scuola di Burensi sono utilizzate le presentazioni di PowerPoint con una classe di studenti di età compresa tra i 10 e gli 11 anni di età. Gli studenti hanno disegnato i nidi artificiali e con il loro insegnante di informatica hanno creato delle fantastiche presentazioni, disponibili all’indirizzo www.mefrg.org/slpBS.asp. Una presentazione preparata dagli studenti sulla loro scuola e sui profili dei singoli studenti è stata tradotta e inviata alla Golf Middle School. Anche alla Golf Middle School è stata realizzata una presentazione personale per ciascuno degli studenti coinvolti nel progetto, che è stata tradotta in lingua mongola e inviata alla scuola Buren. Craig Hendee ha visitato la scuola tenendo delle lezioni sui Falchi e su cos’è la falconeria. Scuola Saintsagaan (Dundgovi Provincia, Mongolia) – Scuola Frederick School (Chicago, USA) La scuola Saintsagaan ha trattato tutti gli argomenti del programma con una classe di studenti di età compresa tra 10 e 11 anni che hanno disegnato i Falchi sacri e i nidi artificiali, immagini che, insieme ad informazioni e fotografie della loro scuola, sono state inviate alla scuola gemellata negli Stati Uniti. Gli studenti della Frederick School hanno imparato a conoscere i Falchi, la falconeria e il progetto dei nidi artificiali oltre alle tradizioni culturali e alla fauna della Mongolia. Gli studenti hanno prodotto una presentazione sulla loro scuola, che è stata tradotta in lingua mongola ed inviata alla scuola Saintsagaan. Vedi www.mefrg.org/slpFred.asp.

 

Organizzazione e partecipazione al programma

 

Il programma “School Links” utilizza anche un gruppo chiuso su Facebook, accessibile solo alle persone coinvolte nel progetto. Facebook è un’ottimo modo per il personale per condividere idee, vedere cosa sta succedendo nelle altre scuole e rimanere aggiornati sui progressi raggiunti. Tuttavia, poiché non tutte le scuole coinvolte nel programma hanno un accesso a Internet, si è deciso anche di produrre una newletter trimestrale che possa offrire una panoramica di ciò che sta accadendo in ogni scuola e mantenere aggiornati gli insegnanti, i genitori e gli studenti. Al fine di facilitare la comunicazione tra le scuole, il personale del Progetto Nidi Artificiali in Mongolia hanno lavorato sodo per tradurre i materiali e ha contribuito a fornire alcune delle risorse alle scuole. In tutte le scuole degli Stati Uniti, coinvolte nel programma “School Links” la parte riguardante i rapaci e alla falconeria è stata introdotta da Craig Hendee, a cui siamo molto grati per il lavoro svolto e per la sua dedizione. Rodney Shibu, insieme ai suoi studenti Rohan Kamal e Jobin George, ha trattato gli argomenti del programma con un piccolo gruppo di alunni della Scuola Internazionale di Choueifat ad Abu Dhabi. Speriamo di poter portare in un prossimo futuro il programma “School links” nelle scuole di Abu Dhabi probabilmente attraverso gli “eco-club” nel quadro dell’iniziativa per la creazione di scuole sostenibili organizzata dal Ministero dell’Ambiente di Abu Dhabi. Il nostro obiettivo è quello di collegare, nel Settembre 2013, ulteriori sette scuole della Mongolia a scuole internazionali.

 

BOX

 
 
In Italia la Falconeria, tradizione millenaria di catturare prede selvatiche nel loro ambiente naturale per mezzo di rapaci addestrati a questo preciso scopo, può essere praticata esclusivamente con l’utilizzo di falchi riprodotti in cattività. L’articolo 3 della legge sulla caccia 157/92 vieta tutto il territorio nazionale ogni forma di uccellagione e di cattura di uccelli (oltre che di mammiferi selvatici), nonché il prelievo di uova, nidi e piccoli nati. Per la falconeria – uno dei tre mezzi di caccia consentiti in Italia, insieme all’arco e al fucile – si permette esclusivamente l’utilizzo di falchi riprodotti in cattività da almeno due generazioni che presentino un anello inamovibile con un numero univoco che deve essere riportato sul certificato CITES, documento che, in originale, deve sempre accompagnare l’acquisto di ogni Falco, indicandone specie e allevamento di provenienza.Tutti i Falchi utilizzati per falconeria in Italia devono quindi avere origini domestiche ed essere stati riprodotti in cattività.  Il Corpo Forestale dello Stato esegue regolari campionamenti del DNA sui rapaci riprodotti in cattività dagli allevatori italiani per escluderne una eventuale provenienza selvatica ed illegale. Chiunque non si attenga a queste indicazioni incorre in un reato penale e la  CITES svolge a tale proposito numerosi controlli presso i falconieri e gli allevatori.
 

Falconeria e Conservazione nella storia

Fin dai suoi albori, circa 4.000 anni fa, la falconeria si è sviluppata con la premessa che la vita selvatica è una risorsa da preservare, perché si rinnova e continuerà a farlo, solo se tenuta con cura e per questo i falconieri hanno sempre avuto un ruolo attivo nella conservazione e nella protezione dei rapaci.   Nel 1228, l’imperatore Federico II di Svevia nel suo trattato di falconeria “De Arte Venandicum Avibus” dedica oltre la prima metà del testo ad una ricerca, la prima dell’epoca, scientifica e sistematica sull’ornitologia, esempio per tutt igli studi successivi.   Tutte le leggi più antiche di tutela dei rapaci sono state influenzate e volute dai falconieri che da sempre conoscono l’importanza della protezione dei rapaci in natura, senza dei quali la loro arte cesserebbe di esistere. Nel 501 in Borgogna chiunque rubava un Falco era multato duramente o,se non poteva pagare quando dovuto, gli venivano tagliate sei once di carne dal petto che poi venivano date in pasto a quello stesso Falco. In Bretagna, durante il regno di Enrico III, chi rubava un Falco del nido era imprigionato per un anno e un giorno. La Carta del Logu (1392), il codice delle leggi dello Stato (Logu) dei Giudicati sardi, emanata dalla Regina Eleonora di Arborea, regolamentava anche la cattura di astori e Falchi, tanto che nel XIX secolo il nome della regina è stato scelto dal Generale Lamarmora, che si trovava in Sardegna per disegnarne la cartografia, per il falco da lui identificato per la prima volta e chiamato Falco Eleonorae, o Falco dellaRegina.   La prima notizia storica sull’inanellamento e il rilascio di uccelli per lo studio e la raccolta d’informazioni sulle loro migrazioni, risale al 1800, ad opera di un gruppo di falconieri dei Paesi Bassi, riunitinel Loo Hawking Club.   La prima riproduzione in cattività, nel 1940, di un Falco pellegrino si deve proprio al falconiere tedesco Renz Waller.

 

Falconeria e reintroduzione di rapaci in pericolo di estinzione

Ora che è facile vedere i pellegrini volare anche nelle nostre città, basti pensare alla coppia di Falchi pellegrini “Giotto” e “MonnaTessa” che dal 2006 nidificano sulla Cupola del Brunelleschi del Duomo di Firenze,ci si dimentica con troppa facilità di come l’uso indiscriminato del DDT  abbia causato negli anni ’50 e ’60 un declino a livello mondiale della popolazione dei Falchi pellegrini, arrivando quasi alla loro completa estinzione in Inghilterra, Germania e Stati Uniti. Tutto l’ecosistema era avvelenato e, persino in luoghi remoti come le isole Auckland, a mille chilometri a sud dalleNuova Zelanda verso l’Antartide, i Falchi della Nuova Zelanda erano stati contaminati nutrendosi delle procellarie, che a loro volta si cibavano di pesci.   I rapaci si trovavano in grande difficoltà e, dopo decenni in cui erano stati visti come crudeli predatori di altre specie, e abbattuti a centinaia dai guardiacaccia, per la prima volta erano diventati un patrimonio nazionale in pericolo di estinzione. Sono stati proprio i falconieri, molti di loro anche veterinari e ornitologi, con progetti sperimentali di riproduzione in cattività e di rilascio in natura a evitare l’estinzione del Falco pellegrino negli Stati Uniti e in Inghilterra.   L’ornitologo Tom Cade, grande appassionato di falconeria, nel 1970 ha dato inizio presso la Cornell University ad un programma di riproduzione del Falco pellegrino in cattività con il successivo rilascio in natura e, due anni più tardi, assieme ad altri 4 falconieri, ha fondato il Peregrine Fund. Oggi il Peregrin Fund è una delle più grandi organizzazioni mondiali che si occupa della protezione di oltre 20 specie di rapaci in pericolo nel mondo, molti dei quali nemmeno utilizzati in falconeria, tra i quali il Condor della California, l’Arpia, l’Aquila pescatrice del Madagascar, il Gheppio delle Mauritius e molti altri. Il Condor della California, dopo la sua estinzione, è stato reintrodotto con successo in Arizona e Utah proprio dal Peregrine Fund. Tra il 1974 e il 1997 i falconieri del Peregrine Fund hanno allevato e rilasciato in natura oltre 4.000 Falchi pellegrini ristabilendone la popolazione nel Nord America.   Ugualmente a quanto accaduto negli USA, i falconieri di Canada, Inghilterra, Germania e Polonia hanno portato avanti progetti di successo per la reintroduzione del Falco pellegrino nei loro Paesi.   In Mongolia nel 2010, il progetto “Save the Saker”portato avanti da un gruppo internazionale di falconieri, ha permesso la costruzione di 5000 nidi artificiali per facilitare la riproduzione del Falco sacro, dopo uno studio sperimentale condotto per 5 anni su di una prima installazione di 250 nidi artificiali.  Nel dicembre 2013, la IAF – l’Associazione Internazionaleper la Falconeria e la Conservazione degli Uccelli da Preda che riunisce oltre 30.000 falconieri di oltre 60 paesi – per la prima volta è stata invitata a tenere un intervento sul tema “Falconeria e Conservazione” in occasione dell’incontro annuale del CMS (Convention of MigratorySpecies).   Le tecniche utilizzate in falconeria per l’addestramento dei Falchi, come ad esempio l’hacking, si sono dimostrate le più efficaci per la riabilitazione e la reintroduzione in natura dei rapaci selvatici che hanno subito incidenti in natura o che vengono ritrovati dopo episodi di cattura  illegale, come recentemente è stato per il piccolo di Aquila del Bonelli sottratto in un nido in Sicilia e ritrovato grazie alle solerti indagini della Divisione Investigativa del Cites, Corpo Forestale dello Stato dopo solo un mese in Piemonte. Ora il piccolo Leo, trasferito presso il Centro Regionale recupero Rapaci di Ficuzza (PA), dove gli esperti della LIPU e della Forestale lo hanno curato per poi riportarlo nell’ambiente originario, è tornato a volare nelle vicinanze del suo nido grazie la tecnica dell’hacking, già sperimentata su altre specie con successo per e per alcune settimane verrà monitorato via radio dai volontari del Coordinamento Tutela Rapaci Sicilia che potranno intervenire qualora l’esemplare manifestasse problemi di riadattamento.
 
Si ringraziaThe Falconers&RaptorConservation Magazine e International Falconer Magazine. Partner di ricerca: Batbayar Galtbalt e Nyambayar Batbayar (Wildlife Science and Conservation Center; WSCC). Testo a cura di Andrew Dixon Traduzione a cura di Patrizia Cimberio Ottobre 2013 fonte: http://www.silvae.it/

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