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Discussione: La Storia della Falconeria Italiana

  1. #61
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    Re: La Storia della Falconeria Italiana

    di Giovanni Camerini
    Confermo quanto detto da Tanax e da Toscano che ringrazio per il loro contributo.
    Ebbi la fortuna di incontrare il Sig. Del Mastro Calvetti, storico falconiere piemontese nonchè mebro del famoso Circolo Falconieri d'Italia durante un raduno. Non mi lasciai scappare l'occasione di parlare lungamente del libro che tanto mi entusiasmo scritto appunto dal Pestellini, Falconeria Moderna. Mi confermo che Francesco, era piö uno scrittore che falconiere e che seppur molto appassionato di falconeria, non addestro mai personalmente un falco. La famosa femmina di astore (la mitica Liö) che si vede ritratta nel libro sul pugno del figlio di pestellini con la didascalia"falconiere in erba" gli fu regalata da Ernesto Coppaloni già* addestrata e che lui si limitava a volare in filagna. E' da rileggere con quanta emozione e con quale apprezzamento il pestellini si preparava ad andare a "Corte Olona" per ritirare il suo dono dal grande Maestro Coppaloni. Cose d'altri tempi... Bellissimo.
    Parlammo anche della divulgazione della falconeria: la falconeria non era per tutti, non andava divulgata ne mostrata. Era una pratica personalissima, intima, da condividere con se stessi o solo con altri Veri Falconieri. La pubblicità* e la divulgazione della falconeria avrebbe attratto solo curiosi o esibizionisti che avrebbero nuociuto alla falconeria. Parlammo anche della cattura dei falchi, pratica allora legale, consolidata e mai dannosa poichè per ogni nido, solo un soggetto veniva prelevato.
    Avevo desiderato per tanto tempo incontrare il Sig Del Mastro Calvetti, mio concittadino e da me contattato telefonicamente molti anni prima da bambino..
    Fu l'ultima volta che lo vidi e, il suo ricordo lo porto tra i miei ricordi piö belli che ho sulla Falconeria, insieme al grande ed umilissimo Nino Ghia, altra figura mitica della falconeria Italiana, anche lui scomparso. Uomini d'altri tempi...con una dignità*, una devozione ed un amore per la Falconeria fuori dal comune.

    Tutti possono avere un Falco ma pochi diventar Falconieri. (A.U Filastori)

  2. #62
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    Re: La Storia della Falconeria Italiana

    Citazione Originariamente Scritto da Tanax
    'azzo Giovanni... !!!! mi prendi sul "sentimento"... Quel raduno fu semplicemente una cosa irripetibile... non solo dal punto di vista della caccia... quanto dal punto di vista della falconeria in toto. Neppure quello dell'anno successivo fu così "coinvolgente"... Non ho mai piö provato quelle sensazioni, in nessuno dei 10.000 raduni a cui ho partecipato in seguito da ogni parte...
    Ho ancora foto "storiche" su carta (il digitale non esisteva ancora...) e se prima o poi trovero il tempo di scannerizzarle, vedrai che numeri (tanto per dirne una: Giancarlo Pirrotta 23 anni fa, con un centinaio di capelli in piö in testa ed il mitico astore Ganà* in abito giovanile..., oppure Renato Vitelli con il mitico pellegrino maschio che ammazzava i maschi di fagiano in stoccata).
    Il gheppio di Colombo... e Massimo con il suoi lanari? E Nino con la Brookei che poi gli è sopravissuta ed è morta a 23 anni !!! E Paolo con la "Rossa"? ed il pranzo medioevale nel Castello di Melfi?
    tempo fa ritrovai alcune foto del pranzo medievale che mi scatto Nino Ghia e che gentilmente mi invio addirittura con posta assicurata !! ero al tavolo con mia moglie e con Martinelli, altre con la compagna di Nino, Dolores, e con il figlio, altre con il mio gheppietto che mangiava a terra una quaglia da poco catturata (ti ricordi la polemica sulla grande quantità* di quaglie immesse?)
    Ho ancora l'annullo speciale delle Poste fatto per l'occasione
    L'unica critica sull'evento fatta da tutti fu quella del veder passare le pietanze medievali davanti i nostri tavoli per andare alla Sala del Trono dove c'erano le "autorità*" (ambasciatore tedesco, la contessa che dipinse le ceramiche, ecc ecc), mentre a noi "comuni mortali " spettava i piatti e vassoi non decorati !

    Ricordo la super astore degli slovacchi (o sloveni) che inseguiva e catturava tutti i fagiani non catturati dai pellegrini o lanari o sacri (non c'erano ancora gli ibridi...almeno ci si capiva qualcosa cosa fossero !!!!!) e che ebbe quell'incidente, se non ricordo male, con la pellegrina di Attilio.
    Ricordo pure un super inseguimento con cattura dell'astore di Pirrotta su starna (io seguivo solo gli astorieri )
    e il lanario di Di Lenardo ucciso dal treno durante un inseguimento? ed i Girfalchi grigi puri che il falconiere friulano (non ricordo il nome) spruzzava in continuazione per paura del caldo?

    bè mi tempi !! (in vernacolo toscano)
    https://www.tuscanyhoods.it- Attrezzature per la Falconeria

  3. #63
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    Re: La Storia della Falconeria Italiana

    Citazione Originariamente Scritto da Tanax
    Come mai nel ventennio, che tanto aveva esaltato le doti dei grandi condottieri romani e il mito dell'"eroe" e della virilità*, anche nelle attività* non belliche del maschio (come la caccia...,) non si legge nulla riguardo la Falconeria? malgrado l'aquila imperiale fosse uno dei tre "simboli" del Fascismo?
    Ciao! domanda impegnativa su cui riflettere...
    Niente di piö vero di quello che scrivi sul fatto che le attività* sociali e ludiche di un popolo nei periodi di dittatura (ma forse, anche se in modo meno evidente, il fenomeno è sempre presente in qualsiasi forma di governo) sono influenzate dalle scelte di "governo": dai combattimenti dei gladiatori al Colosseo ... alle partite di calcio oggi negli stadi.

    La falconeria, ad un primo pensiero, poteva essere molto interessante per il fascismo.
    Nessun animale, come il falco da caccia, concentra in sè tanti significati culturali nel corso della storia, tanto in Europa che nel mondo islamico, in Cina e in Giappone. In società* e culture così diverse, nel corso di molti secoli, re, nobili e aristocrazia hanno sempre rivendicato la falconeria come il piö prestigioso degli status-symbol.
    Da una parte i falchi erano molto costosi (non essendoci la riproduzione in cattività*) e le riserve di caccia erano ad appannaggio dei soli nobili, dall'altra, in una visione piö "esoterica" della falconeria, il principe stesso si identificava con il rapace. Il falco sul suo pugno era molto di piö di un'arma, era una sorte di collegamento sottile tra terra e cielo, tra l'uomo e la divinità*. Nella fierezza e nell'eleganza del falco i nobili riconoscevano un'immagine di se stessi, quali erano o avrebbero voluto essere. L'identificazione tra il falconiere e il suo falco era profonda e sopratutto veniva riconosciuta dalla società* medioevale e rinascimentale dove il sapere si passava soprattutto tramite le "immagini" dato l'analfabetismo dei piö. Un poema nordico racconta di un nobile sassone che prima di combattere con i vichinghi suoi nemici "fa volare dalle mani l'amato falco verso il bosco", per dimostrare che ormai era distaccato da tutto ed era pronto a morire in battaglia.
    La falconeria aveva un fortissimo valore simbolico e culturale, da cui l'imperatore stesso ne traeva benefici in di tipo spirituale, diplomatico e politico, prima ancora di quelli ludici e conviviali.
    Il libro di Sant'Albano (1486) che tratta di falconeria, caccia e araldica fa un elenco preciso dei falchi che potevano essere utilizzati in base alla propria classe sociale, dall'aquila per l'imperatore allo sparviero per i preti.
    E ancora prima nel Novellino toscano di fine del Duecento vi è un'aneddoto sull’imperatore Federico II (novella XC), costretto a giustiziare il suo falco preferito, un girfalco, perché “avea morto lo suo signore”, un’aquila, aneddoto esemplificativo dell’impossibilità* a perdonare il tradimento del vassallo piö alto in rango (il girfalco), verso l’imperatore (l’aquila).

    Date queste premesse, Mussolini che veniva accusato di essere troppo "popolano" e di non avere discendenze aristocratiche, avrebbe potuto sicuramente giovarsi del lustro acquisito tenendo un bel falcone sul pugno, così come si faceva spesso ritrarre in foto come aviatore, schermidore, automobilista, cavaliere, ...

    Non credo pero sia un caso, una dimenticanza, il fatto che la falconeria - sebbene all'epoca già* in disuso - non sia stata presa in considerazione dal fascismo, così come invece è stato fatto per i valori dell'antica Roma.
    Forse la Falconeria aveva un legame troppo forte con il passato, troppo lontano degli ideali del Futurismo, e con la nobiltà* mentre il fascismo cercava l'appoggio di una base borghese allargata.
    In un discorso del 1936 Mussolini si rivolge ai milanesi dicendo "Noi non siamo gli imbalsamatori di un passato, siamo gli anticipatori di un avvenire" ... avrebbe potuto pronunciare una frase così con un falco - magari imbalsamato - sul pugno?
    E poi forse la falconeria era la cosa piö lontana dalla propaganda, dalla demagogia e dalle iniziative sociali del fascismo che cercavano il consenso popolare. Una componente rilevante di tutto cio era in primis lo sport e l'eccellenza sportiva, una concezione "attivistico-viriloide" dello sport e dello Stato. Con il fascismo lo sport diventa sport di massa, nascono
 l'ideologia sportiva, la scienza dell'educazione fisica, lo sport militare, l'interesse dello Stato per i campi-sportivi, il CONI, che tra i tanti sportivi sceglie l'aristocrazia dei "campioni" da portare alle Olimpiadi.
    La falconeria è invece uno sport dove nel momento della competizione - la caccia - il vero campione è il falco non l'uomo.
    E' l'uomo ad identificarsi con il falco, solo e unico protagonista dell'azione di caccia, e non viceversa. Gli "onori" e gli applausi sono per il falco non per il falconiere, che nel momento in cui il falco lascia il suo pugno assume un ruolo secondario nell'azione. E i falchi non potevano rientrare nei "campioni di razza italica" che il Duce usava come veicolo di propaganda per il regime fascista.

    In Germania si è assistito ad una situazione analoga nella pratica della falconeria prima e dopo la guerra?

    Buona giornata
    Pat

    .

  4. #64
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    Re: La Storia della Falconeria Italiana

    Esiste un vecchio filmato, piö volte dato in tv, girato durante la seconda guerra mondiale, in cui si vede e si racconta di falconieri tedeschi, che addestravano i loro falconi per intercettare colombi viaggiatori del nemico. Gli stessi falchi venivano mostrati durante le parate militari.Ricordo noltre di aver letto in un vecchio manuale di falconeria che un alto gerarca nazista ( forse goring) con un sommergibile, si recava in groenlandia per trovare girifalchi. Saluti India

  5. #65
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    Re: La Storia della Falconeria Italiana

    Citazione Originariamente Scritto da india
    Esiste un vecchio filmato, piö volte dato in tv, girato durante la seconda guerra mondiale, in cui si vede e si racconta di falconieri tedeschi, che addestravano i loro falconi per intercettare colombi viaggiatori del nemico. Gli stessi falchi venivano mostrati durante le parate militari.Ricordo noltre di aver letto in un vecchio manuale di falconeria che un alto gerarca nazista ( forse goring) con un sommergibile, si recava in groenlandia per trovare girifalchi. Saluti India

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  6. #66
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    Re: La Storia della Falconeria Italiana

    Patrizzia, ottima sintesi ma temo che la risposta sia molto meno cervellotica, in quel periodo servivano piu italiani possibili con dimestichezza nel maneggiare le armi da fuoco, così da essere pronti per servire l'amata patria, difficile mandarne uno al fronte armato di falcone
    Born to hunt...forced to work

    Tutti possono avere un astore.........................ma pochi sanno meritarselo !!!

  7. #67
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    Re: La Storia della Falconeria Italiana

    Falconi e Colombi nella seconda guerra mondiale.
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  8. #68
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    Re: La Storia della Falconeria Italiana

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    Hitler, insieme a Goering e Himmler che educa le spie nell'arte della falconeria.
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  9. #69
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    Re: La Storia della Falconeria Italiana

    Il direttivo UNCF è sempre stato in stretto contatto con alcuni membri del Circolo Falconieri d'Italia come Del Mastro Calvetti, Caproni, Cossolo, Vitelli ecc ai quali spesso ci rivolgevamo e rivolgiamo per consigli, introduzioni, racconti, aneddoti ecc ecc
    Il presidente UNCF Brusa ha pure una certa amicizia con i membri sopracitati, tanto che Del Mastro Calvetti, prima di morire, gli regalo a titolo personale una scultura originale di Coppaloni !!

    Essi sono stati spesso graditi ospiti ai nostri Raduni Nazionali UNCF, in principal modo quando venivano effettuati in Piemonte...ricordo che alla cacciata di Ceresole d'Alba del 2006 c'erano i primi tre citati
    Vi posto la foto di gruppo di Ceresole del 2006
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  10. #70
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    Re: La Storia della Falconeria Italiana

    Grazie per le interessantissime foto!
    Mi sapete raccontare qualcosa di piö sul tentativo di Gôring e Renz Waller di introdurre i gyrfalchi nelle Alpi?
    E' vero che erano riusciti a riprodurre in cattività dei pellegrini ?

    Grazie
    Pat

  11. #71
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    Re: La Storia della Falconeria Italiana

    Renz Waller formo una coppia con una femmina catturata in abito giovanile molti anni prima ed un maschio inabile al volo a causa di un incidente. la coppia produsse covate regolari dal 1942 ma portando alla schiusa un solo pulcino per diversi anni consecutivi. Pare che il giovane pellegrino nato a Waller nel '42 sia stato il primo a nascere in cattività* in assoluto. progressi significativi si ebbero solo col dottor C. Saar, sempre in Germania ed il dott. H. Meng negli Stati uniti, che da una coppia di pealei prelevati in British Columbia fece schiudere un terzuolo (chiamato Prince Philip), il primo in assoluto ad essere imprintato in via sperimentale per farne un donatore di seme volontario...per grande fortuna del programma del Peregrine Fund, il terzuolo crebbe felice e arrapato, tutto funziono a meraviglia
    Non mi è nuova la storia dei girifalchi sulle alpi, ma non la conosco!
    "Game hawking is the most diffcult branch of the falconer' s art, as it is also the most artificial"
    Col. Gilbert Blaine, 1936

  12. #72
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    Re: La Storia della Falconeria Italiana

    Non bisogna dimenticare i fratelli MOLLEN che per tradizione famigliare da oltre un secolo,fino agli anni cinquanta, avevano coinvolto un 'intero paese in Olanda, falkensvard, catturavano ed addestravano falconi , destinati a varie corti europee o ad alti dignitari.Cio per dire che, in epoca fascista, la falconeria era conosciuta e praticata sicuramente nell'Europa continentale. SALUTI INDIA

  13. #73
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    Re: La Storia della Falconeria Italiana

    Grazie India.

    Ho conosciuto Jac van Gerven il conservatore del museo della falconeria di Valkenswaard. E' un piccolo museo ma molto bello e ben curato dalle foto che ho visto. Tra l'altro ho visto una presentazione di Jac proprio sui Mollen e le loro attività* di cattura. Una delle cose che mi è piaciuta di piö era una sorta di "fattura di acquisto" fatta ad un nobile di una corte europea che era stato a Valkenswaard a comprare dei falchi. Nel documento veniva fatto un elenco dei falchi acquistati e come prova del fatto che avrebbe ricevuto proprio i falchi scelti vi erano incollate le punte di alcune penne tagliate in sue presenza e che avrebbero dovuto combaciare alla perfezione con la parte mancante delle penne dei falchi in arrivo.

    Adriaan Mollen

    Buona serata
    Patrizia

  14. #74
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    di Giovanni Camerini
    Domanda semplice semplice: se è vero che Coppaloni era restio a divulgare la falconeria, come mai si è prestato a girare il famoso video in bianco e nero del 1943? sotto con le ipotesi!

    Tutti possono avere un Falco ma pochi diventar Falconieri. (A.U Filastori)

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