Falconeria e reintroduzione di rapaci in pericolo di estinzione

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falco pellegrino cittaOra che è facile vedere i pellegrini volare anche nelle nostre città, basti pensare alla coppia di Falchi pellegrini “Giotto” e “Monna Tessa” che dal 2006 nidificano sulla Cupola del Brunelleschi del Duomo di Firenze,ci si dimentica con troppa facilità di come l’uso indiscriminato del DDT  abbia causato negli anni ’50 e ’60 un declino a livello mondiale della popolazione dei Falchi pellegrini, arrivando quasi alla loro completa estinzione in Inghilterra, Germania e Stati Uniti. Tutto l’ecosistema era avvelenato e, persino in luoghi remoti come le isole Auckland, a mille chilometri a sud dalleNuova Zelanda verso l’Antartide, i Falchi della Nuova Zelanda erano stati contaminati nutrendosi delle procellarie, che a loro volta si cibavano di pesci.   I rapaci si trovavano in grande difficoltà e, dopo decenni in cui erano stati visti come crudeli predatori di altre specie, e abbattuti a centinaia dai guardiacaccia, per la prima volta erano diventati un patrimonio nazionale in pericolo di estinzione. Sono stati proprio i falconieri, molti di loro anche veterinari e ornitologi, con progetti sperimentali di riproduzione in cattività e di rilascio in natura a evitare l’estinzione del Falco pellegrino negli Stati Uniti e in Inghilterra.  

Tom_CadeL’ornitologo Tom Cade, grande appassionato di falconeria, nel 1970 ha dato inizio presso la Cornell University ad un programma di riproduzione del Falco pellegrino in cattività con il successivo rilascio in natura e, due anni più tardi, assieme ad altri 4 falconieri, ha fondato il Peregrine Fund. Oggi il Peregrin Fund è una delle più grandi organizzazioni mondiali che si occupa della protezione di oltre 20 specie di rapaci in pericolo nel mondo, molti dei quali nemmeno utilizzati in falconeria, tra i quali il Condor della California, l’Arpia, l’Aquila pescatrice del Madagascar, il Gheppio delle Mauritius e molti altri. Il Condor della California, dopo la sua estinzione, è stato reintrodotto con successo in Arizona e Utah proprio dal Peregrine Fund. Tra il 1974 e il 1997 i falconieri del Peregrine Fund hanno allevato e rilasciato in natura oltre 4.000 Falchi pellegrini ristabilendone la popolazione nel Nord America.   Ugualmente a quanto accaduto negli USA, i falconieri di Canada, Inghilterra, Germania e Polonia hanno portato avanti progetti di successo per la reintroduzione del Falco pellegrino nei loro Paesi.  

nidi artificiali falco sacroIn Mongolia nel 2010, il progetto “Save the Saker”portato avanti da un gruppo internazionale di falconieri, ha permesso la costruzione di 5000 nidi artificiali per facilitare la riproduzione del Falco sacro, dopo uno studio sperimentale condotto per 5 anni su di una prima installazione di 250 nidi artificiali.  Nel dicembre 2013, la IAF – l’Associazione Internazionaleper la Falconeria e la Conservazione degli Uccelli da Preda che riunisce oltre 30.000 falconieri di oltre 60 paesi – per la prima volta è stata invitata a tenere un intervento sul tema “Falconeria e Conservazione” in occasione dell’incontro annuale del CMS (Convention of Migratory Species).  

hack-site-near-Grandview-in-the-New-River-Gorge-National-Park-WV-e1358265672954Le tecniche utilizzate in falconeria per l’addestramento dei Falchi, come ad esempio l’hacking, si sono dimostrate le più efficaci per la riabilitazione e la reintroduzione in natura dei rapaci selvatici che hanno subito incidenti in natura o che vengono ritrovati dopo episodi di cattura  illegale, come recentemente è stato per il piccolo di Aquila del Bonelli sottratto in un nido in Sicilia e ritrovato grazie alle solerti indagini della Divisione Investigativa del Cites, Corpo Forestale dello Stato dopo solo un mese in Piemonte. Ora il piccolo Leo, trasferito presso il Centro Regionale recupero Rapaci di Ficuzza (PA), dove gli esperti della LIPU e della Forestale lo hanno curato per poi riportarlo nell’ambiente originario, è tornato a volare nelle vicinanze del suo nido grazie la tecnica dell’hacking, già sperimentata su altre specie con successo per e per alcune settimane verrà monitorato via radio dai volontari del Coordinamento Tutela Rapaci Sicilia che potranno intervenire qualora l’esemplare manifestasse problemi di riadattamento. 

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