L’Aspergillosi e’una malattia conosciuta e
temuta dai falconieri gia dai tempi di Federico II,
il quale la citava nel famoso trattato ”De arte
venandi cum avibus”. In effetti la malattia mieteva
vittime specialmente fra i preziosissimi girfalchi
bianchi che arrivavano decimati dalle spedizioni di
cattura in Groenlandia. I falchi che sopravvivevano
(indeboliti dalla malattia) venivano chiamati i
”falchi con il respiro corto”. In effetti
l’Aspergillosi e’stata diffusamente studiata in
seguito e si e’ rivelata “malattia oppurtinistica”
perche’il fungo che la provoca prospera in
determinate condizioni predisponenti al suo
sviluppo. L'Aspergillosi viene definita una malattia
infettiva ma non contagiosa da un soggetto a un
altro.
L’Aspergillosi e’una delle patologie respiratorie
piu’frequenti negli uccelli tenuti in cattivita’e
nei rapaci acquista particolare pericolosita’sia
riguardo alla mortalita’che ai problemi di scarsa
performance di volo nei soggetti che sopravvivono.
La malattia e’ causata dall’inalazione delle spore
prodotte da alcuni miceti, in particolar modo da
Aspergillus fumigatus, tristemente famoso anche in
medicina umana. Le spore sono un po’ovunque
nell’ambiente vegetale e, una volta inalate, possono
colpire diversi tratti dell’apparato respiratorio
(polmoni, sacchi aerei, siringe). Nel punto di
colonizzazione si possono vedere con l’esame
endoscopico piccole bianche fioccose colonie che
producono aerosacculite e malessere generale per
rilascio di tossine. La malattia non e’
trasmissibile da soggetto a soggetto, il suo
insorgere e’ legato allo stato immunitario e alla
recettivita’ dell’animale alla malattia stessa.
L’aquila reale, lo smeriglio, i girfalchi e in
generale tutti gli uccelli originari dei paesi piu’
freddi (tipica la malattia nei pinguini) si sono
dimostrati particolarmente sensibili alla malattia
un volta trasferiti in climi piu’ umidi e temperati.
L’insorgere e l’evoluzione dell’Aspergillosi sono
fortemente legati allo stato immunitario
dell’animale, per cui sono predisponenti tutte le
cause di immunodepressione, tra cui: stress di
qualsiasi natura (lunghi viaggi, cambio della
temperatura ambientale, stress psicologici),
prolungate terapie antibiotiche, terapie
cortisoniche. Sono molto importanti anche le
condizioni ambientali in cui vive l’animale: scarsa
ventilazione, illuminazione insufficiente, materiale
vegetale in decomposizione e scarsa igiene della
falconiera, sono tutti fattori che concorrono
all’insorgere e alla gravita’della malattia.
L’Aspergillosi puo’ presentarsi, per sintesi, in due
forme: acuta e cronica. La forma acuta, meno
frequente, insorge nei giovani soggetti oppure in
uccelli adulti immunodepressi o che hanno inalato
grandi quantita’ di spore provenienti da ambiente
fortemente contaminato. I soggetti colpiti da
Aspergillosi acuta possono andare incontro a morte
in pochi giorni con una sintomatologia varia e non
sempre riconoscibile, provocata specialmente dalle
tossine del micete. La forma cronica si puo’ avere
in tutti i rapaci: nella fase precoce di questa, i
sintomi non sono riferibili all’apparato
respiratorio ma l’animale presenta segni di generico
malessere: calo delle prestazioni atletiche,
diminuito appetito, cambiamento della voce, perdita
di peso. La diagnosi di sospetto si basa sui segni
clinici unitamente al risultato degli esami
ematologici che mostrano in genere leucocitosi e
neutrofilia. E’ comunque fondamentale effettuare
l’esame radiologico e specialmente endoscopico dei
sacchi aerei e anche della trachea che, unitamente
all’isolamento del micete, danno la diagnosi di
certezza. La prognosi dipende dalla gravita’ dei
sintomi e dall’appartenza dell’animale a una
categoria a rischio. Di solito, se diagnosticata al
suo insorgere, un mese di terapia puo’salvare la
vita dell’animale e il suo futuro di buon volatore.
Se la malattia e’diagnosticata con sintomi gravi
gia’in atto si puo’cercare solo di salvare l’animale
con terapie prolungate e controlli incessanti in
seguito. La malattia infatti non da’stato di
immunita’nei soggetti guariti i quali sono invece
piu’ propensi di altri alle ricadute.
Prognosi da riservata a infausta nei casi in cui vi
sono segni clinici gravi: importante difficolta’
respiratoria (dispnea), notevole perdita di peso,
vomito, anoressia, segni di insufficienza renale in
genere (feci verdi pastello).
In alcuni soggetti si ha la formazione di un unico
granuloma che occlude le vie aeree, sopratutto a
livello della siringe, se la massa e’rimovibile
chirurgicamente e non c’e’ ulteriore coinvolgimento
dell’apparato respiratorio la prognosi e buona. La
terapia e’ farmacologica oltre che chirurgica.
Moltissimi farmaci sono citati in letteratura:
amphotericina B in vena, itraconazolo, ketoconazolo
e fluconazolo per via orale; enilconazolo,
amphotericina B e clotrimazolo per inalazione.Tutti
i medicinali provengono dalla medicina umana ed
alcuni di loro sono molto meglio sopportati dai
pappagalli che dai nostri rapaci. Comunque quasi
tutti vanno somministrati per il periodo di un mese
in via continuativa, prima di sospendere la terapia
e’ necessario sottoporre il soggetto ad un nuovo
esame endoscopico. Superfluo sottolineare
l’importanza del controllo veterinario in corso di
terapia cosi’ prolungate. Esistono altre molecole
utilizzabili nella terapia dell’aspergillosi, ma si
sono dimostrate meno efficaci o addirittura
tossiche. Nei casi in cui si rende necessario
ricorrere alla terapia chirurgica e’ sempre
necessario associare anche la terapia farmacologica.
Per quanto riguarda la profilassi dell’aspergillosi
e’ bene operare un trattamento preventivo per i
soggetti a rischio in determinati momenti
predisponenti della loro vita. E’ quindi buona norma
sottoporre le specie piu’ sensibili e gli animali
sotto stress a un controllo del veterinario che
decidera’ se iniziare un ciclo di itraconazolo,
farmaco che a giuste dosi e’ ben tollerato per un
periodo di due settimane. Infine un avvertimento:
portare il falco dal veterinario specialista ai
primi sintomi di malessere, meglio una visita
inutile che una terapia iniziata in ritardo o quando
e’ ormai addirittura troppo tardi. In Italia
l’interessamento dei veterinari per la medicina
aviare e’ in continuo crescendo per cui il corretto
trattamento e, specialmente, la qualita’ della vita
del nostro amatissimo rapace dipende in principal
modo dalla sensibilita’ del suo falconiere e
dall’identificazione della unita’ sanitaria
specialistica. Siamo sicuri che le associazioni dei
falconieri, numerose e sempre disponibili, saranno
di grandissimo aiuto e supporto logistico. Noi in
particolare saremo lieti di rispondere a eventuali
quesiti e dubbi.
Antonio Di Somma DVM Direttore Dubai Falcon
Hospital
dfh@emirates.net.ae
Maddalena Garlinzoni DVM
mgarlinzoni@katamail.com