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I primi sforzi
di riprodurre in cattività gli uccelli da
preda, e quindi la data di nascita della
rapacicoltura, possono essere fatti risalire
ai primi anni quaranta ad opera di
falconieri ed allevatori privati che
ottennero i primi consistenti ed
incoraggianti risultati con il Gheppio
europeo (Falco tinnunculus) e con il Gheppio
americano (Falco sparverius), oggi le specie
di uccelli da preda
più facili da
riprodurre in cattività. In particolare la
prima nascita di un Falco pellegrino (Falco
peregrinus peregrinus) allo stato captivo si
ebbe nel 1942 in Germania e fu seguita da
successive nascite nel 1967 in Germania ed
in Inghilterra. A partire dai primi anni
settanta un po’ in tutto il mondo si
assistette alla nascita di centri di
recupero rapaci, centri di studio e ricerca
oltre che di riproduzione in cattività e si
ebbe un incremento di interesse da parte di
ornitologi e naturalisti alla protezione
degli uccelli da preda; ciò anche in seguito
alla presa di coscienza dell’immane danno
arrecato dai composti organoclorinici (DDT)
alle popolazioni selvatiche. Nel 1982 già 17
specie di Falconiformi e numerose altre
specie di Accipitriformi e di Strigiformi
venivano riprodotte in cattività con
soddisfacenti risultati.
Oggi la situazione è notevolmente migliorata e le tecniche e le attrezzature avanzate di cui dispone la rapacicoltura consentono l’ottenimento di eccellenti risultati. In tutto il globo fioriscono i centri di recupero, di studio, e di riproduzione in cattività oltre che le manifestazioni e le dimostrazioni di volo per la sensibilizzazione del pubblico (anch’essa un importante strumento di management). In cima alla classifica ci sono il Nord America ( con il Peregrine Fund, la Raptor Research Fundation, il Birds of Prey Center dell’università del Minnesota, la North American Falconer’s Association, il Canadian Wildlife Research Center ecc.), l’Inghilterra ( con il National Birds of Prey Center, il Welsh Hawking Center, il British Falconer’s Club, ecc.) e la Germania. Mentre la situazione italiana non è delle migliori: pochi centri di ricerca e di riproduzione in cattività, pochi sforzi, pochi allevatori e riproduttori privati. Ma io sono del parere che, anche grazie a queste pagine e con una adeguata divulgazione, si possa dare un input a tutti gli ornicultori e falconieri italiani a diventare degli esperti rapacicultori.
GESTIONE DI UN PROGETTO DI RIPRODUZIONE IN
CATTIVITÀ
Come tutte le
discipline orniculturistiche, anche le
tecniche utilizzate nella rapacicultura
seguono il classico schema organizzativo, in
base alla specie in questione, di seguito
illustrato:
-ALLOGGI
(HOUSING):
locali di allevamento, pertiche, nidi,
mangiatoie, ambiente, clima ecc.
-ALIMENTAZIONE
(FEEDING):
tipi, qualità e quantità dei cibi.
-RIPRODUZIONE
(BREEDING):
tecniche di propagazione, scelta dei
riproduttori, uova, cova, allevamento dei
pulcini, ecc.
-GESTIONE
GENERALE E MANAGEMENT PERIODICO (GENERAL
HUSBANDRY):
igiene, aspetti veterinari, tecniche
specifiche di addestramento, riabilitazione,
selezione genetica ecc.
Quelli sopra
elencati sono i principali punti da
considerare quando si vuole gestire un
programma di allevamento e riproduzione in
cattività di una qualsiasi specie animale.
Ma prima di
procedere ritengo sia opportuno chiarire
altri due importanti concetti, spesso
sottovalutati e trascurati: si tratta del
concetto di “tipo” di allevamento (cioè
obiettivo che si vuole raggiungere) e
“tipologia” di animale allevato (nel nostro
caso di rapace).
Infatti, se è
razionale dire che le tecniche e le
attrezzature da utilizzare per l’allevamento
e la riproduzione in cattività variano da
specie a specie (se non addirittura da una
sottospecie ad un’ altra o da un ceppo ad un
altro) e ciò è noto alla maggior parte degli
allevatori (per i canarini useremo alloggi,
cibi, tecniche propagative e di gestione
diverse da quelle usate per i pappagallini
ondulati), meno considerato invece è il
fatto che tali tecniche varieranno anche in
funzione sia del “tipo” di allevamento, sia
della “tipologia” di animale allevato.
Allora, anche nel caso della rapacicoltura,
sarà necessario elencare quali “tipi” di
allevamento si possono praticare e quali
“tipologie”possono essere classificate
all’interno della stessa specie di rapace.
Per quanto
concerne la classificazione degli
allevamenti si ha:
1)
ALLEVAMENTO A SCOPO DI REINTRODUZIONE IN
NATURA:
Raggruppa le
tecniche usate al fine di gestire, prima
della eventuale successiva reintroduzione in
natura, i rapaci feriti o traumatizzati (in
maniera reversibile o irreversibile),
pervenuti ai centri di recupero, o al fine
di portare avanti programmi di ripopolamento
con rapaci nati da ceppi in cattività. Nel
primo caso non verranno utilizzate
tecniche di propagazione, ma nel secondo
caso si tenterà di ottenere le maggiori
performance riproduttive, mentre nei casi
intermedi si manterranno livelli di
produzione medi (allevamenti a scopo
conservativo: banche genetiche). In ogni
caso però si cercherà di mantenere il pool
genico ed il comportamento originari (cioè
selvatici) dei rapaci in questione. A tale
scopo si useranno alloggi estremamente
spaziosi, isolati dalle attività umane e che
riproducano nel modo migliore possibile
l’habitat e la nicchia ecologica naturale
della specie in questione, in modo da
metterla più a suo agio. Mentre per quanto
riguarda gli uccelli, di qualsiasi specie
essi siano, è importante che il loro genoma
(e quindi il loro adattamento genetico) sia
e rimanga puro, cioè essi dovranno provenire
direttamente dalla vita selvatica o dalla
vita in cattività purché da poche
generazioni.
2)
ALLEVAMENTO PER FALCONERIA:
Può includere
tecniche altamente riproduttive (nel caso di
allevamenti a scopi economici o con
obiettivi di selezione artificiale di ceppi
particolarmente adatti alla caccia),
tecniche mediamente riproduttive (nel caso
in cui l’allevatore vuole avere una scorta
di rapaci o vuole recuperare le spese),
oppure non includere obiettivi propagativi.
In generale comunque si ha a che fare con
rapaci addestrati e/o imprintati e dunque
abituati alla presenza dell’uomo ed alle sue
attività. Gli alloggi allora saranno di
piccole dimensioni (anche solo pertiche o
blocchi da falconeria) e l’alimentazione
sarà quella necessaria a mantenere i rapaci
nelle perfette condizioni di fitness e peso
di volo. Gli uccelli da usare saranno di
provenienza prettamente domestica (nati in
cattività da un certo numero di generazioni)
3)
ALLEVAMENTI CON OBIETTIVI VARI:
Comprendono
l’allevamento hobbistico, quello a scopo di
studi biologici e ornitologici e
l’allevamento con obiettivi di
sensibilizzazione del pubblico
(dimostrazioni di falconeria, giardini
zoologici, percorsi didattici ecc.). Sono
raggruppati insieme perché hanno in comune
le tecniche utilizzate, che saranno infatti
intermedie tra quelle del tipo 1 e quelle
del tipo 2, le quali costituiscono i due
estremi. Gli alloggi saranno proporzionali
alle esigenze della specie in questione,
così come le tecniche alimentari. Diverse
saranno invece le tecniche di management
generale e la tipologia del rapace da usare
in funzione delle varie esigenze.
Per quanto
riguarda la “tipologia” di rapace, partiamo
da un esempio che ci farà riflettere: quanto
saranno diverse le tecniche di allevamento
nel caso di un Falco peregrinus peregrinus
nato in cattività da 12 generazioni,
imprintato sull’uomo ed addestrato, di un
pellegrino della stessa sottospecie, ma
prelevato ancora allo stadio di uovo da un
nido in natura ed allevato in cattività da
genitori adottivi della sua stessa specie
senza nessun contatto con l’uomo, e di un
pellegrino anch’esso della stessa
sottospecie ma traumatizzato permanentemente
ad un’ala dell’età di 3 anni, tutti
allevati per un programma di studio
biologico con obiettivo di riproduzione di
medio livello? Per rispondere a questa
domanda bisogna considerare i seguenti
fattori:
A)Provenienza
dalla vita selvatica o domestica (wild type
o captive type): ha influenza
soprattutto sull’adattamento genetico (a
lungo termine ed ereditabile) dell’animale
alla vita selvatica o a quella domestica
(importante è in tal caso il numero di
generazioni nate in cattività da cui
proviene l’animale, poiché esso influenza a
lungo termine i geni e di conseguenza
l’adattamento alla vita in cattività).
Rapaci nati in cattività vi vivranno meglio
senza stressarsi (si sa che lo stress da
adrenalina inibisce la produzione degli
ormoni sessuali, fondamentali per la
riproduzione) e forniranno perciò delle
performances riproduttive migliori (anche
perché sono imprintati sull’ambiente e la
vita domestica).
B)Età:
influenza il maggiore o minore adattamento
(a breve termine) alla vita domestica, ed è
importante soprattutto se il rapace proviene
dalla vita selvatica. I giovani sono più
sensibili e apprendono più in fretta, dunque
adattandosi meglio a nuovi ambienti e modi
di vita.
C)Addestramento
e/o imprinting:
influenza il rapporto con l’allevatore,
con l’ambiente, con gli altri esemplari
della specie e con la vita in cattività in
maniera più o meno irreversibile ma non
ereditaria.
D)Genetica:
ha influenza su vari aspetti somatici e/o
psicologici (comportamentali) in maniera
irreversibile ed ereditaria. Dipende
fortemente dalla provenienza dell’animale e
dall’eventuale selezione genetica fatta su
di esso oltre che dal numero di generazioni
nate in cattività da cui esso proviene.
E)Traumi:
Ovviamente un rapace non traumatizzato
offrirà migliori performances riproduttive
in cattività. Questo fattore è fortemente
legato all’età ed alla provenienza
dell’animale oltre che al suo pool genico
(questi rapaci per la maggior parte
proverranno dalla vita selvatica e se non
rilasciabili cioè irrecuperabili possono
essere usati per progetti di conservazione
genetica oppure, se riprodotti con le
adeguate tecniche, come capostipiti di ceppi
in cattività idonei a progetti di
reintroduzione).
Fig. 3. Coppia di Gufi reali europei (Bubo bubo) in voliera da riproduzione e precisamente sulla piattaforma del nido. Come si vede dalla foto, a parte la paura per il flash della macchina fotografica, sembra una coppia molto affiatata.
Traiamo ora
delle conclusioni:
-
Bisogna ricordare che deve essere
considerato prima il “tipo” (e dunque lo
scopo) dell’allevamento e, in
funzione di esso, la “tipologia” di rapace
da utilizzare, e non viceversa.
-
La classificazione dei tipi di
allevamento serve anche a rispondere alla
domanda: perché viene praticata e perché è
così importante la rapacicoltura?
-
La rapacicoltura può essere considerata
come un’altra branca dell’ornicoltura
sportiva (alla stregua della canaricoltura):
in fondo non è così impegnativa come molti
pensano, e basta avere le tecniche
necessarie ed allevare la giusta “tipologia”
e la giusta specie di rapace; indubbiamente
l’allevamento di una coppia di aquile reali
sarà molto complesso anche per i
rapacicultori più esperti, ma l’allevamento
di una coppia di Gheppi americani (Falco
sparverius) o di Barbagianni (Tyto alba)
nati in cattività da molte generazioni (e
dunque ben adattati alla vita domestica)
sarà poco impegnativo, molto redditizio e
soprattutto piacevole oltre che utile (a
questo proposito mi piace citare una frase
di Tom Cade: “Con la riproduzione in
cattività dei rapaci, nessuna specie di
falcone deve ormai estinguersi”).
-
Bisogna infine ricordare che, se il
falconiere è obbligatoriamente anche un
rapacicultore, non varrà
l’inverso
(senza nulla togliere alla falconeria).
Prima di
continuare mi preme ricordare che oggi in
Italia e praticamente in quasi tutti i paesi
del mondo è vietata la cattura dei rapaci
selvatici e potranno essere allevati in
cattività solo esemplari a loro volta nati
in cattività da almeno 2 generazioni. Se
avete serie intenzioni di dedicarvi alla
rapacicoltura amatoriale, dunque, abbiate
cura di acquistare da allevatori
referenziati e seri gli esemplari nati in
cattività. Oltre che illegale e dannosa, la
cattura di rapaci selvatici servirà a ben
poco per la riproduzione in cattività,
perché, in base a quanto detto prima, questi
esemplari si adatteranno scarsamente alla
vita in cattività e difficilmente potranno
riprodursi spontaneamente. Gli esempi che
avete letto sopra su rapaci selvatici in
cattività si riferiscono a tecniche non
praticabili dai privati (programmi di
reintroduzione, recupero di esemplari feriti
ecc.)
GESTIONE DI UN ALLEVAMENTO AMATORIALE
Riassumendo
quanto precedentemente detto, la
combinazione dei fattori relativi agli
alloggi, all’alimentazione, alle tecniche di
propagazione ed al management generale varia
in funzione del “tipo” di allevamento e
della “tipologia” di rapace coinvolta, oltre
che della sua specie e tipo, tipologia e
specie di rapace dipenderanno dagli
obiettivi che ci si è prefissi di
raggiungere (falconeria, reintroduzione,
allevamento amatoriale, ecc.).
Il punto di
partenza, quando si intraprende un progetto
di allevamento, è quello di considerare gli
obiettivi che si vogliono raggiungere e la
specie da allevare; in funzione di essi si
adopererà la giusta combinazione delle
tecniche di alloggio, di alimentazione, ecc.
Nelle
successive pagine verranno illustrate le
linee generali da seguire per gestire un
allevamento di “tipo” 3 (amatoriale), punto
di partenza prima di occuparsi di tipi più
complessi (tipo 1). Lo scopo è quello di
trasformare i lettori in potenziali
rapacicultori e la speranza quella che
presto si diffonda anche in Italia un
maggiore interesse verso i rapaci e tutto
ciò che ad essi è connesso.
Poiché abbiamo
già detto che in queste pagine ci occuperemo
dell’allevamento amatoriale, non è
necessario considerare il passo A della
precedente tabella. La scelta della
“tipologia” di rapace da usare avverrà di
conseguenza: per questo tipo di allevamento
useremo infatti esemplari già abituati alla
vita domestica (perché nati in cattività da
numerose generazioni). La scelta della
specie e del numero di individui è invece
una opzione dell’allevatore: guidata dai
suoi gusti ma anche dalle sue disponibilità.
Giunto a questo
punto l’allevatore dovrà prepararsi
materialmente a ricevere i soggetti e
considerare dunque l’housing (alloggiamento)
e tutte le attrezzature necessarie per
iniziare.
HOUSING
In linea
generale: se non si intende procedere alla
riproduzione e/o si vuole allevare un solo
esemplare, sarà sufficiente usare una
normale pertica da falconeria; se invece si
ha come obiettivo anche la riproduzione,
sarà necessario utilizzare una voliera
(interna o esterna).
Per quanto
riguarda le pertiche, diciamo subito che ne
esistono vari modelli, diversi per forme e
dimensioni (blocchi, pertiche, piattaforme a
muro), ma sceglieremo il modello idoneo in
funzione della specie considerata (blocchi
per i falconi e pertiche per gli Accipiter,
per es.). Si possono reperire presso i
fornitori di attrezzature da falconeria,
oppure costruirsele con le proprie mani; in
quest’ultimo caso l’unico importante fattore
da considerare sarà quello del punto di
appoggio del rapace sulla pertica che, per
evitare gravi patologie alle zampe (ascessi
plantari: bumblefoot), dovrà essere
ricoperto con un apposito materiale (erbetta
sintetica: Astroturf). Il rapace dovrà stare
legato alla pertica per mezzo del classico
sistema usato in falconeria: braccialetti,
geti, lunga che va ad agganciarsi all’
anellino sulla pertica dotato di girella per
evitare gli attorcigliamenti. E’ bene però
ricordare che un rapace non può vivere tutta
la sua vita legato alla pertica o al blocco.
Potremo tenere in pertica solo quei rapaci
che avranno ricevuto un addestramento al
volo libero e che quindi verranno fatti
volare liberi periodicamente (2-3-4 o più
volte alla settimana). Del resto è anche
inutile e causa di sofferenze tenere un
singolo esemplare in una voliera, solo per
il piacere di avere un rapace a casa. In
conclusione le scelte sono due: o una coppia
(da mettere in voliera) o un singolo
esemplare ma da addestrare al volo libero,
tutte le altre opzioni dovrebbero essere
legalmente vietate per evitare inutili
sofferenze agli animali.
Se abbiamo scelto una coppia, useremo una voliera e dovremo considerare i seguenti fattori:
Dimensioni:
come è facilmente intuibile, in questo tipo
di allevamento (amatoriale) le dimensioni
minime varieranno solo in funzione della
massa corporea della specie allevata.
Come guida si
dia un’occhiata alla seguente
tabella: <![endif]>
Struttura: può essere di vari materiali. Lo scheletro sarà in paletti di legno, metallo, o cemento. Tutta la voliera sarà in parte chiusa con pannelli in legno, metallo o plastica, in parte con rete a maglie metalliche di adatte dimensioni ( si vedano le figure e le foto seguenti).
Fig. 7. Sezione trasversale schematica della struttura di una voliera per la riproduzione in cattività di piccoli rapaci (Smerigli, Civette, Gheppi comuni e americani, Assioli ecc.) Le dimensioni sono 2mt x 2mt x 2mt. A)Parte del tetto coperta solo con rete metallica. B)Parte del tetto coperta con pannelli di legno, plastica o metallo. C)Pertiche orizzontali rivestite con Astroturf. D)Nido (scegliere la forma più adatta alla specie allevata). E)Piattaforma per il cibo con botola di accesso dall’esterno. F)Bagnetto. G)Tronco d’albero che funge da posatoio naturale. H)Roccia. I) Fondo ricoperto con 5 cm di ghiaia.
Ambiente interno: sia nelle voliere
interne che in quelle esterne, il fondo
dovrà essere ricoperto da uno strato di
ghiaia (di circa 5 cm), che dovrà essere
sostituito periodicamente. Come posatoi si useranno delle pertiche orizzontali poste a circa 1,5 mt di altezza da terra sempre rivestite con Astroturf o altro materiale idoneo (vedi fig. 9), in sostituzione o in aggiunta si potranno usare dei posatoi naturali, quali piccole rocce, tronchi e rami d’albero.
Fig. 8. Vari modelli di nidi artificiali utilizzabili per la riproduzione dei rapaci: A)Piattaforma per grossi falconi (Pellegrini, Lanari). B)Nido a coppa adatto a Sparvieri, Astori, alcune specie di gufi. C)Nido a cassetta per Gheppi americani, comuni, Civette, Assioli. D)Grosso contenitore da nido (1 mt di lato) per Gufi reali e specie affini
All’interno del locale di allevamento dovrà
essere sempre presente inoltre un sito per
il nido, scelto tra i modelli più adatti
alla specie allevata (vedi fig. 8) , una
piccola piattaforma per il cibo (a cui si
accede dall’esterno attraverso una botola)
ed un bagnetto (costituito da un piccolo
contenitore di plastica, metallo o altro
materiale) a cui si cambierà l’acqua
giornalmente; non dovranno invece essere
usati dei beverini, in quanto i rapaci
assumono dal cibo tutta l’acqua di cui hanno
bisogno ed eventualmente possono bere dal
bagnetto.
In
generale, per ciò che riguarda il clima, si
dovrà avere la precauzione di porre il
locale di allevamento o la pertica (sia
esterni che interni) in un luogo che non sia
troppo umido né troppo esposto a correnti
d’aria o ai venti dominanti della zona. Non
sarà necessaria nessuna manipolazione
artificiale del clima o al massimo si potrà
usare un lampada a raggi IR ( che produce
solo calore senza luce per evitare di
disturbare il rapace) nei casi in cui la
temperatura si abbassi troppo.
Indubbiamente la pulizia e l’igiene saranno
fondamentali (in particolar modo nel caso
dell’allevamento di animali che si nutrono
di carne); per questo si dovranno effettuare
delle pulizie ordinarie (cambio dell’acqua
del bagnetto e pulizia della mangiatoia ogni
giorno, cambio della ghiaia e pulizia delle
pertiche ogni mese) e straordinarie
(disinfettazione e pulizia completa ogni sei
mesi).
Una volta che
l’allevatore si sarà preparato a ricevere il
rapace, dovrà considerare il punto E, cioè
come procurarselo: è possibile o acquistarlo
qui in Italia presso uno dei pochi
allevatori che ci sono oppure ordinarlo
all’estero (per ulteriori informazioni
leggete le altre pagine del
sito o
contattatemi).
A questo punto,
ottenuto l’animale, non rimarrà che gestire
l’allevamento nel modo migliore. I fattori
da considerare a questo proposito sono
l’alimentazione e le eventuali tecniche
propagative.
Fig. 11. Coppia
di Astòri (Accipiter gentilis) nella voliera
di riproduzione. Notare la notevole
differenza di dimensioni tra il maschio (in
secondo piano) e la femmina (in primo piano)
che può raggiungere valori fino al 30%.
Trattandosi di
uccelli da preda la base alimentare che
useremo sarà la carne. Non è così complicato
come sembra! Dal punto di vista della
qualità dovremo avere la precauzione di
usare solo carne molto fresca; conviene
acquistarne una buona scorta e congelarla
(ma non dimenticare di farla scongelare per
tempo prima di somministrarla) ciò aiuterà
anche ad uccidere eventuali microrganismi
presenti. Anche se può sembrare strano i
prezzi non sono proibitivi: per alimentare
una coppia di Gheppi americani non
spenderemo di più che per alimentare una
buona coppia di canarini. Per i grossi
allevamenti di rapaci converrà costruirsi
degli stabulari dove allevare e riprodurre
le specie animali da usare come cibo
(quaglie, topi,ecc.). Si tratta di animali
molto domestici facilissimi da riprodurre e
che dunque possono soddisfare pienamente le
esigenze di un grosso allevamento di rapaci.
La dieta dovrà
essere varia, non bisogna limitarsi sempre
allo stesso tipo di cibo; nella tabella
seguente sono elencati i principali alimenti
da somministrare alle più comuni specie di
rapaci:
Per quanto
riguarda la quantità, l’esperienza ci
insegnerà subito quali sono le dosi più
adatte al nostro rapace; come regola
generale all’inizio si può somministrare un
eccesso di cibo e togliere immediatamente la
parte che il rapace non ha mangiato ( come
misura generale una coppia di Gheppi
consumerà una quantità massima di carne
pari a circa 1 quaglia al giorno).
Anche
nell’alimentazione l’igiene è di primaria
importanza; la carne entra subito in
putrefazione soprattutto nel periodo caldo,
e la cosa migliore da fare è togliere sempre
l’eccesso rimasto dopo l’alimentazione e
pulire bene la piattaforma del cibo ogni
giorno.
Ai rapaci
tenuti sulla pertica daremo da mangiare sul
pugno.
Tutte le specie
di rapaci ma anche molte altre specie di
uccelli producono delle borre, cioè dei
rigurgiti alimentari composti di tutte
quelle parti indigeribili che vengono
assunte con l’alimentazione (pelo, penne,
ossa ecc.). La produzione di borre nei
rapaci ha anche una importante funzione
benefica per la pulizia dell’intestino.
Somministrare sempre cibo che non può
portare alla formazione di borre è
pericolosissimo per i rapaci (per es. carne
netta di manzo), bisogna sempre alternare
questi cibi con altri che permettono la
formazione ed il rigurgito di borre (per es.
quaglie intere con tutte le penne, topi
interi con tutta la pelliccia ecc.).
Ovviamente le
esigenze alimentari dei rapaci in cattività
cambieranno sia qualitativamente che
quantitativamente nei vari periodi
dell’anno. Le temperature fredde
dell’inverno indurranno l’organismo del
rapace ad assumere più cibo per un aumentato
consumo energetico dovuto alla
termoregolazione. Allo stesso modo la muta e
la riproduzione porteranno anch’esse ad un
aumento delle esigenze alimentari dal punto
di vista quantitativo. Ma nella riproduzione
in particolare sarà importante anche
l’aspetto qualitativo dei cibi: la femmina
deve poter disporre delle proteine e dei
grassi necessari per la biosintesi del
tuorlo e dell’albume delle uova che si
accinge a deporre ma anche dei sali minerali
(soprattutto di calcio) necessari a “dotare”
queste uova di un guscio (appunto formato
per la maggior parte da carbonato di
calcio). Tenere in stretta considerazione
questi fattori aiuterà a migliorare i
risultati ottenibili nella riproduzione (per
es. deposizione di un maggior numero di uova
e migliore qualità delle uova stesse)
Fig. 12. I
rapaci notturni sono ghiottissimi di topi!
TECNICHE
PROPAGATIVE
Questa è
sicuramente la parte più bella ed
interessante della rapacicoltura: la
riproduzione.
Le tecniche che
sono state sviluppate a questo proposito
sono innumerevoli, ma ci limiteremo ad
illustrare solo le principali.
Se la coppia è
ben affiatata, entrerà in regime
riproduttivo non appena il maschio e la
femmina saranno divenuti sessualmente
maturi. Nei casi più critici, se non si
riesce ad ottenere una riproduzione
naturale, si possono usare varie complicate
tecniche per stimolare la coppia o per farla
riprodurre artificialmente, quali,
rispettivamente, la somministrazione di
ormoni riproduttivi (come il testosterone)
oppure l’inseminazione artificiale.
Fig. 13.
In quest’ultimo
caso si è giunti a tecniche molto
sofisticate per avere successo: da diversi
anni è stata sviluppata in America la
tecnica della inseminazione artificiale
cooperativa in cui sia il maschio sia la
femmina cooperano con l’allevatore, l’uno
donando volontariamente il seme, l’altra
facendosi inseminare spontaneamente e di sua
volontà; ciò grazie ad un particolare
imprinting ed addestramento che essi hanno
ricevuto, attraverso i quali entrambi
riconoscono nell’allevatore il proprio
compagno sessuale. In generale però si
tratta di tecniche molto complicate e non
adatte all’allevatore amatoriale (nel nostro
allevamento stiamo preparando delle coppie
per quest’ultimo tipo di inseminazione
artificiale e ci stiamo accorgendo di quanto
sia complesso e difficile); d’altro canto
egli non ne avrà bisogno perché utilizzerà
sempre e solo rapaci ben adattati alla vita
in cattività e che nella maggior parte dei
casi si riprodurranno spontaneamente in
maniera del tutto naturale.
Una volta
effettuate le normali parate nuziali, e
avvenute le prime copule, la femmina deporrà
le uova nel nido che l’allevatore avrà
inserito nella voliera. A questo punto si
hanno due opzioni:
-Far procedere
la coppia nel normale ciclo riproduttivo
-Utilizzare la
tecnica del “double clutching” (doppia
covata) se si vuole ottenere una progenie
più numerosa.
La tecnica
della doppia covata ha molte varianti (più o
meno complesse ed efficienti), che
permettono di fare deporre ad una sola
femmina anche fino a 14 uova a stagione. La
variante che userà l’allevatore amatoriale
sarà la più semplice (ma anche
sufficientemente redditizia); però è
necessario che egli abbia già una certa
esperienza nelle tecniche di incubazione
artificiale delle uova e di allevamento a
mano dei piccoli appena nati ( i rapaci
notturni e diurni alla nascita sono inetti e
non precoci come i galliformi, per esempio,
i cui pulcini già dal primo giorno di vita
sono capaci di camminare e mangiare
autonomamente). A questo scopo sarà
sufficiente una incubatrice del tipo
ventilato o no (“forced air” o “still air”
incubator) di piccole dimensioni ma ben
funzionante. Appena la femmina ha terminato
di deporre le uova e le sta già covando da
circa 5-6 giorni, l’ allevatore le
preleverà delicatamente dal nido e le porrà
in incubatrice alla temperatura ed umidità
più adatta alla specie (37,5 C° e 55% di
umidità relativa in media) lasciandovele per
il numero di giorni richiesto per la
schiusa (numero che varia anch’esso in
funzione della specie).
Uova appartenenti a varie specie di rapaci in una incubatrice del tipo non ventilato (“still air incubator”).
In poche parole
si sta sfruttando il principio biologico
della “covata di sostituzione” in base al
quale se, in natura, la prima covata va
persa (nel nostro caso è stata tolta) la
femmina è biologicamente capace di deporre
una seconda covata di emergenza, se
ovviamente le condizioni alimentari e
fotoperiodiche lo permettono; infatti la
nostra femmina, nel giro di qualche giorno
(anche qui il numero di giorni varia da una
specie all’altra per es. nel Falco
pellegrino dopo 15 giorni) deporrà un
secondo “set” di uova, che l’allevatore le
lascerà incubare naturalmente.
Quando sarà
passato il necessario numero di giorni, le
uova in incubatrice entreranno nella fase
del “pipping”, che può durare da 36 a 60
ore: in questa fase il pulcino inizierà a
rompere le membrane interne ed il guscio
dell’uovo per uscire aiutandosi con una
apposita protuberanza del becco, il
cosiddetto “dente del becco” che scomparirà
qualche tempo dopo la schiusa. Durante
questa fase l’uovo dovrà essere posto in un
ambiente adatto all’interno della unità di
schiusa (“hatcher”) che sarà un’altra
incubatrice tenuta ad una temperatura di 37
C° ed una umidità relativa del 60%.
Alla nascita il
pulcino è ricoperto da un fitto piumino
Fig. 16.
Alle uova della
seconda covata penseranno invece i genitori
naturali.
In tutto il
ciclo riproduttivo l’allevatore può
intervenire in svariatissimi modi per
gestire il numero e la qualità dei pulcini
prodotti; le tecniche sono innumerevoli ma
sono sconsigliate nell’allevamento
amatoriale anche perché inutili nella
maggior parte dei casi. Tanto per fare
qualche esempio, si dia un’occhiata alla
sottostante tabella:
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