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Fisiologia Muscolare
I muscoli sono
organi costituiti da tessuto contrattile, formato da elementi
allungati nella direzione della contrazione (fibre muscolari) raccolti
in fasci. I muscoli costituiscono il sistema muscolare che assieme al
sistema scheletrico, forma l'apparato locomotore. I muscoli oltre
che del movimento vero e proprio sono anche responsabili delle
variazioni di calibro dei vasi sanguigni, del battito cardiaco, della
digestione, ecc. Fondamentalmente distinguiamo tre tipi fondamentali
di muscolo, diversi oltre che per il tipo di tessuto da cui sono
costituiti, anche per la funzione svolta e la loro posizione nel corpo
dell'animale.
Muscoli striati Sono così
chiamati per le bande alterate chiare e scure visibili al microscopio.
La maggior parte di essi si inserisce sulle ossa e serve perciò a
muovere lo scheletro (muscoli scheletrici). I muscoli striati si
inseriscono nelle ossa per mezzo dei tendini, che sono dei fasci di
tessuto connettivo fibroso. La contrazione dei muscoli striati è
rapida e sotto il controllo della volontà.
Muscoli lisci Hanno una
struttura molecolare diversa. Controllano la motilità dei visceri e
dei vasi sanguigni; si contraggono lentamente ed in maniera prolungata
ma involontaria.
Muscolo cardiaco Detto anche
miocardio, è formato da tessuto simile a quello striato, ma la sua
attività è involontaria e ritmica.
Contrazione e
struttura dei muscoli La struttura di
un muscolo striato è costituita da numerose fibre muscolari, avvolte
da una membrana (sarcolemma) circondata da una guaina di tessuto
connettivo. Ogni fibra ha forma cilindrica con diametro variabile (
fino a 200 millesimi di millimetro) e lunghezza fino anche a diversi
cm. E' costituita da fasci di miofibrille, in cui il sarcomero, l'unità
contrattile del muscolo si ripete più volte. A sua volta, il
sarcomero è formato da due diversi tipi di filamenti proteici :
actina ( più sottile) e miosina ( più spessa). La contrazione
del muscolo è il risultato della contrazione dei sarcomeri
conseguente allo slittamento dei filamenti di actina fra quelli di
miosina. Lo stimolo alla contrazione arriva alle fibre muscolari da
terminazioni nervose di nervi motori, che si ramificano in modo che
ogni ramo innervi una sola fibra muscolare; si forma così una
complessa struttura detta giunzione neuro-muscolare. In breve possiamo
dire che il muscolo per funzionare ha bisogno di glicogeno (che gli
fornisce l'energia) e di ossigeno che viene fornito dal sangue, il
quale nel contempo elimina dal muscolo l'anidride carbonica e l'acido
lattico. Ma vediamo ora meglio come funzionano i muscoli durante una
prestazione atletica quale per es. il volo; questo ci aiuterà a
capire molte cose che poi potremo sfruttare a nostro favore.
MUSCOLI
DEL VOLO NEGLI UCCELLI La muscolatura del volo si può esaminare al meglio in un pollo appena scarnificato. Una volta spennata la parte inferiore dell'uccello ci troviamo di fornte alla regione pettorale, la cui muscolatura è suddivisa al centro da una cresta ossea che sarebbe la carena dello sterno (crista sterni). Questo muscolo che vediamo così in superficie è il pettorale maggiore o superficiale (musculus pectoralis major) ed è il responsabile dell'abbassamento dell'ala durante il volo attivo. A determinare invece il sollevamento dell'ala è il muscolo sopracoroideo (musculus sopracoroideus), che è uno strato muscolare più sottile, osservabile alzando il muscolo pettorale, che da un lato è inserito sulla carena e dall'altro va a finire nell'omero dell'ala. Questo muscolo ha una struttura più debole poiché alzare l'ala richiede meno energie che alzarla.
Tra gli stress ai
quali ordinariamente è esposto l’organismo nessun altro è
paragonabile per intensità a quello provocato dalle prestazioni
fisiche . Alcune di queste, in effetti, potrebbero facilmente
risultare letali se venissero continuate per tempi anche solo
leggermente più lunghi. Si consideri, come esempio, che nell'uomo,
durante una corsa di maratona il metabolismo corporeo aumenta del
2000%.
I
MUSCOLI NELL’ATTIVITA' FISICA Forza, potenza e
resistenza dei muscoli Elemento base di
ogni attività atletica è la capacità funzionale dei muscoli, cioè,
quanta forza possono sviluppare al momento dovuto, quanta potenza
possono raggiungere nella esecuzione di un lavoro, e per quanto tempo
(resistenza) possono continuare nella loro attività. La forza di un
muscolo dipende principalmente dalle sue dimensioni, per es nel
caso dell'uomo, avrà una maggiore forza muscolare l’atleta che
attraverso un adeguato programma di allenamento abbia fatto aumentare
le dimensioni dei propri muscoli. In un sollevatore di pesi di classe
mondiale, ad esempio, il muscolo quadricipite può avere una sezione
trasversa con una superficie che può raggiungere i 150 cm2,
sicché può sviluppare una forza contrattile massimale di 525 kg. La potenza
muscolare differisce dalla forza muscolare, giacchè la prima è
una misura della quantità totale di lavoro che il muscolo può
eseguire in un dato periodo di tempo. Essa è data non solo dalla
forza di contrazione ma anche dalla ampiezza di accorciamento e dal
numero di contrazioni at minuto. Si misura generalmente in
kilogrammetri (kgm) al minuto. Cosi, un muscolo che sollevi un peso di
1 kg ad una altezza di 1 m in 1 minuto, sviluppa una potenza di 1
kgm/min. Un animale è in grado di sviluppare una potenza estremamente
elevata solo per breve tempo, come ad esempio nell'uomo durante un
corsa di 100 m, oppure in uno sparviere durante un inseguimento che può
essere portato a termine entro poche decine di secondi, mentre in
prove di resistenza di lunga durata (il lento sorvolo delle albanelle,
per es.) la potenza muscolare è solo 1/4 di quella sviluppata durante
il picco iniziale. Ma ciò non significa che la prestazione atletica
di un soggetto è quattro volte maggiore durante il picco iniziale di
partenza rispetto a quella della mezz’ ora successiva, giacché il
rendimento con cui la potenza muscolare si traduce in prestazione
atletica è spesso molto minore in un’attività muscolare rapida che
non durante un’attività meno rapida ma sostenuta. La velocità
nella corsa di 100 m, ad esempio, è solo 1,75 volte più elevata di
quella della corsa di 30 minuti nonostante che la capacità di potenza
muscolare a breve termine sia quattro volte maggiore che a lungo
termine. La resistenza
dipende dalla disponibilità di sostanze nutritive per il muscolo,
soprattutto dalla quantità di glicogeno accumulata nel muscolo prima
del periodo di attività. Una dieta ricca di carboidrati fa aumentare
fortemente la resistenza, poiché permette di costituire nei muscoli
riserve di glicogeno molto più abbondanti che non una dieta mista, ad
alto contenuto di grassi, i quali in poche parole appesantiscono
inutilmente il corpo dell'animale.
Abbiamo
detto che un muscolo per lavorare efficacemente ha bisogno di energia.
Nel muscolo operano gli stessi sistemi metabolici di base di tutte le
altre parti dell’organismo. Alcuni aspetti quantitativi di tre di
essi assumono, però, grande importanza per lo studio dei limiti
dell’attività fisica. Vediamoli: Sistema
del fosfageno Adenosintrifosfato (ATP). Abbiamo visto che
questa molecola universale che si trova in tutti gli animali, è la
fonte base dell’energia per la contrazione muscolare, che ha la
seguente formula: Adenosina~P03
~P03 ~ P03 I
legami indicati con il simbolo ~ , sono legami fosforici ricchi di
energia. L’energia contenuta in ciascuno di essi è di 7300 calorie
per mole di ATP. Perciò, la rimozione del primo gruppo P03
(radicale fosforico) dalla molecola, che converte l’ATP in
adenosindifosfato (ADP), libera 7300 calorie che possono essere
utilizzate per fornire energia al processo contrattile del muscolo.
Altrettanta energia, 7300 calorie, si rende disponibile per rimozione
del secondo radicale fosforico e formazione dall’ADP di
adenosinmonofosfato (AMP). Ma la quantità di ATP presente nei
muscoli, anche di rapaci ben allenati, è sufficiente a sostenere una
potenza muscolare massimale solo per qualche secondo. E' essenziale,
perciò, che nuovo ATP venga formato continuamente, salvo che in
intervalli di pochi secondi alla volta, anche durante la prestazione
atletica del volo. Sistema
glicogeno-acido lattico Il
glicogeno immagazzinato nel muscolo può essere scisso in glucosio e
questo utilizzato poi a scopo energetico. Lo stadio iniziale di questo
processo si indica come glicolisi anaerobica perché ha luogo
interamente senza intervento di ossigeno . Ogni molecola di glucosio
viene scissa in due molecole di acido piruvico con liberazione di
energia e formazione di varie molecole di ATP. Ordinariamente
l’acido piruvico entra poi nei mitocondri delle fibre muscolari e
reagisce con l’ossigeno dando luogo alla formazione di molte altre
molecole di ATP. Quando, però, non vi è ossigeno sufficiente per
questo secondo stadio del metabolismo del glucosio (stadio
ossidativo), la massima parte dell’acido piruvico viene convertita
in acido lattico che diffonde poi all’esterno della fibra muscolare
e passa nel sangue. Gran parte del glicogeno muscolare, perciò, viene
degradato ad acido lattico e ciò porta alla formazione di
considerevoli quantità di ATP interamente senza intervento di
ossigeno. Altra proprietà del sistema glicogeno-acido lattico è che
esso è capace di formare molecole di ATP circa 2,5 volte più
rapidamente di quanto non possa il meccanismo ossidativo dei
mitocondri. Perciò, questo processo di glicolisi anaerobica può
essere utilizzato come fonte di energia rapidamente disponibile quando
siano richieste forti quantità di ATP per contrazioni muscolari di
breve o modesta durata. Sistema
aerobico Il
sistema aerobico fornisce energia mediante ossidazione di substrati
energetici nei mitocondri. Glucosio, acidi grassi e aminoacidi degli
alimenti, dopo i vari processi del metabolismo intermedio, si
combinano con l’ossigeno liberando quantità molto forti di energia
che vengono impegnate nella sintesi di ATP a partire da AMP e ADP . Dal confronto di
questo meccanismo aerobico di fornitura di energia con il sistema
glicogeno-acido lattico e con quello del fosfageno, le relative
velocità massime di generazione di potenza in termini di
utilizzazione di ATP risultano le seguenti:
E' facile, così, rilevare che
il sistema del fosfageno è quello utilizzato dal muscolo per sviluppare picchi
di potenza di pochi secondi, mentre per un’attività atletica prolungata deve
essere impegnato il sistema aerobico. In una posizione intermedia si trova il
sistema glicogeno-acido lattico, che interviene specialmente per fornire altra
potenza aggiuntiva, ma che dopo poco porta alla stanchezza muscolare (a causa
dell'accumulo di acido lattico). Sistemi energetici
impegnati nei vari tipi di volo Se
si considerano il vigore e la durata delle differenti attività sportive è
possibile valutare con sufficiente esattezza quali sistemi energetici vengono
utilizzati in ciascuna delle attività.Si dia uno sguardo alla tabella sotto:
Restauro dei sistemi
metabolici muscolari dopo l' esercizio L’energia fornita dal
metabolismo ossidativo del sistema aerobico può essere usata per ricostituire
tutti gli altri sistemi — l’ATP, la fosfocreatina ed anche il sistema
glicogeno-acido lattico. La ricostituzione del sistema
glicogeno-acido lattico comporta in primo luogo la rimozione dell’acido
lattico accumulatosi in eccesso in tutti i liquidi corporei. Ciò è molto
importante perché l’acido lattico determina fatica estrema. Restauro del sistema aerobico
dopo esercizio. Durante
i primi stadi di un’intensa attività fisica viene esaurita anche parte delle
potenzialità energetiche aerobiche del soggetto, come conseguenza di due
effetti: (1) il cosiddetto debito di ossigeno e (2) deplezione delle
riserve di glicogeno dei muscoli. Debito di ossigeno. L’organismo contiene
normalmente una quantità di ossigeno, utilizzabile per il metabalismo aerobico,
anche in mancanza dell’apporto di nuovo ossigeno con il respiro. Questa
"riserva" di ossigeno consiste delle seguenti cemponenti: (1) 1/4
(25%) nell’aria dei polmoni; (2) 1/8 (10%) come gas disciolto nei liquidi
corporei; (3) 50% in combinazione con l’emoglobina del sangue; e (4) 15 %
nelle fibre muscolari combinate con la mioglobina, una proteina simile alla
emoglobina e come questa capace di legare ossigeno. In un esercizio fisico intenso,
quasi tutta questa "riserva" di ossigeno viene utilizzata nel tempo di
qualche minuto per il metabolismo aerobico. Dopo che l’esercizio è terminato,
essa deve essere ricostituita mediante assunzione attraverso i polmoni di
ossigeno in eccesso sul fabbisogno ordinario. E' da notare che durante il
compimento di una prestazione muscolare il consumo di ossigeno aumenta anche di
verie decine di volte. Poi, dopo che l’attività è cessata, il consumo di
ossigeno del soggetto resta ancora al di sopra del normale, proprio per
ripristinare il sistema aerobico e da ciò deriva il soprafiato. Gli uccelli si
sono evoluti anche in funzione di questa notevole richiesta di ossigeno per il
volo: essi possiedono infatti i così detti sacchi aerei che permettono una
iperventilazione in grado di soddisfare tutte le esigenze dei muscoli del volo. Restauro delle riserve di
glicogeno muscolare. Il recupero da un
esaurimento delle riserve di glicogeno del muscolo è un fatto complesso, che
spesso richiede giorni, anziché secondi, minuti o ore come per il restauro dei
sistemi metabolici del fosfageno e dell’acido lattico. Si noti che con una
dieta ad alto contenuto di carboidrati si ha un completo recupero in circa 2
giorni. Invece, in soggetti a dieta ricca di grassi e/o di proteine in soggetti
a digiuno il recupero è assai scarso anche dopo ben 5 giorni.
NUTRIENTI
UTILIZZATI DURANTE L‘ATTIVITA' MUSCOLARE Anche
se sopra è stata sottolineata l’importanza della disponibilità di abbondanti
riserve di glicegeno muscolare per una prestazione atletica massimale, ciò non
vuol dire che come fonte di energia per i muscoli siano utilizzati solamente
carboidrati — ma significa semplicemente che questi sono impiegati di
preferenza. I muscoli, infatti, utilizzano a scopo energetico grandi quantità
di grassi nella forma di acidi grassi ed anche aminoacidi. Sta di
fatto che in quelle prove atletiche di resistenza che durano delle ore, anche
nelle migliori condizioni le riserve di glicogeno del muscolo finiscano con
l’esaurirsi, dopodiché l’energia per la contrazione muscolare viene fornita
da altre fonti, principalmente dai grassi. Si nota che ha massima parte
dell’energia viene tratta dai carboidrati durante i primi secondi o minuti
dell’attività fisica, mentre nella fase dell’esaurimento dal 60 all’85%
dell’energia viene ad essere ricavata dai grassi, anziché dai carboidrati. Non tutta l’energia fornita
dai carboidrati deriva dal glicogeno immagazzinato nei muscoli, infatti è
contenuto nel fegato quasi altrettanto glicogeno che nei muscoli, il quale può
essere liberato nel sangue in forma di glucosio e come tale utilizzato poi dai
muscoli a scopo energetico. In sintesi, quindi, il glicogeno
muscolare e il glucosio ematico, se disponibili, sono i nutrienti energetici di
scelta per un’intensa attività muscolare. Pur tuttavia, è prevedibile che in
una vera gara di resistenza, dopo le prime 3 o 4 ore circa, più del 50%
dell’energia richiesta sia fornita dai grassi.
Intanto dobbiamo distinguere due
principali tipi di muscolo scheletrico (striato): Muscoli rossi:
(red muscle) che sono adatti a resistere a lunghi periodi di prestazioni
muscolari e possiedono una elevata capacità di utilizzare ossigeno. Muscoli bianchi: (white
muscle) che sono invece associati a potenza e sprint ed hanno una bassa capacità
di usare ossigeno. All'interno di questa
classificazione abbiamo una ulteriore suddivisione dei muscoli in: Fibre muscolari a
contrazione rapida e a contrazione lenta Tutti
i muscoli dell’organismo umano contengono in varie percentuali fibre a
contrazione rapida (fast twich muscle fibers) e fibre a contrazione lenta (low
twich slow fibers). Il soleo, per es., ha in prevalenza fibre lente ed entra
in funzione più spesso per attività muscolari protratte dell’arto inferiore. Le differenze fondamentali tra
fibre rapide e fibre lente sono le seguenti: 1. Le fibre rapide hanno un
diametro circa due volte maggiore. 2. Gli enzimi che promuovono
rapida liberazione di energia dai sistemi energetici dell'ATP e del
glicogeno-acido lattico sono 2-3 volte più attivi nelle fibre rapide che nelle
fibre lente, cosicché le prime possono sviluppare una potenza massimale che è
all’incirca il doppio di quella delle seconde. 3. Le fibre lente sono
organizzate principalmente per attività muscolari protratte ed hanno un'alta
capacità di consumare ossigeno. Hanno molti più mitocondri delle fibre rapide
e contengono, inoltre, quantità considerevolmente maggiori di mioglobina. E'
questa una proteina analoga all’emoglobina, che è capace di combinarsi con
l’ossigeno nella fibra muscolare e, fatto ancora più importante, di
accrescere la velocità di diffusione dell’ossigeno attraverso la fibra stessa
trasferendolo da una molecola di mioglobina a quella adiacente. Inoltre, gli
enzimi del sistema metabolico aerobico sono considerevolmente più attivi nelle
fibre lente che in quelle rapide. 4. Il numero di capillari per
massa di fibre è maggiore per quelle a contrazione lenta rispetto a quelle a
contrazione rapida visto che a loro serve più ossigeno. In sintesi, le fibre rapide
possono sviluppare potenze estremamente elevate per breve tempo, da pochi
secondi a qualche minuto. Le fibre lente, invece, forniscono prestazioni
durevoli, potendo sviluppare una forza di contrazione che può essere sostenuta
per molti minuti e anche per ore. Differenze specie-specifiche
per quanto riguarda le percentuali relative di fibre rapide e di fibre lente.
In generale, per molte delle attività giornaliere, il rapace usa le fibre a
contrazione lenta, mentre quando esso è impegnato in un volo di caccia userà
principalmente le sue fibre a contrazione rapida altamente ossidative e quando
si impegna nell'inseguimento di una preda userà le fibre a contrazione rapida a
bassa capacità ossidativa. In alcune specie di rapaci prevalgono nettamente le
fibre rapide su quelle lente, mentre in altre avviene il contrario. Questo è un
fattore che in qualche misura determina le capacità atletiche delle differenti
specie. Queste differenti proporzioni, in realtà, sono determinate pressoché
interamente da fattori genetici. Le Albanelle ed i Gufi di palude hanno per es.
un'alta proporzione di fibre a rapida contrazione altamente ossidative, che
permetteranno loro di compiere lunghi voli esplorativi; gli Accipitridi invece
avranno una maggior proporzione di fibre a rapida contrazione a bassa
ossidazione che li sosterranno nei loro rapidissimi e potentissimi sprint
all'inseguimento delle prede. Tenendo allora in considerazione
quanto detto,durante le fasi di addestramento o allenamento o riabilitazione di
un rapace si dovrà operare con esercizi specifici per la caratteristica
proporzione di fibre in una determinata specie.
LA
FUNZIONE RESPIRATORIA NELL’ATTIVITÀ FISICA La respirazione nei rapaci Il sistema respiratorio degli
uccelli ha due principali funzioni: scambiare anidride carbonica di scarto con
ossigeno e termoregolare il corpo dell'animale. Gli uccelli posseggono un
apparato respiratorio ben più efficiente del nostro, infatti hanno un unico
flusso circolare di aria che entra da una estremità dei polmoni ed esce
dall'altra. Inoltre gli uccelli possiedono un complesso sistema di sacchi aerei
che si estendono in tutte le cavità corporee ed in alcuni casi anche fin dentro
le ossa (pneumatiche). Un'altra differenza con il sistema respiratorio dei
mammiferi è che gli uccelli non possiedono un diaframma ma sono i muscoli
intercostali che alzano ed abbassano lo sterno, con il conseguente effetto di
pompa di aria verso i sacchi aerei ed i polmoni. Questo processo di pompaggio di
aria verso l'interno è sincronizzato con il battito delle ali ( e quindi con il
lavoro dei muscoli del volo). Il volo è senz'altro una
prestazione fisica molto impegnativa: esso richiede una elevata temperatura
corporea ed un rapido metabolismo, dunque rispetto ai Mammiferi per es. gli
uccelli richiedono una molto maggiore quantità di ossigeno. Ciò è ottenuto
sia grazie al fatto che la loro emoglobina del sangue è due volte più
efficiente rispetto a quella dei Mammiferi, sia grazie al loro particolare
sistema respiratorio: così una Poiana comune in condizioni normali ( statiche )
ha una frequenza respiratoria di 15-30 atti al minuto, che corrisponde alla metà
rispetto a quella di un Mammifero dello stesso peso. Notiamo, prima di procedere, che
l’efficienza della funzione respiratoria è di interesse relativamente modesto
in prestazioni atletiche di "sprint" ma è un fattore di importanza
critica nelle prestazioni massimali di attività muscolari persistenti. Consumo di ossigeno e
ventilazione polmonare nell’attività fisica.
La relazione esistente tra consumo di ossigeno e ventilazione polmonare
totale a differenti gradi di attività fisica è lineare. In cifre tonde,
sia il consumo di ossigeno sia la ventilazione polmonare totale aumentano di
diverse decine di volte dallo stato di riposo ad un esercizio fisico di intensità
elevata. I limiti di ventilazione
polmonare. Va
sottolineato che normalmente il sistema respiratorio non rappresenta il
principale fattore limitante nel rifornimento di ossigeno ai muscoli in
condizioni di massimale metabolismo aerobico muscolare. Di solito un mangiare
fattore limitante è la capacità della pompa cardiaca di far affluire una
quantità sufficiente di sangue ai muscoli. Effetto dell’allenamento
sul Vo2Max.
Il simbolo Vo2Max indica la captazione di ossigeno a livello dei
polmoni, o consumo di ossigeno, in condizioni di metabolismo aerobico massimale.
Tale capacità può essere influenzata dall'allenamento che riesce a portarla al
10% in più rispetto alla media normale di un rapace non allenato e statico (per
es. in voliera). IL
SISTEMA CARDIOVASCOLARE NELL’ATTIVITÀ FISICA Flusso sanguigno dei muscoli.
La funzione
cardiovascolare nell’attività fisica è chiamata a rifornire i muscoli
dell’ossigeno e degli altri nutrienti necessari. A questo scopo il flusso
sanguigno aumenta fortemente nei muscoli in attività. Durante il volo la
capacità di trasporto del sangue può aumentare anche di 60 volte . Inoltre è
da notare che il flusso sanguigno si riduce nel corso di ciascuna delle
contrazioni. Vanno messi in rilievo due punti: 1) Il processo contrattile in
atto provoca esso stesso temporaneamente diminuzione del flusso sanguigno del
muscolo, poiché questo contraendosi cornprime i vasi sanguigni intramuscolari;
perciò, energiche contrazioni toniche inducono nel muscolo una rapida
insorgenza della fatica per il fatto che esso non riceve un sufficiente
rifornimento di ossigeno e di altri nutrienti durante lo stato di contrazione
continua. 2) Il flusso sanguigno ai
muscoli durante l’attività fisica può aumentare fortemente. Così, il flusso sanguigno nei
muscoli può aumentare fino a un massimo di circa 60 volte durante un’attività
fisica estremamente intensa. Questo aumento è dovuto per circa la metà a
dilatazione dei vasi intramuscolari provocata dagli effetti diretti
dell’aumentato metabolismo del muscolo; per l'altra metà risulta da
molteplici fattori, il più importante dei quali è probabilmente il moderato
aumento della pressione arteriosa che ha luogo nell'attività fisica, aumento
che di solito è circa di un 30%. Un aumento della pressione arteriosa del 30%,
perciò, può spesso più che raddoppiare il flusso sanguigno, un effetto che si
aggiunge al forte aumento del flusso provocato dalla vasodilatazione per la
maggiore attività metabolica. Lavoro, consumo di ossigeno
(respirazione) e gittata cardiaca durante attività fisica.
Non è una sorpresa che queste grandezze siano tutte direttamente correlate
l’una con l’altra, come è indicato dalle funzioni lineari, giacché il
lavoro dei muscoli fa aumentane il consumo di ossigeno che a sua volta fa
dilatare i vasi sanguigni muscolari, cosicché il ritorno venoso e la gittata
cardiaca aumentano. Effetti dell’allenamento
sulla massa muscolare cardiaca e sulla gittata cardiaca.
Durante l’allenamento atletico perciò, si ipertrofizzano non solo i muscoli
scheletrici ma anche il cuore. L’ingrandimento del cuore e l’aumento della
sua capacità propulsiva si verificano, però, solamente nell’allenamento
specie che praticano voli di resistenza, non negli scattisti come gli
accipitridi. Ad ogni contrazione sistolica, quindi, la quantità di sangue
pompata dal cuore può arrivare anche fino al 50% in più rispetto allo stato
stazionario o a soggetti non allenati, ma la frequenza cardiaca a riposo risulta
nel primo corrispondentemente ridotta. Il ruolo del volume-sistole e
quello della frequenza cardiaca nell’aumento della gittata cardiaca.
La frequenza cardiaca durante il volo può salire anche del 270%. Perciò,
l’aumento della gittata cardiaca durante un’attività fisica molto intensa
è sostenuto assai più dall’aumento della frequenza cardiaca che da quello
del volume-sistole. Questo normalmente raggiunge il massimo livello già quando
l’aumento della gittata cardiaca è solo alla metà del suo valore massimo:
ogni ulteriore aumento di essa perciò può aver luogo solo per aumento della
frequenza cardiaca.
CALORE
CORPOREO NELL’ATTIVITA FISICA Quasi tutta l’energia che si
libera dal metabolismo delle sostanze nutritive viene alla fine convertita in
calore. Ciò vale anche per l’energia impegnata nella contrazione muscolare,
per le seguenti ragioni. In primo luogo, nella trasformazione dell’energia
delle sostanze nutritive in lavoro muscolare il rendimento massimo, anche nelle
migliori condizioni, è solo del 20-25%, e il resto dell’energia è convertito
in calore nel corso delle reazioni chimiche intracellulari. In secondo luogo,
quasi tutta l’energia che va a produrre lavoro muscolare viene degradata anche
essa in calore corporeo. A ciò si aggiunge la normale elevata temperatura
corporea che hanno gli uccelli ( di circa 40 oC). Se ne trae la
conclusione che il loro sistema termoregolatorio deve essere estremamente
funzionale; ed in effetti lo è vista la presenza dei sacchi aerei che
permettono un rapido scambio di aria tra l'interno e l'esterno del corpo
permettendo così all'uccello di raffreddarsi sufficientemente. Ricordiamo che
gli uccelli non sudano perché non possiedono ghiandole sudoripare, al massimo
si possono verificare delle perdite di acqua evaporativa attraverso la
fluttuazione gulare nei rapaci notturni o il "panting". Pertanto, in giornate molto
calde può facilmente prodursi nel rapace in fase di volo condizionato
(addestramento, allenamento, riabilitazione) una condizione intollerabile, e a
volte anche letale, chiamata colpo di calore.
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